Comunicazione di Filiera

Aziende

Storia di un progetto per creare un hub di comunicazione facilitando la collaborazione tra le Pmi del distretto legno-arredo di Treviso

Già altre volte dalle pagine della nostra rivista abbiamo messo l’accento sull’importanza della comunicazione di filiera, soprattutto per le Pmi che lavorano in distretti specialistici. L’esempio che vi proponiamo in questo numero rivela non solo come l’attuazione di una corretta dinamica tra i fornitori (supply chain) sia positiva, ma anche l’utilità di un’azione che superi la cosiddetta “logica di mercato”. Naturalmente non è questo il punto d’arrivo, ma un mezzo, una fase di passaggio per divulgare i benifici che la tecnologia può dare alle aziende che la adottano. La nostra storia comincia con un progetto sviluppato e finanziato da una legge Regionale del Veneto sui distretti produttivi. Il progetto, finanziato dalla Regione e dalla Camera di Commercio di Treviso, riguardava proprio l’ottimizzazione delle relazioni di Supply Chain nelle imprese del distretto del legno-arredo di Treviso. L’azione veniva sviluppata tra più attori: l’analisi dei processi e del coordinamento veniva affidata a Treviso Tecnologia, azienda speciale per l’innovazione tecnologica creata dalla Camera di Commercio di Treviso, mentre per il supporto all’analisi e la supervisione scientifica era stato coinvolto il TeDIS Center, dell’Università Internazionale di Venezia (Venice International University). A questo punto bisognava coinvolgere un partner tecnologico per lo sviluppo della piattaforma di integrazione denominata “eHUB”

La scelta cadeva su Joinet, società italiana specializzata in soluzioni per l’e-Supply Chain Management. Le motivazioni si basavano, oltre che sull’esperienza e sul know-how dei professionisti della software house italiana, anche sulla soluzione MaNeM (Manufacturing Network Manager) adottata da grandi aziende di livello mondiale che operano nel settore del mobile. Ad attrarre l’attenzione dei selezionatori era stata proprio la soluzione “on demand” fatta da Joinet, che aveva dimostrato sul campo la sua capacità nel migliorare e razionalizzare la gestione della filiera di fornitura. “La gestione dei rapporti di fornitura rappresenta per le aziende del distretto del legno-arredo, un aspetto fondamentale per mantenere il vantaggio competitivo in uno scenario sempre più globale – esordisce Michele Zanet, project manager di Joinet. La gestione efficiente delle relazioni cliente-fornitore, intesa come scambio informativo, integrazione di processo e ottimizzazione logistica, sta diventando la sola via da percorrere se si vuole affrontare la crescente competitività”. L’idea di base del progetto era del tutto innovativa e con una potenzialità d’applicazione molto interessante. Si trattava di costruire un layer tecnologico di distretto che poi poteva essere esportato in altre aree e aggregazioni di imprese. I progetti basati su marketplace, già presenti sul mercato, non erano riusciti a superare l’aspetto essenziale: un visibile ritorno economico. Il nuovo progetto, invece, puntava sul coinvolgimento diretto delle software house già attive sul territorio, valutando possibili soluzioni tecnologiche aperte già disponibili sul mercato. Più che sugli aspetti di compravendita, tipici dei “vecchi” marketplace, il progetto “eHub” è stato centrato sull’efficienza nello scambio di informazioni. Tra le varie soluzioni di Supply Chain Management è stata scelta MaNeM come piattaforma base per la sperimentazione. Si tratta di una soluzione “tagliata” sulla Pmi italiana, che non richiede alle aziende che la utilizzano investimenti in tecnologia (se non una o due giornate di sviluppo per l’estrazione dei dati), grazie all’apporto di Internet e di standard di comunicazione aperti. Joinet ha partecipato al progetto apportando il suo know-how nell’analisi e nella mappatura delle modalità d’interazione fra aziende del distretto e sulla base dei risultati ha messo a disposizione la sua piattaforma tecnologica per supportare l’integrazione delle aziende che hanno partecipato ai primi tre network basati su tre o quattro aziende e sui loro fornitori.

“Per la nostra esperienza, basata su una logica di mercato, questo progetto si presentava con una impostazione del tutto nuova – spiega Zanet. Il nostro mercato di riferimento riguarda aziende che hanno un fatturato superiore ai 100 milioni di euro e sono queste aziende a coinvolgere imprese fornitrici più piccole. Nel distretto del legno di Treviso ci siamo trovati di fronte solo a realtà medio-piccole. Non era un progetto legato al libero mercato, ma frutto di una selezione operata da Treviso Tecnologie. Questo fatto, che comunque testimoniava la bontà della nostra offerta, cambiava il nostro ruolo, da azienda di mercato a supporto tecnologico sponsorizzato da un ente no profit. La proposta che ci veniva fatta non era finalizzata al profitto di un’azienda e della sua filiera, ma a diffondere innovazione tecnologica per ottenere benefici in tutto il distretto. Una premessa che ci ha consentito di non dover affrontare in modo diretto la diffidenza delle Pmi coinvolte e di poter lavorare con loro agevolmente”. Ma quale differenza ha riscontrato rispetto alle normali relazioni “di mercato”? “Rispetto alle aziende più grandi che serviamo abitualmente – chiarisce Zanet – ho notato in primo luogo una differenza a livello manageriale: non c’era una cultura adeguata della supply chain. Un fatto che ha creato delle difficoltà nel far capire cosa si volesse fare con questo progetto. In alcuni casi è stato faticoso far passare il messaggio d’ottimizzazione dell’interscambio elettronico d’informazioni tra le aziende. Inutile nascondersi come la partita si sia giocata proprio a questo livello: riuscire a dare un messaggio corretto su quelli che sono i bisogni che si vanno a coprire. Il tutto senza banalizzare il messaggio: non si trattava di sostituire il fax, ma neanche di renderlo troppo complicato parlando di tutte le caratteristiche di una supply chain elettronica”.

Grazie alla piattaforma di Joinet ciascuna azienda interagisce e può comunicare le informazioni utilizzando i propri formati senza dover stabilire un unico “formato distrettuale dell’ordine”. In pratica viene utilizzata una sintassi standard basata su Xml, con vari livelli di integrazione (tramite gestionali, con interfaccia Web e via e-mail), che permettono di coinvolgere anche aziende non impegnate tecnologicamente. È interessante notare il valore che ha avuto il coinvolgimento delle Software House locali, che hanno sviluppato i connettori Xml per le singole aziende, semplificando l’acquisizione e la produzione dati da e verso l’esterno. Ci sono state anche difficoltà di tipo tecnologico nell’approccio con tante Pmi? “Abbiamo dovuto fare un downsize della nostra soluzione adottando metodologie semplici e preconfigurate e la soluzione che abbiamo fornito è molto standardizzata e basata su aspetti essenziali della comunicazione tra aziende: trasmissione degli ordini e conferme, richieste di modifica e strumenti di trasporto”. Un’esperienza positiva, dunque, che fino ad oggi ha rispettato i tempi e le aspettative tanto che all’orizzonte si sta profilando un’altra esperienza nel distretto con un distributore del mobile. In questo caso il rapporto di fornitura è rovesciato e riguarda le imprese produttrici. Ma in conclusione cosa ha ricavato Joinet da questa esperienza? “Molto – afferma subito Zanet – e siamo convinti che potremo replicarla anche in altri distretti. Avevamo abbandonato da tempo l’idea di lavorare con queste realtà territoriali medio-piccole, ci limitavamo a presentare la nostra offerta a grandi imprese che poi coinvolgevano le loro Pmi fornitrici. In parole povere non partivamo mai dal distretto, ma in qualche caso ci arrivavamo tramite le aziende capofila. Ora, dopo questo progetto abbiamo deciso di riaprirci all’eventualità di fare proposte di tipo distrettuale, anche perché possiamo presentare un caso di successo”.

Autore: ITespresso
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