Cosa succederà al Cnipa?

Autorità e normative

Annunciata la ristrutturazione del Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione. Ma a che prezzo?

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta ha annunciato la ristrutturazione del CNIPA che dovrebbe lavorare “a progetto” sotto la supervisione del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie.

La notizia lascia, per la verita’, un po’ perplessi poiche’ “prima facie” non sembra del tutto logico limitare le funzioni del Centro Nazionale per l’Informatica in un periodo dove il Governo mira a ridurre le spese in campo pubblico. Difatti e’ notorio che uno degli obiettivi principali che si tende a realizzare con l’uso delle nuove tecnologie e’ proprio il risparmio oltre che la maggiore efficienza e trasparenza della macchina statal e e d’altro canto le ultime disposizioni “incentivanti” contenute nella legge finanziaria sull’uso del Voip e della Posta elettronica certificata ne sono un chiaro esempio. Ed allora? Cosa sta succedendo?

Delle due l’una o il Ministro ritiene che il CNIPA non sia piu’ un organo al passo con i tempi e quindi vada riformato al fine di seguire il processo di informatizzazione nel settore pubblico in maniera piu ‘ efficiente oppure si ritiene che l’innovazione tecnologica sia un obiettivo non piu’ primario (ma lo e’ mai stato?) e quindi non ha senso tenere in piedi nella sua integrita’ un ente con funzioni ormai superate.

In attesa di avere notizie piu’ precise sulla ristrutturazione del CNIPA che probabilmente saranno decisive per sciogliere questi dubbi, devo pero’ sottolineare che la seconda ipotesi sarebbe a dir poco inquietante visto che nonostante il famoso piano di e-government e principalmente il varo del codice dell’amministrazione digitale la situazione della PA dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e’ piuttosto sconfortante.

Le motivazioni sono molteplici: talune riconducibili ad aspetti di carattere normativo, altre a problematiche di carattere tecnico-organizzativo, altre ancora a questioni di carattere economico:

molte norme per quanto prevedano il rispetto di tempi ben precisi a carico di enti pubblici per l’ introduzione di strumenti innovativi non prevedono adeguate sanzioni in caso di inosservanza.

Talvolta l’introduzione di strumenti innovativi e’ dovuta ad interventi di carattere legislativo (come ad esempio disposizioni di leggi finanziarie) che sono completamente avulsi dalla realta’ organizzativa degli enti pubblici e quindi rischiano di rimanere vuote previsioni senza alcuna portata concreta.

Alcune disposizioni di carattere squisitamente tecnico come ad esempio quelle che disciplinano la firma elettronica, la dematerializzazione dei documenti cartacei risultano spesso di difficile interpretazione ed inevitabilmente le difficolta’ ermeneutiche ne pregiudicano l’applicazione.

Spesso l’introduzione di strumenti innovativi richiede un necessario adeguamento di procedure amministrative (reingegnerizzazione dei processi) che talvolta comporta inevitabili difficolta’ di carattere organizzativo.

La realta’ degli enti pubblici e’ ancora troppo variegata e spesso ci si trova di fronte a gravi sperequazioni: si passa da uffici perfettamente informatizzati ad uffici in totale stato di abbandono.

In ambito ministeriale spesso accade di trovare questi evidenti divari digitali tra uffici centrali ed uffici periferici. Non dimentichiamo che la RUPA ha avuto problemi di sviluppo anche per questi motivi.

L’alfabetizzazione informatica continua ad essere un problema ed oggi come oggi va adeguata anche all’ introduzione di nuove tecnologie.

La dirigenza pubblica continua a considerare l’innovazione come uno dei tanti problemi da affrontare e non come un nodo centrale da sciogliere.

Tale elencazione non pretende di essere esaustiva, ma appare evidente che difficilmente si potra’ completare il processo di innovazione del nostro paese se non si affrontano e risolvono questi problemi.

Credo che il Ministro Brunetta se vuole realmente mettere mano al delicato campo dell’innovazione della PA debba non solo pensare a ristrutturare, ma considerare tutti questi aspetti e principalmente rendersi conto che nella pubblica amministrazione, oggi come oggi, manca una reale coscienza dell’innovazione.

Per maggiori informazioni http://micheleiaselli.blogspot.com

[StudioCelentano.it]

Autore: ITespresso
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