Continua l’emorragia di manager da Twitter

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Continua l'emorragia di manager da Twitter

In un anno sono usciti da Twitter i responsabili dello sviluppo del business, media, commercio, risorse umane ed ingegneria informatica. In 12 mesi, da agosto 2015 il titolo ha bruciato il 37%. Il micro-blogging di San Francisco sembra giunto al capolinea

Twitter sembra ogni giorno di più una nave alla deriva? La domanda è lecita, dopo l’uscita di altri due top manager. A scendere dalla nave è anche il chief technology officer (CTO) Adam Messinger, che ha inviato un tweet annunciando l’intenzione di lasciare la società di San Francisco: “Dopo cinque anni ho deciso di lasciare Twitter e prendere una pausa“. Ad abbandonare il micro-blogging è anche Josh McFarland, vice president di prodotto.

Stiamo prendendo provvedimenti per snellire l’organizzazione elevando le nostre funzioni di ingegneria, di prodotto e di design, con ogni area che ora riporterà direttamente a Jack (Dorsey, il Ceo, ndr)”, ha comunicato subito dopo Twitter, per calmare le acque: “Riteniamo che questi aggiornamenti per la nostra struttura organizzativa consentiranno una maggiore disciplina nella nostra strategia di prodotto e un’esecuzione più veloce“.

Continua l'emorragia di manager da Twitter
Continua l’emorragia di manager da Twitter

In effetti, Keith Coleman, fondatore della startup Yes, appena acquisita da Twitter, diventerà il nuovo capo del product team. Ma è il terzo in meno di un anno. Inoltre il responsabile finanziario, Anthony Noto, dovrà sostituire Adam Bain, direttore operativo che si è dimesso il mese scorso.

I questo scenario, il gruppo sembra giunto al capolinea, dopo la fallita cessione. Trip Chowdhry, fondatore di Global equity research, ha affermato che Twitter è una compagnia fallita: “Il titolo non vale neppure dieci dollari”, ha sentenziato, convinto che i piani di rilancio di Jack Dorsey, impegnato a ridurre i costi, siano ormai sogni infranti e il micro-blog sia sopravvalutato. La continua fuga di manager è un segno inequivocabile, come la chiusura delle sedi, come quella di Milano che a inizio gennaio licenzierà 18 dipendenti.

In un anno sono usciti da Twitter i responsabili dello sviluppo del business, media, commercio, risorse umane ed ingegneria informatica. In 12 mesi, da agosto 2015 il titolo ha bruciato il 37%. La decisione del neoeletto presidente degli USA Donald Trump di non invitare Twitter (“troppo piccola”) al tavolo con i tech-leader della Silicon Valley, è sembrata solo la vendetta finale. La domanda da porsi è: il micro-blogging è giunto al capolinea? Vedremo dalle prossime mosse del Ceo.

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