Contro lo spam non servono leggi. Meglio l’autogestione

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Oggi e’ gia’ possibile parlare del fallimento anche delle leggi
anti-spam. L’unica soluzione sembrerebbe essere l’autogestione.

NEW YORK, USA – Se qualcuno avesse chiesto dieci anni fa a un utente americano di Internet che cosa fosse lo spam, questi avrebbe iniziato a descrivere la carne di maiale venduta in scatola. Oggi la parola e’ talmente in uso da essere pienamente identificabile nella posta commerciale indesiderata. La sua continua ed esponenziale diffusione ha fatto paura non solo all’economia internettiana, ma anche ai Legislatori di diversi paesi al mondo che sono corsi al riparo con svariate normative ad hoc. Ma oggi e’ già possibile parlare del fallimento anche delle leggi anti-spam. L’unica soluzione sembrerebbe essere l’autogestione. Infatti, le sanzioni amministrative e penali che sono state disposte dalle legislazioni di mezzo mondo non hanno sortito alcun effetto positivo. Ultimo in ordine di tempo e’ il CAN-SPAM Act americano entrato in vigore nel 2004, ma che non ha intimorito nessuno spammer. Oggi il fenomeno e’ talmente in crescita che le previsioni e gli studi sul suo sviluppo e sull’influenza che esso sta avendo sull’intero mercato della rete si aggiornano quotidianamente. E’ di questi giorni la notizia di una ricerca (condotta da un’organizzazione di consumatori, Trans-Atlantic Consumer Dialogue – TACD), la quale dimostra che il 52 per cento dei navigatori intervistati sta acquistando meno (o per nulla) su Internet, proprio a causa delle preoccupazioni e del disturbo arrecato dallo spamming. Ci si rende conto solo ora che l’unica vera soluzione allo spamming e’ quella di autogestire lo scambio delle e-mail. Non vi e’ un unico e determinato modello di autogestione, ma ve ne sono tanti quanti l’ingegno umano (e l’aiuto tecnologico) possa ideare. L’autogestione consiste fondamentalmente nel riunire attorno a un tavolo tutti coloro che vogliono uno scambio sicuro di posta e trovare una tecnica sicura per raggiungere lo scopo. Un modello di cui si e’ discusso in passato e’ quello di nominare un soggetto che si accolli la responsabilità di inoltrare correttamente un messaggio di posta al destinatario. Il corrispettivo di questo servizio consiste nel far pagare una commissione modestissima al mittente della mail. Questo tipo di organizzazione ha fatto sorridere tutti gli quegli utenti di Internet che si riconoscono in un modello di assoluta libertà e anarchia per tutto ciò che riguarda la rete. Oggi, invece, si comincia a parlarne di nuovo. E a discuterne sono due delle più grandi realtà tecnologiche dei nostri tempi: Microsoft e Yahoo!. Nessuno dei due big appena citati afferma di aver mai pagato per mandare e-mail, ma entrambi si dimostrano molto entusiasti nell’adottare un sistema del genere, al fine di evitare lo spamming. Una società della Silicon Valley propone recentemente un sistema di affrancatura e spedizione elettronica sicura della posta. La Goodmail System Inc. – questo e’ il nome della società – sta studiando un sistema per certificare e assicurare l’invio e la ricezione di posta elettronica in maniera del tutto sicura. Un soggetto che invia numerose e-mail può stipulare un accordo con Goodmail, che fornirà pacchetti di francobolli elettronici (stringhe di testo criptate) da inserire nello header di ogni messaggio. Successivamente il messaggio transiterà da quegli ISP che aderiscono al servizio (e che ricevono il pagamento di una modestissima commissione, un penny, detratta una altrettanto piccola percentuale che andrà a Goodmail). Quei mail server processeranno la e-mail direttamente al destinatario. Quest’ultimo non pagherà nulla per ricevere la posta, ma sarà tranquillo che il mittente non sarà uno spammer. (L’analisi del sistema continua nella seconda parte dell’articolo). StudioCelentano.it

Autore: ITespresso
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