Copiare Musica E’ Reato? Molti Sembrano Ancora Non Saperlo

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Nella lotta contro la pirateria non c’è solo da combattere la
distribuzionedi contenuto protetto e tutti gli eventuali artifici
compiuti per aggirarele misure di sicurezza dei cd.

SYDNEY, Australia – Nella lotta contro la pirateria non c’è solo da combattere la distribuzione di contenuto protetto e tutti gli eventuali artifici compiuti per aggirare le misure di sicurezza dei cd. E’ opportuno anche fare i conti con una forma di ignoranza che contraddistingue molti pirati musicali. Tale ignoranza riguarda tanto la conoscenza delle norme sulla protezione delle opere d’ingegno quanto quella di un principio generale degli ordinamenti giuridici della quasi totalità degli Stati del mondo: il principio secondo cui a ciascuna opera dell’ingegno creata da altri sono dovuti il rispetto che ciascuno ripone per le proprie creazioni. Questo principio di così ampia portata sembra essere disatteso con grande frequenza. Un ultimo esempio di ciò si è avuto giorni fa quando alcuni ragazzi (nella fattispecie, un trio) si dividevano fra scuola e pirateria musicale su Internet. I tre studenti, Tommy Le, Peter Tran e Charles Ng, quando non frequentavano le lezioni delle proprie università, curavano un sito web molto simile a Napster. Il sito, che si descriveva come il sito di MP3 e Windows Media Audio più cool della rete, aveva avuto più di sette milioni di accessi fra gennaio 2002 e aprile 2003. I tre ragazzi, che erano conosciuti con i soprannomi di DJ Ace, Maestro e Webmaster, si sono dichiarati colpevoli di numerose violazioni del Copyright Act, che prevede una pena massima di cinque anni di reclusione. Le autorità di giustizia locali, che conducono le indagini, hanno dichiarato che sia per Tran sia per Ng verrà richiesta la pena della reclusione, mentre Le non verrà processato. Per i due ragazzi, le accuse sono pesanti. Essi hanno distribuito all’interno del sito da loro ideato e creato collezioni di cd mixate da aspiranti Disc Jokey, create con musica di altri artisti (in totale circa 390 album e 946 singoli). Hanno prima digitalizzato i contenuti musicali (per copiare la musica sul sito stesso) e poi hanno adottato soprannomi per evitare riconoscimenti. Quando sono stati arrestati, i giovani studenti hanno dichiarato di aver creato il sito per aiutare la gente e non per profitto. Ng ha inoltre affermato di non sapere che i suoi comportamenti avessero violato le leggi sul copyright. Il magistrato incaricato di celebrare il processo a loro carico ha detto che sarà pronto a emettere sentenza già il prossimo 18 novembre. Infine, alcuni dati sui danni arrecati alle case discografiche: mentre la Polizia aveva stimato l’intera vicenda per un costo di circa 60 milioni di dollari, Michael Speck, della agenzia per le Investigazioni sulla Pirateria Musicale, ha corretto le previsioni a circa 200 milioni di dollari.

Autore: ITespresso
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