Come trasformare un data center statico in uno dinamico

DataStorage

Virtualizzazione e automazione sono le parole-chiave per iniettare dinamismo nel data center e ridurne i costi

I rapidi cambiamenti delle dinamiche di mercato e delle normative stanno da qualche tempo spingendo gli It manager a cercare il modo di ridurre i costi statici e il consumo di risorse dei propri data center. La trasformazione di un ambiente informatico industry-standard e statico in qualcosa di più dinamico, virtualizzato e automatizzato può certamente aiutare a diminuire i costi e accrescere l’efficienza.

I data center, soprattutto quelli basati su sistemi e software standard, sono storicamente ambienti statici: basti pensare a quanti fanno leva su server configurati per supportare un singolo sistema operativo, un sistema di gestione dei dati, un framework applicativo e un certo numero di applicazioni. Dai sistemi, poi, si accede allo storage e alla rete utilizzando una configurazione preassegnata che può essere cambiata con un set di procedure manuali pianificato con attenzione.

Come gli utenti di mainframe e di sistemi midrange di un singolo vendor hanno scoperto circa tre decenni orsono, questa impostazione statica porta a numerosi problemi e deve essere sostituita da un attento uso della virtualizzazione e dell’automazione. Sebbene l’adozione di un pensiero dinamico e adattativo sia un passo importante, è altrettanto fondamentale ricordare che le macchine fisiche (inclusi i sistemi, le reti e lo storage) devono adattarsi a tutto questo. Questa è una lezione che gli It manager dei data center classici stanno imparando in questo momento.

Come evitare l’overprovisioning

Gli attuali data center industry-standard sono spesso evoluti senza una vera pianificazione. In questo modo, ogni business unit o dipartimento ha selezionato sistemi e software in grado di soddisfare le loro specifiche esigenze e i loro flussi di business. Questo significa che la maggior parte dei data center sono diventati magazzini – qualcuno li chiamerebbe musei – per “silos di computing”. Ogni silos è stato acquistato con un occhio attento solo alle esigenze di specifici dipartimenti o business unit. Ogni silos è stato gestito con i propri tool di management (che spesso non si adattavano ad altri silos o parti di organizzazione dell’impresa).

Le business unit e i dipartimenti hanno comprato sistemi, software, storage e risorse di rete sufficienti per gestire i propri periodi di picco. Allo stesso modo, sono state implementate risorse sufficienti per gestire una ridondanza sufficiente a rendere sempre attive e disponibili le proprie soluzioni di business.

Questo approccio ha anche un effetto collaterale costoso: queste risorse spesso non sono utilizzate e aspettano i periodi di picco anche per lungo tempo. Considerando le rirorse inoperose presenti in organizzazioni complesse, si può concludere che una certa parte degli investimenti It vanno sprecati. Infatti, essi non sono disponibili per le operazioni day-to-day dell’azienda. È chiaro che questo approccio (che sembrava ragionevole e prudente solo alcuni anni fa) oggi rappresenta un lusso che molte organizzazioni non si possono più permettere.Il mercato globale sta forzando molte aziende a includere l’efficienza e un uso ottimizzato delle proprie risorse nella lista di priorità.

Come superare le problematiche dei processi manuali

Quando avvengono malfunzionamenti nei data center statici, molte organizzazioni passano a procedure manuali per capire cosa è successo. Così si isola il problema, si spostano risorse per consentire al business di funzionare, si risolve l’inconveniente e poi si ricollocano le risorse per tornare alla normale configurazione. È anche necessario far ripartire le macchine fisiche e caricare il software appropriato. La rete deve essere fatta ripartire o riconfigurata e lo stesso accade per i sistemi di storage. La velocità del processo di normalizzazione dipende pesantemente dalla capacità di rimettere in funzione i sistemi fisici.

Ognuno di questi step può richiedere una gran quantità di tempo, necessita di costosa expertise (che spesso un’azienda non ha in staff) ed è soggetta all’errore umano. Un’altra complicazione è data dal fatto che ciascun silos è basato su differenti applicazioni e framework gestionali. Questo significa che un esperto potrà essere capace di risolvere una parte di problema, ma non altre parti, che invece richiedono altre competenze.

È chiaro che i processi manuali non scalano in modo efficiente. Questo, naturalmente, è il motivo che ha spinto i data center basati su mainframe e midrange a evolvere verso l’automazione già da diverso tempo. Le aziende vogliono lavorare con un data center dinamico, che abbia la capacità di affrontare stop pianificati o improvvisi senza nessuno dei dolorosi problemi descritti fin qui.

Come evolvere verso il data center dinamico

Chi gestisce data center basati su sistemi industry-standard ha il sogno di poter superare l’ambiente statico. Per loro sarebbe di grande importanza se il data center potesse fare le seguenti sei cose, che un ambiente dinamico è in grado di fare:

1. Trovare automaticamente risorse inutilizzate, quindi sprecate, in tempo reale. Nella lista vanno inclusi sistemi, software, storage e reti.

2. Riallocare automaticamente queste risorse nell’ambito di modalità coordinate e policy-based, allo scopo di ottimizzarne l’impiego I task ad alta priorità dovrebbero essere i primi ad avere risorse.

3. Una volta riallocate, le risorse del data center dovrebbero automaticamente essere assegnate a task utili.

4. Ogni carico di lavoro dovrebbe essere fornito delle risorse necessarie, senza interferire con altri task o rallentarli.

5. Le risorse non necessarie dovrebbero essere liberate e “congelate” per risparmiare consumo di energia e dissipazione di calore. Queste risorse dovrebbero però tornare attive e assegnate a task in tempi rapidi, quando necessario.

6. Le nuove risorse dovrebbero poter essere aggiunte solo quando quelle disponibili siano realmente sature.

È chiaro che tutto deve adattarsi in tempo reale e in modo coordinato, altrimenti i problemi sarebbero solo differiti e non risolti.

Come realizzare i sogni di un data center dinamico

Negli ultimi due anni, la virtualizzazione e l’automazione dei prodotti sono diventate disponibili anche per sistemi, applicazioni e Os industry-standard. È ora possibile per un’azienda lavorare con una vista logica o virtuale delle risorse. La vista logica è spesso molto differente dalla corrente vista fisica.

Cosa significa questo realmente? Gli utenti dei sistemi possono vedere un computer singolo e fisico come se rappresentasse molti differenti sistemi che fanno girare diversi sistemi operativi e applicazioni. Oppure può essere presentata la vista di un gruppo di sistemi come se fossero una singola risorsa elaborativi. Altre tecnologie di virtualizzazione possono permettere a individui di accedere a soluzioni con dispositivi che non esistono, quando gli sviluppatori creano un’applicazione. Può essere presentata anche l’immagine di dispositivi obsoleti disponibili per l’utilizzo in un ambiente virtuale, anche se nessuno di loro è correntemente installato.

Alla fine,l’uso appropriato di questi strati di tecnologia offre alle aziende diversi vantaggi, che includono livelli superiori di scalabilità, affidabilità e prestazioni, un’agilità molto superiore rispetto a un ambiente fisico e un utilizzo più ottimale dell’hardware, del software e delle risorse di staff. Questo richiede però che i decision maker dell’It pensino al di là dei server per raggiungere obiettivi più alti.

Ci sono state molte implementazioni di successo di questo genere di virtualizzazione, utilizzando differenti fornitori. Ci sono prodotti disponibili che agiscono come un ambiente operativo per tutto il data center. Le risorse sono individuate automaticamente per rispondere agli obiettivi di livello di servizio. Gli It manager che si trovano forzati a confrontarsi con le problematiche qui menzionate dovrebbero informarsi meglio su come i prodotti di questo genere possono aiutarli a raggiungere i propri obiettivi, abbassando i costi operativi, ma potendo implementare u ambiente di data center dinamico.

Autore: ITespresso
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