Copyright e pacchetto Telecom: la UE sfodera le sue proposte

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Copyright e pacchetto Telecom: la UE sfodera le sue proposte
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Secondo il presidente della Ceuropea Juncker, il pacchetto Telecom genererà un aumento del PIL europeo di 910 miliardi di euro e contribuirà a creare 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro. Pro e contro della proposta di direttiva del copyright nel mercato unico digitale

Finalmente l’Unione europea (UE) ha sfoderato la sua proposta di riforma del copyright a livello europeo e le nuove dichiarazioni di intenti per il pacchetto Telecom, a partire dal WiFi gratis per tutti. Dal discorso sullo stato dell’Unione del 2016 del Presidente Jean-Claude Juncker è così emerso il piano per la futura connettività europea, seguito dall’ufficializzazione della proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul copyright nel Mercato Unico Digitale, presentato dalla Commissione europea. “Abbiamo bisogno di essere connessi“, ha precisato Juncker durante la presentazione del piano, “è indispensabile sia per la nostra economia sia per i cittadini. Ed è adesso che dobbiamo investire in questa connettività“. Ma andiamo con ordine.

Copyright e pacchetto Telecom: la UE sfodera le sue proposte
Copyright e pacchetto Telecom: la UE sfodera le sue proposte

Innanzitutto, illustriamo il futuro interconnesso della UE. Il pacchetto Telecom, basato su WiFi gratis, piano per il 5G, investimenti pluri-miliardari, vuole creare posti di lavoro con l’economia digitale e spingere il PIL dell’eurozona, che finora stenta soprattutto nel Sud Europa, a causa degli scarsi investimenti infrastrutturali. Secondo Juncker, il pacchetto Tlc genererà un aumento del PIL europeo di 910 miliardi di euro e contribuirà a creare 1,3 milioni di nuovi posti di lavoro. Si parla di 500 miliardi di euro investimenti soprattutto privati entro il prossimo decennio, a cui, stando alle stime, andrebbero aggiunti altri 155 miliardi.
Sono tre gli obiettivi strategici di connettività per il 2025, emersi dal discorso sullo Stato dell’Unione per il 2016, tenuto dal presidente della Commissione Europea Juncker: l’accesso in termini di Gigabit per tutti i “principali motori socio-economici” della UE (scuole, università, centri di ricerca, servizi pubblici, ospedali eccetera); l’accesso asincrono a Internet ad almeno 100 Mbps (in downstream) in “tutte” le case di cittadini europei; “una continuità di copertura delle reti 5G” per tutte le aree urbane e le principali strade e ferrovie, con almeno una grande città in ogni Stato membro, totalmente coperta dalle reti mobile di prossima generazione.
Il nuovo piano di erogazione del WiFi gratuito, noto come WiFi4EU, assicurerà fondi alle istituzioni locali (120 milioni di euro, all’inizio), offrendo vantaggi per 6.000-8.000 comunità locali: hotspot saranno liberamente accessibili in piazze, parchi, centri ospedalieri, edifici pubblici eccetera.
Il debutto del 5G sarà coordinato nei paesi membri: avverrà nel 2020, e prevede una roadmap, che spazia dalla selezione della banda dello spettro da assegnare alle reti di prossima generazione, fino alla fase dei test.
La UE vuole inoltre istituire controlli più stringenti sulle società Over-the-top che “offrono servizi equivalenti a quelli degli operatori tradizionali” quali WhatsApp, Skype ed altri.

Passiamo ora al tema della tutela del diritto d’autore in Europa. La Commissione ha ufficializzato la proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul copyright nel Mercato Unico Digitale (single digital market).
Il Recital 34 prevede la tassa sui link, che riconosce agli editori i diritti ancillari, ovvero quelli uguali a quelli “previsti dalla Direttiva 2001/29/EC rispetto agli utenti digitali”, sulla riproduzione e la messa a disposizione del pubblico delle opere.
Il Recital 38 prevede l’obbligo per tutti gli hosting provider che danno accesso a una (generica) grande quantità di opere protette da copyright di “prevedere misure appropriate e proporzionali per assicurare la protezione delle opere e degli aventi diritto, come per esempio l’implementazione di tecnologie efficaci”.

Open Rights Group (ORG)  dito contro le norme restrittive e contro i piccoli editori: la Commissione avrebbe operato a favore delle lobby dell’industria, cercando di varare regole cyber-repressive che costringeranno aziende private a trasformarsi in cyber poliziotti del Web.
L’associazione per i diritti umani e civili EDRi parla di una )riforma in grado di contrastare il libero pensiero,itare la creatività dei cittadini e soffocare le piccole imprese europee, in linea con le critiche del Partito Pirata che definisce a direttiva retrograda.

L’Unione europea invece difende la riforma: “La direttiva sul diritto d’autore ha lo scopo rafforzare la posizione dei titolari dei diritti nella negoziazione e nella percezione di una remunerazione per lo sfruttamento online dei contenuti su piattaforme per la condivisione video quali YouTube o Dailymotion. Tali piattaforme avranno l’obbligo di utilizzare strumenti efficaci, come tecnologie per individuare automaticamente canzoni o opere audiovisive che i titolari dei diritti hanno identificato e la cui autorizzazione o eliminazione è stata concordata con le piattaforme“, riporta una nota: “Il lavoro di giornalisti, editori e autori deve essere giustamente retribuito – si legge riprendendo il discorso sullo Stato dell’Unione del Presidente Juncker – che sia svolto in una redazione o a casa, che sia diffuso offline o online, che sia pubblicato con una fotocopiatrice o con un hyperlink commerciale sul web“. E continua: “Il nuovo diritto riconosce l’importante ruolo svolto dagli editori a stampa nell’investire in contenuti giornalistici di qualità e nel crearli, che è essenziale per l’accesso dei cittadini alla conoscenza nelle nostre società democratiche. Poiché saranno giuridicamente riconosciuti per la prima volta come titolari dei diritti, si troveranno in una posizione migliore quando dovranno negoziare con i servizi online l’uso dei propri contenuti o l’accesso ad essi e saranno maggiormente in grado di combattere la pirateria“.

A favore della riforma sono i detentori di diritti e e le associazioni che li rappresentano, tra cui l’italiana FIMI, secondo cui la direttiva “tenta di affrontare e gestire il value gap: la questione più spinosa che in questo momento il settore musicale in Europa e nel mondo si trova ad affrontare“, in altre parole “l’eccessiva sproporzione esistente tra il consumo di musica nel mondo ed i ricavi che ne derivano per gli aventi diritto” rispetto al quale la proposta rappresenta “un primo passo in un lungo percorso“. Applaude l’internazionale IFPI, secondo cui “per raggiungere una crescita sostenibile, il settore musicale ha bisogno di agire a condizioni paritarie con gli altri soggetti in campo. Questo significa creare un ambiente dove le regole sul copyright sono correttamente applicate, così che i creatori e i produttori possano essere sicuri di investire“.

Autore: ITespresso
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