Considerate legittime le modifiche della Playstation

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La decisione del Tribunale di Bolzano e’ stata oggetto di vivaci dispute
in ambito giuridico e riprende una controversia di carattere
internazionale.

BOLZANO. Il Tribunale per il Riesame di Bolzano con un’ordinanza del 31/12/03 ha considerato legittime le modifiche che spesso vengono apportate alla famosa console per videogiochi Playstation 2 (nell’ordinanza si parla genericamente di playstation, ma la prima versione non presentava le caratteristiche di questa seconda versione più evoluta), che consentono la lettura di programmi non originali in apparente violazione del reato di cui all’art. 171-ter, della legge 22 aprile 1941, n. 633. Davvero interessante questa ordinanza del Tribunale del Riesame di Bolzano che esamina una questione molto dibattuta, specialmente a livello internazionale, sulla natura legale delle modifiche che spesso vengono apportate alla famosa console per videogiochi Playstation 2. In realtà lo schema di protezione dei giochi della Playstation e’ diviso in due parti: una serve ad impedire la duplicazione dei CD con i comuni masterizzatori (ci sono una serie di codici di controllo nei CD, che i masterizzatori interpretano come errori correggendoli, la Playstation non trovandoli capisce che il CD e’ copiato; la seconda protezione e’ per evitare l’importazione dall’estero dei giochi, ci sono i soliti codici di controllo che rendono compatibile le consolle di una determinata nazione solo con i CD prodotti nello stesso paese. Il MOD CHIP bypassa le protezioni rendendo leggibili su tutte le consolle i CD di qualsiasi paese, sia masterizzati che ufficiali. Naturalmente una simile modifica non e’ gradita ai produttori Sony che, specie in campo internazionale hanno lanciato un attacco deciso contro queste illegittime modifiche ottenendo pero’ alterni risultati. Il caso australiano menzionato nella stessa ordinanza e’ quello di un rivenditore di PlayStation di Sydney, Eddy Stevens, accusato e denunziato dalla Sony per aver installato dei chip-decodificatori nelle console e averli venduti. Stevens si rivolse all’authority australiana per la concorrenza, che gli offri’ il proprio supporto. La Commissione australiana per la Concorrenza e i Consumatori (ACCC) si schiero’ dalla parte di Stevens in quanto, secondo l’associazione, la codificazione di giochi (e dei DVD) a livello regionale rappresenta una seria limitazione della libertà di scelta dei consumatori e della possibilità di accesso a beni dai prezzi competitivi. Secondo la Sony, invece, la codificazione regionale, in base alla quale le console vengono vendute nelle tre aree geografiche esclusive (Europa, Asia, America), servirebbe ad evitare la pirateria. In primo grado la Corte Federale australiana aveva deliberato che i possessori della console per videogiochi PlayStation prodotta e commercializzata da Sony avevano tutto il diritto di modificare i loro apparecchi per poter utilizzare e usare giochi importati o copiati. Ma poi, a seguito del ricorso in appello della società giapponese, la Corte Suprema ha stabilito che vi e’ una violazione del diritto d’autore in conformità a quanto deciso in Gran Bretagna e Canada, dove Sony ha vinto dei casi di violazione del diritto d’autore contro persone che facevano uso di chip per consentire l’utilizzo di software d’importazione o pirata.

Autore: ITespresso
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