Creative Commons, la nuova valenza free di Internet

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Nato nel mondo universitario, il progetto – rigorosamente no profit – si propone di mettere in contatto autori e fruitori al di fuori del copyright

Fra le tante valenze di Internet, una delle pi interessanti stata quella del free web, inteso come una specie di enorme supermarket on-line, dove era possibile acquistare/mettere in vendita di tutto articoli, brani musicali, canzoni, dossier di ricerca tecnico-scientifica, fotografie, idee, illustrazioni grafiche, monografie poesie, racconti, romanzi brevi, saggi. Un bazar, pi che un megastore, confuso e disordinato, dove buone occasioni, paccottiglia e pezzi dantiquariato (magari da restaurare) erano mixati quasi con allegria. Ogni compravendita era allinsegna della libera contrattazione e tutti potevano acquistare/barattare/prendere in prestito/vendere tutto. Con il browser, si poteva in pratica fare qualsiasi cosa bastava avere il tempo e la voglia di navigare in Rete. Ma – prima o poi – la legge e le insegne del suo potere arrivano anche nei pi sperduti villaggi di frontiera e la stella di latta dello sceriffo stabilisce leggi e regole valide per tutti, anche per gli empori. E quanto avvenuto nel free web quando il Digital Millennium Copyright Act ha messo i puntini sulle i, su richiesta di Case cinematorafiche/discografiche/editrici e di altri operatori economici del mondo della cultura. Con il Dmc Act, la Rete aveva – in un certo senso – stretto le sue maglie, attraverso la regolamentazione della produzione/distribuzione di contenuti. Anche se pu sembrare u paradosso, il Digital Act metteva (e mette) alle strette pi il consumatore di Internet che non piuttosto il raider. Se non si vogliono guai con il marshal, bisogna acquistare/vendere solamente prodotti a pagamento. Tutto il resto out, a meno che non si voglia passare dalla parte dei fuorilegge, andando a infoltire le numerose pattuglie di clonatori/hacker/pirati gi esistenti. In poche parole, il Dmc Act ha aperto ufficialmente lera del copyright e della tutela dellauthor. Internet nata in America e non c paese al mondo che tuteli meglio degli Stati Uniti i diritti della produzione intellettuale. Tanto vero che la legislazione attuale prevede la tutela dellautore scatta, per ipso facto, al momento stesso della produzione, anche se il diretto interessato non registra il proprio prodotto. Tutto ci non vieta per a un autore di mettere a disposizione di altri il proprio prodotto intellettuale oltre al diritto dautore, la Costituzione americana tutela in maniera altrettanto severa la libera iniziativa. E da questo principio che nel 2001 nata Creative Commons, uniniziativa no profit che si propone di aiutare tutti coloro che vogliono mettere la propria produzione intellettuale a disposizione di quanti possano essere interessati. Alla lettera, Creative Commons significa risorse creative, con la valenza precisa di beni liberi, disponibili gratuitamente, senza dovere pagare prezzi dacquisto o tasse duso. Le radici delliniziativa hanno una solida matrice intellettuale i padri fondatori sono professori universitari di computer science, di cyberlaw e di diritto internazionale. Attivo da qualche settimana anche sul web (www.creativecommons.org ), il progetto si propone in pratica di tenere accesa la fiaccola del free web, favorendo i contatti tra autori e consumatori (naturalmente questi ultimi non debbono essere animati da intenzioni commerciali/venali nella loro ricerca di contenuti liberamente fruibili). Per Internet, questo tuffo nel mondo universitario sembra quasi un ritorno alle origini (la Rete nata nellambiente della ricerca universitaria, per poi passare a quello delle applicazioni militari). Sar interessante seguire levoluzione di Creative Commons potrebbe diventare laltra Internet, quella del no profit.

Autore: ITespresso
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