Copyright, l’Europa è a un bivio

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L’Italia con il contestato Decreto Urbani ha fatto da battistrada, poi sono seguite Francia, Germania e l’anno prossimo forse la Danimarca: parliamo di diritto d’autore, la cui legislazione si sta aggiornando e inasprendo a macchia d’olio in tutta Europa

La tutela del copyright in ambito europeo pone sempre più l’accento su severe pene pecunarie, ma anche talora penali. In ballo ci sono, da un lato, il crescente mercato della musica digitale legale (mp3, suonerie eccetera), il mercato dei Video online, l’emergente IpTv, la gestione dei Drm; dall’altro lato, ci sono il Peer to peer illegale e la pirateria multimediale. Negli ultimi anni non è passato trimestre in cui Riaa e Mpaa (le potenti associazioni delle major discografiche e cinematografiche, rispettivamente) non abbiano portato avanti una nuova ondata di denunce contro i file swapper, in una crociata internazionale a difesa del diritto d’autore e contro lo scambio illecito di file e opere protette dal copyright. In questi mesi le denunce hanno superato quota 10mila, ma si tratta in realtà di numeri piccolissimi, rispetto alle cifre boom del P2p illegale: le ultime stime, per difetto, fornite da BigChampagne a gennaio 2006 hanno registrato il record assoluto di utenti collegati: quasi 10 milioni di utenti connessi contemporaneamente in tutto il mondo. Cifre da capogiro, che le Major non riescono a digerire, mentre vedono crollare le vendite di Cd a livello globale. In realtà, però, la situazione è più complessa: all’inizio le case discografiche sono state travolte dal File sharing perché non hanno saputo cogliere al volo l’evoluzione digitale del loro mercato (e sono state colpite duramente dall’esplosione del Peer to peer dell’epoca post Napster); quindi, grazie alle opportunità offerte da Apple e non solo, hanno avuto anche grosse soddisfazioni dalla Rete: la nascita di iTunes e dei music store online (oggi sempre più affiancati dall’emergente mercato dei Video store) ha generato un fiorente mercato del download legale di musica (e sempre più Video, nel prossimo futuro anche film) le cui vendite stanno ampiamente compensando le perdite nel segmento Cd e Dvd. L’arena digitale è sempre più affollata: a Apple iTunes si sono aggiunti Sony Connect, Yahoo, Microsoft, Google Video, la nuova Napseer, Real Networks e presto Amazon. Ciò nonostante, il Peer to peer continua a far paura: è uno spettro, che si aggira per l’Europa e si chiama file sharing, e sta modificando nel profondo le legislazioni europee in tema di tutela del copyright. In principio è stata l’Italia, che varò la contestata Legge Urbani. Nelle scorse settimane è seguita la Francia, che ha inasprito le multe e ha introdotto anche il carcere per combattere la pirateria multimediale, ma allo stesso tempo ha aperto un controverso contenzioso sull’interoperabilità dei Drm (Digital rights management): la legge approvata dall’Assemblea Nazionale francese rompe di fatto l’abbinamento forzato tra iTunes e iPod, e ciò ha suscitato l’ira di Apple e del Dipartimento del commercio Usa (che temono che ciò apra le porte a una “pirateria di stato”). Appena votata la nuova legislazione francese, la Danimarca ha dimostrato apprezzamento e ha messo in agenda un’analoga normativa dall’anno prossimo. Pochi giorni dopo è stata la volta della Germania che, dal primo gennaio 2007, ha introdotto il concetto di “furto digitale”, aprendo le porte del carcere ai file swapper (fino a cinque anni). Il vento della repressione anti file sharing illegale, dunque, soffia su tutta l’Unione europea e sembra puntare dritto verso rigide e severe legislazioni che puniscano in modo esemplare chi scarica file illegalmente. Dalla Legge Urbani a quella tedesca, l’Europa appare a a un bivio: adesso deve scegliere quale strada intraprendere nelle riforme nazionali della tutela del diritto d’autore. Rimane a questo punto una constatazione, dimostrata da tante ricerche sociologiche sul P2p: questi pirati, nel mirino delle normative di tanti paesi della Ue, nella vita privata sono adolescenti. Due interrogativi a questo punto sono obbligatori: l’Europa farà scattare le manette ai polsi di questi file swapper casalinghi? In secondo luogo: la legge sull’interoperabilità del Drm, fortemente voluta dalla Francia, aiuterà il mercato del download legale, o finirà al contrario per alimentare di nuovo il file sharing pirata? A queste domande dovrà rispondere nei prossimi mesi l’Europa, contagiata dalla nuova febbre del copyright nell’era dei mercati multimediali online e del P2p dilagante illegale.

Autore: ITespresso
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