Congettura di Poincaré dimostrata o no?

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Nella pubblicazione su Internet è stato modificato il titolo originale della ricerca di Martin J. Dunwoody, che ha assunto un altro significato. Un caso esemplare della differenza di base tra cultura tradizionale e informazione sul web

Il docente universitario inglese Martin J. Dunwoody avrebbe trovato la soluzione allipotesi fatta dal celebre matematico francese nei primi anni del Novecento sui cosiddetti cammini chiusi contraibili nelle superfici sferiche con differenti propriet di connessione. Ritorniamo sullargomento perch ci sono alcuni punti da chiarire. Innanzi tutto va reso atto a Dunwoody di non avere mai dichiarato di essere riuscito a dimostrare la congettura, tanto vero che il titolo originale della sua ricerca suona esattamente cos Una dimostrazione della congettura di Poincar? Bisogna per dire, con altrettanta chiarezza, che lo studioso ha sbagliato ad affidare la sua relazione a Internet, dove il punto interrogativo del titolo – estremamente importante ai fini dellinterpretazione della ricerca – andato perduto, non si sa come. Se Dunwoody avesse spedito il suo lavoro a una rivista scientifica, come si fa in genere in questi casi, lequivoco non si sarebbe certamente creato. Internet oggi una specie di oceano, affascinante e bellissimo ma per buona parte ancora inesplorato, che pu consentire di approdare a fantastiche isole del tesoro e a nuove terre lussureggianti ma che pu anche nascondere insidie micidiali sotto la superficie dellacqua. Quel punto interrogativo perduto ha infatti trasformato una tesi, probabilmente molto vicina alla verit in un assioma, che per non la stessa cosa. Da Internet alle redazioni dei giornali, il passo stato breve e lo stesso Dunwoody si trovato in una situazione che non avrebbe mai voluto. Da ricercatore vicino alla scoperta si trasformato involontariamente in scopritore, a causa di un banalissimo errore di trascrizione nella battitura di un testo. Il suo errore stato quello di non avere inviato la sua ricerca a una rivista di settore, come prescrive il Clay Mathematics Institute di Cambridge, nel Massachussets. Unaltra condizione che il prestigioso istituto pone ai fini dellassegnazione del premio da un milione di dollari riservato a chi riesce a risolvere i sette grandi problemi di matematica tuttora irrisolti (i Millenium Prize Problems) che debbano trascorrere almeno un paio danni dalla data di pubblicazione della ricerca e che in questo periodo non vengano fatte contestazioni ai risultati forniti. Purtroppo per Dunwoody, lo studioso britannico non ha ottemperato a nessuna delle due condizioni poste dallistituto americano. Se Cambridge prender per buona la pubblicazione su Internet, lautore dello studio dovr comunque aspettare due anni e lassenza di critiche ufficiali al suo lavoro per incassare lassegno da un milione di dollari. Ma questo non il punto, che invece riguarda limportanza – oggi pi vitale di ieri (Internet rapidissima e quello che va in rete fa subito il giro del mondo) – della precisione dei testi e della correttezza con cui vengono (video)scritti. Un altro punto che oggi tutti (o comunque la maggior parte delle persone che hanno a che fare con lIct) pensano a Internet come a una panacea universale. Quante volte sentiamo dire Lho trovato su Internet, come se la rete fosse una specie di bibbia infallibile? Ma Internet non una fonte di notizie, quanto piuttosto una repository dove possono esserci (attenzione non detto che debbano esserci) anche delle fonti. Per questo sosteniamo che Internet pu e deve affiancarsi ai libri e alle biblioteche tradizionali, ma non pu n potr mai sostituirli integralmente. La cultura ha bisogno di glossatori, che – per fare bene il proprio lavoro di interpreti- hanno bisogno di tempo. Esattamente il contrario dei ritmi frenetici e delle corse contro il tempo che -almeno per il momento – caratterizzano la rete.

Autore: ITespresso
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