Cosa è accaduto all’hackmeeting italiano?

Sicurezza

Dalla nona edizione del ritrovo annuale delle controculture digitali è emersa
una generale insofferenza verso il Copyright, i brevetti e i diritti d’autore

La scorsa settimana avevamo dato notizia dell’approssimarsi dell’Hackmeeting09, sottolineando la mancanza, per la prima volta, di una figura storica del movimento come Raoul Chiesa. Gli hacker italiani si sono riuniti a Parma per una tre giorni di incontri, feste e dibattiti. Gli intervenuti all’evento hanno condiviso saperi e informazioni su tutto lo scibile di reti, software e computer in maniera gratuita e autogestita. L’accusa principale emersa al termine dei lavori è quella verso i produttori di hardware, software e rivenditori di servizi Internet che stanno trasformando l’era dei computer in una società della sorveglianza, dove non si sarà più liberi di disporre liberamente dei propri oggetti digitali o di muoversi nella grande rete. A ogni richiesta su un motore di ricerca si viene tracciati e i dati che produciamo nelle nostre interazioni vengono infilati dentro statistiche e database commerciali, e in questo modo ad ogni parola chiave digitata i soliti motori associano delle pubblicità ad hoc per guidarci lungo percorsi di scelta prestabiliti dagli inserzionisti. I seminari dell’evento si sono concentrati su tre questioni fondamentali di Internet e della comunicazione online: la privacy, la sicurezza, la libertà delle interazioni digitali, riconoscendole come tematiche interconnesse.

Autore: ITespresso
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