Corte di Giustizia UE: WiFi con password per evitare abusi

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Corte di Giustizia UE: WiFi con password per evitare abusi
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L’accesso di un hotspot dovrebbe essere identificato e protetto con una password. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia UE

La Corte di Giustizia Europea che, con sentenza C-484/14 del 15 settembre 2016, ha stabilito che la direttiva europea 98/34/CE sul commercio elettronico esclude la responsabilità dei prestatori intermediari per un’attività illecita di un terzo. Ciò significa che chi mette a disposizione il WiFi non è responsabile: l’esercente non è stato ritenuto colpevole di non aver protetto, in modo opportuno ed adeguato, l’uso della connessione offerta. In caso si download di contenuti pirata, l’esercente non può essere perseguito per violazioni alle norme sulla tutela del copyright.
Il caso nasce da una causa intentata da Sony, che aveva osservato un download illegale di un suo brano musicale. La mqajor era risalita all’indirizzo IP accusato della condivisione di un file di cui detiene i diritti. Dopo aver individuato che l’indirizzo IP apparteneva all’abbonato Tobias Mc Fadden, titolare di un locale nei pressi di Monaco di Baviera, aveva scoperto che l’attività commerciale offriva la connessione wireless ai clienti: a caricare il brano di Sony illecitamente era stato un cliente del negozio. Il sistema giudiziario tedesco aveva già stabilito la non responsabilità del titolare di una connessione WiFi nel caso di abuso da parte di terzi a sua insaputa; ma, per eliminare ogni controversia, la Germania si rivolse alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Il caso è stato esaminato dai giudici di Lussemburgo. È stato confermato che dalla direttiva europea sul commercio elettronico (2000/31/CE) discende un regime di non responsabilità per gli intermediari. Tuttavia la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (UE) ha stabilito le contromisure da adottare a favore dei detentori dei diritti: innanzitutto, l’accesso di un hotspot dovrebbe essere identificato e protetto con una password.

La sentenza esclude che il detentore dei diritti possa chiedere al prestatore di servizi un risarcimento per una violazione commessa da terzi.Inoltre, essa esclude che l’analisi del traffico, il che equivale ad imporre un obbligo di sorveglianza da parte dell’intermediario. Esclude perfino la sospensione della connessione, che limiterebbe la libertà d’impresa. Ma l’ingiunzione giusta consiste nell’obbligo di una password per fruire della connettività WiFi. Una password potrebbe dissuadere dalla possibilità di violare il diritto d’autore.

La decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea potrebbe essere accolta nel nuovo Pacchetto Telecom e nella proposta di direttiva di revisione del copyright.

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Autore: ITespresso
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