Copyright, l’AgCom ha l’Ok degli Usa

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La delibera dell’AgCom ha il disco verde degli Stati Uniti, preoccupati per l’alto tasso di pirateria in Italia. Contro la delibera era partita una raccolta di firme a nome di varie associazioni

La delibera dell’AgCom, sul Diritto d’Autore e contro la Pirateria, un testo che in Italia ha suscitato reazioni controverse, ha ricevuto il semaforo verde dell’Office of the United States Trade Representative (USTR). Gli Stati Uniti appoggiano l’AgCom, così come FIMI-Confindustria, in quanto l’Italia -come più volte ha fatto notare BSA – ha un alto tasso di pirateria ed è entrata nella lista da “tenere d’occhio” (watch list) dei paesi ad alto rischio di pirateria.

Anche se Fimi appoggia la deliberi, contro si sono mosse, con una raccolta firme, Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider e lo studio legale Sarzana. La Petizione online voleva chiedere una moratoria alle nuove regole per la Rete proposte dall’AgCom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni via Delibera 668/2010). Ma ora non ha solo contro Fimi, ma addirittura gli Stati Uniti, che vedono nei Garanti un freno alla lotta alla pirateria. Anzi gli Usa incoraggiano l’Italia a regolamentare l’Autorità Garante per la Privacy che oggi proibisce il monitoraggio delle reti peer to peer, come si è visto nel caso Peppermint.

Gli Usa invitano l’Italia ad approvare velocemente la delibera dell’AgCom. Secondo IIPA (International Intellectual Property Alliance), la regolamentazione proposta dall’AgCom potrebbe funzionare perché “mostra l’impegno nell’affrontare alcuni dei crescenti problemi che i detentori dei diritti affrontano online, anche se non appare preparata ad affrontare problemi connessi direttamente alla pirateria a mezzo P2P“.

L’AgCom vuole una stretta sul download illegale: un giro di vite sui siti, ma non cyber-repressione a carico degli utenti. Il testo dell’Authority, che prevede una consultazione, stabilisce un elenco di pagine illegali e la possibilità di oscuramento per chi viola la normativa sul diritto d’autore. La delibera dell’AgCom arriva come recepimento del decreto Romani sull’audiovisivo e si snoda in cinque punti. La procedura, ispirata alla normativa Usa (dove vige il Digital millennium copyright act o Dmca), parte dal detentore del copyright che potrà chiedere a un sito o a un servizio online la rimozione di un contenuto digitale che potrebbe promuovere la pirateria: sia che si tratti dell’opera (musica, film, partite, trasmissioni Tv o altro), in download o in streaming, sia che si tratti di un semplice link oppure dell’indicizzazione di un file pirata che risieda su altri siti. Dunque vale anche per motori di ricerca di file torrent (del peer-to-peer o P2p) o che pubblicano link a file in download da siti esterni Rapidshare.

Una volta trascorse 48 ore dalla richiesta il detentore di diritti può rivolgersi all’AgCom (al terzo punto). Se l’illegalità sarà accertata, l’AgCom chiederà la rimozione del file e, solo se non verrà rimosso, applicherà sanzioni. Enzo Mazza, presidente di Fimi, è comunque soddisfatto della sintesi dell’AgCom, guidata da Corrado Calabrò, in quanto il testo offre maggiori certezze e garanzie di tempestività ai detentori di diritti nella lotta alla pirateria. Il testo sarò per 60 giorni in consultazione pubblica.

I punti controversi sono diversi: l’Italia è l’unico paese che affida la materia della regolamentazione, e non solo della vigilanza, ad una autorità amministrativa, invece di discuterne in parlamento e intervenendo con lo strumento legislativo; rimane dubbio il controllo del controllore (in quanto AgCom non è autorità giudiziaria bensì amministrativa, e va sottoposta a monitoraggio se si arroga il ruolo di “sceriffo della rete“); è ambiguo il ruolo di Facebook e Google come piattaforme o Isp; gli intenti repressivi del provvedimento non vanno a tutela dei detentori di diritti.

Secondo una recente ricerca di Tera Consultants i danni della pirateria sono stati calcolati in 10 miliardi di euro. La pirateria digitale inoltre infligge perdite pari a 185 mila licenziamenti. Infine secondo uno studio di Idc, commissionato a Bsa, in Italia ridurre il tasso di pirateria software farebbe impennare il Pil: con un taglio del 10% in due anni piuttosto che in quattro, si genererebbe un incremento del 37% sia nel PIL che nelle casse dell’Erario.

Giro di vite anti pirateria per AgCom: con l'ok Usa
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Autore: ITespresso
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