Confindustria Digitale: Non ci sono più alibi per la svolta IT

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Confindustria Digitale invita a una svolta digitale, per superare il gap in innovazione digitale fra Italia e il resto d'Europa
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In Italia mancano 25 miliardi l’anno di investimenti in IT. Confindustria Digitale invita a una svolta digitale, per superare il gap in innovazione digitale fra Italia e il resto d’Europa

Confindustria Digitale denuncia, ancora una volta, il ritardo IT italiano. Un ritardo che si misura in 25 miliardi di euro l’anno mancanti in investimenti in Information Technology (IT). Confindustria Digitale invita tutti a una svolta digitale, per superare il gap in innovazione digitale fra Italia ed il resto d’Europa: un divario che si quantifica in 25 miliardi, dal momento che la spesa Ict italiana si ferma al 4,8% del Pil, contro una media Ue28 del 6,6%, con la Germania al 6,9%, la Francia al 7,0% e la Gran Bretagna (UK) al 9,6%.

Le potenzialità dell’Ict italiana sono evidenti: il mercato conta 600mila addetti e rappresenta un mercato di oltre 65 miliardi di euro. Ma bisogna spingere sui processi di trasformazione digitale, imprimendo un’accelerazione in modo da produrre risultati tangibili entro l’anno e generare nuove opportunità di crescita. “Nel 2015 vi sono tutti i presupposti affinché ciò avvenga” spiega una nota di Confindustria Digitale. È quanto emerso dal “Summit del settore Ict” che si è tenuto a Roma, a cui hanno preso parte oltre 200 rappresentanti di imprese e associazioni del sistema confindustriale, fra i quali il presidente Elio Catania, Cesare Avenia (Assotelecomunicazioni-Asstel), Umberto Costamagna (Assocontact), Giancarlo Grasso (Anitec), Pietro Guindani, Giorgio Mosca, Carlo Purassanta, Agostino Santoni (Assinform), Alberto Tripi, Stefano Venturi. Il Summit ha visto la partecipazione di Alessandra Poggiani, direttore generale dell’Agid che ha fatto il punto sull’avanzamento dei progetti in carico all’Agenzia, necessari per l’evoluzione dell’economia digitale.

Confindustria Digitale invita a una svolta digitale, per superare il gap in innovazione digitale fra Italia e il resto d'Europa
Confindustria Digitale invita a una svolta digitale, per superare il gap in innovazione digitale fra Italia e il resto d’Europa

La nostra strategia avrà successo – ha spiegato Catania – se riusciremo a riportare il settore Ict in crescita nel 2015, a raggiungere un rapporto Ict/Pil al 5,5% nel 2017, ad allineare la spesa in innovazione digitale alla media Ue nel 2020, anno in cui dovremmo aver centrato gli obiettivi europei sulla diffusione della banda ultralarga. Ce la dobbiamo, oggi ne esistono i presupposti: i segnali macroeconomici, una crescente sensibilità della leadership, una maggiore focalizzazione sull’esecuzione dei progetti, un clima di positiva collaborazione tra pubblico e privato, in cui spicca l’accelerazione degli investimenti nelle reti di nuova generazione da parte degli operatori di Tlc”.

Ma attenzione – ha messo le mani avanti il presidente di Confindustria Digitale – tre sono i nodi da sciogliere: una gestione coerente ed efficiente dei fondi europei disponibili per il periodo 2014-2020, il rispetto dei tempi attuativi e degli obiettivi pianificati per i progetti di digitalizzazione della Pa da ottenere attraverso una governance più forte e coerente e il completamento del quadro normativo”.

Secondo le stime di Confindustria Digitale, le risorse utilizzabili si attestano a 18 miliardi di euro in sei anni, equamente suddivisi fra fondi comunitari e nazionali: “Per l’effetto moltiplicatore dell’Ict, (significa n.d.r.) dare un contributo al Pil di circa mezzo punto l’anno – ha sottolineato Catania- “È fondamentale che queste risorse siano gestite con una programmazione coerente tra Stato e Regioni, senza dispersioni che ne sminuiscano l’impatto. Per questo la nostra proposta è di creare un «Fondo Multifondo» trasversale”.

Secondo Catania è l’ora della svolta digitale: “Il Governo si è dato una vera agenda: ora deve rispettarla. Spid, il sistema pubblico di identità digitale, Anagrafe nazionale delle persone residenti, Patto sulla sanità digitale, Piano Nazionale delle Comunità Intelligenti, iniziative digitali del piano Buona Scuola. Tutti questi progetti devono essere avviati quest’anno e il monitoraggio della loro realizzazione deve essere responsabilità diretta della Presidenza del Consiglio” .

Da una parte bisogna accorciare i tempi tra l’emanazione delle leggi e le norme attuative, dall’altra portare a compimento una serie di provvedimenti. Al primo posto, le norme tecniche indispensabili per lo sviluppo delle reti fisse e mobili di nuova generazione, quindi gli sgravi fiscali per gli investimenti infrastrutturali delle Tlc, infine gli incentivi per gli investimenti digitali delle piccole imprese. Delineare in fretta un quadro regolatorio al passo con i tempi è un fattore essenziale per promuovere le forme di co-finanziamento attraverso le partnership pubblico-private.

Non ci sono più alibi. Nel 2015 la leadership pubblica e privata deve mettere alla prova le proprie capacità di reazione alle opportunità che abbiamo di fronte, producendo un cambiamento di passo dei processi di trasformazione digitale del Paese – ha precisato Elio Catania – Se scavalliamo l’anno senza aver messo in moto questo processo, senza iniziare a vedere dei cambiamenti sul campo, non solo difficilmente riusciremo a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale per il 2020, ma avremo approfondito il gap d’innovazione che penalizza il nostro Paese e perso una fondamentale opportunità di crescita“.

Autore: ITespresso
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