Corsa contro il tempo per salvare Internet

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Vint Cerf, uno dei padri del protocollo Tcp/Ip e della Rete delle reti, Internet, insiste da tempo sull’urgenza di migrare da Ipv4 a IPv6. Ma se YouTube lo ha già fatto per tempo, molti sono rimasti alla finestra. E invece settimana prossima si esauriranno gli indirizzi Ip, in anticipo sulla data primaverile prevista. C’è chi teme IPcalypse, l’Apocalisse di Internet. E invece no: nessuno sa cosa avverrà quando verrà richiesto da qualche Registry l’ultimo pacchettone disponibile di 33 milioni di indirizzi. Il countdown di Ipv4 è su Twitter.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Se i numeri IP sono agli sgoccioli, la causa è l‘esplosiva crescita della Rete. In dieci anni si è passati da 250 milioni a due miliardi di utenti connessi. Una crescita tumultuosa che richiedeva un upgrade infrastrutturale. Vint Cerf, padre dei protocolli di rete Tcp/Ip, invita da mesi, o meglio anni, a passare a Ipv6 poiché il Web sta affrontando uno dei periodi più tumultuosi” della storia dal lancio nel 1982. L’IPv4, impiegato dal 1984, fornisce 4,3 miliardi di indirizzi, ma non sono più sufficienti.

“È tutta colpa mia. Quando abbiamo pensato al sistema degli indirizzi IP pensavamo a un esperimento. E credevamo che 4,3 miliardi di indirizzi per un esperimento bastassero” ha detto di recente Vint Cerf, oggi Internet evangelist di Google.

Utilizzato da quando Internet è diventato pubblico negli anni ‘80, Ipv4 è stato creato per gestire solo pochi miliardi di indirizzi, mentre l’ipv6 ha spazio per migliaia di miliardi. Negli anni ‘80 non era prevedibile il boom di Internet.

Il protocollo internet IPv6 serve per stare al passo con la crescita della domanda di servizi Internet. Ipv6 sarà inoltre critico per i dispositivi mobili e per la cosiddetta ‘Internet delle cose‘. Internet delle cose sarà quando “due calzini saranno dotati di sensori RFID in grado di ‘parlare’ tra loro, reagire alle condizioni ambientali e comunicare l’uno la posizione dell’altro“, grazie alla capacità di interagire autonomamente della rete di sensori. La prossima frontiera dell’advertising online e del Web.

Icann ha lanciato l’allarme da anni, ma ora chiede alle società di spostarsi urgentemente al nuovo standard ipv6 il senza più perdere tempo. L’ultima chiamata era prevista per il 2012, ma il tempo sta scadendo e l’esaurimento di indirizzi Web è dietro l’angolo: non più l’estate 2011, bensì il 2 febbraio. Che fare?

Vint Cerf, Internet evangelist di Google
Vint Cerf, Internet evangelist di Google

Potrebbe esistere un piano B: Internet a doppia velocità. The Inquirer crede che forse una soluzione sia già nell’aria, rispolverando il concetto di Internet a doppia velocità. “Da un momento all’altro verrà richiesto da qualche Registry l’ultimo pacchettone disponibile di 33 milioni di indirizzi, dopo il quale IANA entra in riserva ed è costretta dalla sua policy a dare uno degli ultimi 5 pacchetti di reti /8 ad ognuna delle 5 agenzie macroregionali mondiali” scrive The Inquirer. Sono anni che ITespresso.it (anche prima quando si chiamava VNUnet.it) ripetono che il passaggio da IPv4 a a Ipv6 è urgente. Ma ora sembra che non ci sia proprio più tempo: sarebbero proprio agli sgoccioli i pool di indirizzi IP di IANA.

Quali rischi corre la Rete così come la conosciamo? Ce lo spiega sempre The Inquirer dicendo che, con la scusa della fine dei numei Ip, in Europa si pongono le basi per differenziare gli accessi alla rete. “Se il passaggio a IPv6 non si compie decentemente e globalmente entro quest’anno, dunque, è lecito attendersi che – non potendo frenare né l’espansione né le tranches della rete già pronte per IPv6 – avremo per la prima volta aree di Internet che non si parlano fra loro, non sussistendo più la condivisione del protocollo“.

La frammentazione in due tronconi porterebbe: una parte (capace di IPv6 e IPv4), quella più “ricca” tecnologicamente rispetto all’altra; e un’altra parte meno avanzata (solo IPv4). Ciò significa che potrebbe essere la scusa finale per dare il via alla famigerata Internet 2: “in Europa i carriers (soprattutto mobili) pensano da tempo a differenziare gli accessi fra VIP e Consumers.”Ci si potrebbe allora trovare di fronte a una rete superveloce ed efficiente su cui troviamo i content providers più ricchi che pagano di più e più velocemente i carriers separata da un’altra rete su cui viaggiano le start-up, i progetti free eccetera”.

Le prove generali dello switch-off a Ipv6 erano previste il prossimo 8 giugno, ma l’accelerazione degli allarmi fa temere altri possibili scenari all’orizzonte, come quello di una Internet a doppia velocità. Internet ha di recente compiuto 40 anni ma, se non avverrà la migrazione a Ipv6, andrà incontro a un’evoluzione imprevista.

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