Le competenze digitali più richieste

FormazioneManagement
Le competenze digitali più richieste
0 55 Non ci sono commenti

Per acquisire competenze digitali, la formazione interna è scarsa: la media è di 6,2 giornate l’anno nelle imprese ICT, 4 nella PA e solo 3 nelle aziende utenti. Le sfide per il 2016 secondo Assinform e Agid

La diffusione delle competenze digitali (e-skills) è a macchia di leopardo: varia dal 37% per la PA locale al 73% per le aziende tecnologiche, ma questo gap è un ostacolo nell’era della trasformazione digitale, secondo Assinform.

Le competenze digitali più richieste
Le competenze digitali più richieste

La formazione digitale interna è scarsa: la media è di 6,2 giornate l’anno nelle imprese ICT, 4 nella PA e solo 3 nelle aziende utenti. In primo piano sono le lauree in Informatica e Ingegneria, ma si denuncia l’assenza di una condivisione dei percorsi e degli skill che servono alle aziende più innovative. I profili più ricercati sono il Security Specialist, l’Enterprise Architect e il Business Analyst per le aziende informatiche, che li cercano per il 70% nei network professionali. Per le aziende utenti e la PA i più gettonati al primo posto sono i CIO, la ricerca avviene tramite agenzia (50%) tramite concorso pubblico. Le retribuzioni per i profili digitali sono in lieve crescita per gli impiegati (+3,6%) e in declino per dirigenti (-1,2%) e quadri (-2,9%).

Per innescare processi virtuosi di Innovazione, servono le giuste competenze, che nel nostro Paese in parte ancora latitano, sia per l’assenza di una strategia di lungo periodo che metta in comunicazione aziende e sistema formativo, sia per un digital divide ancora palese.

Aziende e PA sono consapevoli (80-90% dei rispondenti) dell’effetto della Digital transformation e dell’esigenza di adeguare le competenze digitali soprattutto alla luce delle nuove tendenze (mobile, digitalizzazione di flussi e processi, business analytics, iot, cloud computing, evoluzioni Web, pagamenti elettronici).

Il livello di copertura delle competenze (definite sulla base del sistema europeo e-Competence Framework – e-CF), misurato come simultanea presenza di tutte le componenti necessarie, spazia dal 73% delle aziende ICT al 67% delle società in house delle Regioni e Province Autonome al 48% delle aziende utenti, per poi scendere al 41% nella PA Centrale e al 37% nella PA Locale.

I profili più ricercati nelle aziende ICT sono il Security Specialist, l’Enterprise Architect, il Business Analyst. Nelle aziende utenti e nella PA sono il CIO, il Security Manager, il Database Administrator e il Digital Media Specialist, l’Enterprise Architect, il Business Information Manager, l’ICT Consultant e il Business Analyst.

I canali di reclutamento privilegiati sono per le aziende ICT il network personale-professionale (70% circa delle aziende interpellate), mentre per le aziende utenti sono le società di ricerca e selezione (più del 50% delle aziende utenti) e nella PA si adopera soprattutto il concorso pubblico (100% della PA Centrale e oltre l’80% della PA Locale).

La crescita delle competenze interne è fondata soprattutto sul training on the job (oltre il 90% degli Enti Centrali, 75% di quelli Locali, 80% delle aziende utenti, 87% delle aziende ICT). Fanno eccezione le società ICT in house di Regioni e Province Autonome, che più di tutte ricorrono a corsi di formazione, ma ciò non toglie che in generale le giornate dedicate alla formazione sono pochissime: la media è di 6,2 giornate annue pro-capite nelle aziende ICT, 4 nella PA, 3 nelle aziende utenti.

Le lauree più accreditate sono Informatica/Scienza dell’Informazione, unitamente ad altri indirizzi di Ingegneria. Sia presso le aziende del settore ICT che presso quelle della domanda, infatti, sono le lauree che rispondono meglio alle sfide che l’evoluzione digitale comporta. L’apprezzamento si attesta intorno all’80% degli intervistati. Per l’80% delle aziende informatiche serve un sistema di certificazione delle competenze tecniche.

Le retribuzioni nel settore ICT, che rappresentano uno specchio dell’andamento del mercato, sono un punto che certamente non brilla: sono infatti più basse rispetto alla media generale, soprattutto per i livelli decisionali (dirigenti -1,2%, quadri -2,9%), mentre se la cavano meglio gli impiegati (+3,6%).
Nel 2014 c’è stato qualche segnale di miglioramento: la retribuzione media nel 64% dei casi è stata superiore all’1%; nel 24% un calo tra l’1% e il 5%; nel 12% dei casi nessuna variazione sensibile. Segnali positivi, quindi, per il settore ICT, seppur rimanga indietro rispetto ad altri settori.

In tema di alternanza scuola-lavoro, la ricerca rileva che il 60% delle aziende (ICT e utenti) e degli Enti ha rapporti continuativi con il mondo accademico, finalizzati prevalentemente ad assorbire risorse già formate per attività di stage, nonché di supporto a tesi di laurea sperimentali. Poche infatti sono le realtà che partecipano ai comitati di indirizzo dei corsi di studio. I rapporti con gli Istituti Tecnici/Istituti di Istruzione Secondaria sono scarsi: solo il 27,3% delle aziende ICT e il 22% di aziende utenti ed Enti Pubblici li dichiarano.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore