Criptovalute a picco, ma le blockchain restano strategiche

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Bitcoin, la moneta virtuale da 14 miliardi di dollari

Dietro il tracollo delle criptovalute di queste ore ci sono le ipotesi di divieti governativi di Cina e Corea del Sud alla contrattazione, ma anche alcune defaillance delle piattaforme di scambio che hanno generato isterismi. Il futuro di blockchain non è in dubbio, ma in ambito finanziario serve tranquillizzare il banco di scambio con regole intelligenti

Si può parlare di un vero e proprio inizio settimana nero per le criptovalute. Tutte le principali si presentano a listino con quotazioni in perdita secca di oltre il dieci percento, ma con alcune variazioni davvero clamorose.
Bitcoin nel momento in cui scriviamo fa registrare un -14 percento (Bitcoin Cash addirittura -20 percento), Ethereum -19 percento e Ripple addirittura -27 percento, ma è di Bytecoin la maglia nera (-30 percento).

Un’indiscrezione Reuters riportava che il governatore della banca cinese Pan Gongsheng ha ventilato la possibilità del divieto di trading centralizzati, e la Corea del Sud ha già ipotizzato la chiusura degli scambi per legge: queste sono tra le cause più rilevanti che hanno portato gli investitori a “disfarsi” delle criptovalute nelle loro contrattazioni.

Chiudere la possibilità di trattare la compravendita di criptovalute tramite canali come Coinbase significa sostanzialmente asfissiare il mercato che ha già subito un duro colpo in Cina dove il trading dalle piattaforme di scambio più conosciute è vietato. Non solo, significa anche ricacciare il mercato delle criptovalute nel dedalo, pericoloso, dei canali alternativi, mentre già esse sono spesso identificate come monete di scambio per il cybercrime e comunque i traffici loschi.

Kraken Bitcoin Exchange – la piattaforma statunitense di scambio di criptovalute nel 2017 ha subito una serie di importanti attacchi DDoS e una serie rilevante di problemi prestazionali 

I governi difendono l’ipotesi dei propri provvedimenti con la motivazione per cui si tratta di misure volte ad evitare la speculazione. Strani ragionamenti guiderebbero in questo caso le intenzioni dei management orientali, considerato come proprio una regolamentazione adeguata alla tecnologia blockchain sarebbe il provvedimento migliore da mettere in studio.

Anche per preservarne il futuro. Al riguardo Menon, AD dell’autorità monetaria di Singapore (MAS, Monetary Authority of Singapore), auspica che la fiducia nella tecnologia resti in piedi e, appena finirà la tempesta, non esclude di pensare a una criptovaluta emessa proprio da MAS per il pubblico.  Alla fiducia di non pochi esperti si contrappone però anche chi cavalca la possibilità di buttare via il bambino con l’acqua sporca, perché ritiene che le possibilità speculative siano troppo elevate. E’ di questo avviso per esempio il governatore della Banca Centrale di un altro Paese dell’estremo oriente, l’indonesia. 

L’alta densità “tecnologica” intrinseca dietro gli scambi di criptovalute sarebbe tra gli altri fattori alla base degli scambi isterici nelle ultime ore. I tempi di conferma delle transazioni dilazionati, i blackout delle piattaforme di scambio come Kraken, servizio alla base della prezzatura dei future sui bitcoin, stanno minando alla base la fiducia in blockchain che invece è da preservare.

Se infatti in ambito finanziario ci sono equilibri e regolamentazioni ancora tutti da trovare, blockchain come sistema di disintermediazione delle certificazioni di transazioni è un sistema decisamente virtuoso per qualsiasi industry e business: in ambito Supply Chain Management, per i dipartimenti Risorse Umane, ma anche per la certificazione dei titoli scolastici, in politica per le consultazioni elettorali, e ancora si pensi in ambito sanitario alla possibilità di condividere un numero maggiore di informazioni senza perderne il controllo, per non parlare delle solite applicazioni in ambito cloud e sicurezza. Non si tratta di percorsi futuribili, ma in tanti casi di applicazioni già declinate sul campo da coraggiose startup.  

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