CRN intervista Paul Otellini

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CRN intervista Paul Otellini

Paul Otellini: Il canale è sempre stato una priorità di investimento. …Da ormai trentacinque anni, circa un terzo del nostro business passa attraverso la distribuzione. Questo elemento non è cambiato. Si tratta di un diverso tipo di prodotti, di diversi momenti nel tempo, di diversi paesi in varie parti del mondo. In ogni caso, fin dal primo giorno il canale è una parte integrante del nostro business. Quest’anno i nostri investimenti nel canale assumono due aspetti diversi. Il primo è che non intendiamo adottare un cliché, ma un ampio respiro e un’ampia portata. Stiamo entrando in altre città di tutto il mondo. inoltre, per la prima volta stiamo entrando in molti paesi dove in precedenza non eravamo presenti direttamente – ciò avvia il processo di reclutamento e inizia l’intero ciclo, che funziona così bene in quelli che adesso sono dei mercati maturi. Il secondo aspetto è rappresentato dal rafforzamento della nostra offerta nel canale in modo da ottenerne una più ampia, con una rappresentazione allargata dei prodotti Intel. All’inizio ci sono stati i desktop e cose come la memoria flash, poi le schede server e adesso i notebook. Mi sembra che si tratti semplicemente dell’evoluzione naturale, del fatto che Intel sta muovendosi verso un kit di prodotti basato sulle soluzioni, ma anche che i nostri clienti e i loro clienti ne hanno bisogno. È semplicemente un’evoluzione naturale. Per noi è importante che il canale sia in grado di commercializzare l’intera linea di prodotti Intel. Soltanto in questo modo potremo restare competitivi nel corso del tempo. CRN: Quest’anno intendete aumentare gli investimenti, ma dove sono destinati in modo specifico? A tutto il canale, oppure ci sono alcune aree specifiche? PO: Gli investimenti saranno effettuati in due aree. Si tratta di fare entrare Intel per la prima volta in una serie di città, soprattutto nei mercati emergenti dove non siamo mai entrati prima – ciò rappresenta una grossa quota del nostro programma di espansione. L’altra riguarda i prodotti. CRN: Realisticamente, quali sono le aree di crescita principali per Intel e per associazione, per il canale? PO: Come abbiamo spiegato negli ultimi anni, il nostro interesse è quello di sfruttare questa accelerazione della convergenza che sta avvenendo non solo nel nostro settore, ma anche in molti altri settori intorno a noi. Abbiamo identificato quattro aree centrali per lo sviluppo dei nostri prodotti. Una è rappresentata dalla casa digitale. L’altra è costituita dagli uffici digitali, o dalle aziende. La terza è rappresentata da quelli che chiamiamo ‘client internet mobili’: telefoni, handheld e notebook. Si tratta sempre dello stesso tipo di dispositivi. Quando sono intervenuto alla 3GSM Conference a Cannes, dove ho affermato che un telefono è esattamente come un piccolo computer. Non si tratta più unicamente della voce, ma anche dei dati, del video e di altre cose che si fanno con un computer. Non c’è nessun motivo per cui non dovremmo farci coinvolgere in questo tipo di prodotti. Successivamente, la quarta area centrale è rappresentata dalle opportunità nell’infrastruttura delle telecomunicazioni – l’infrastruttura di networking – che ha dovuto affrontare alcuni anni particolarmente duri. In ogni caso, il settore è uscito da questo periodo di sovrainvestimenti e sono convinto che la prossima serie di investimenti sarà basata sugli standard. Semplicemente, sarà più sensibile ai costi. Inoltre, rifletterà una grande elaborazione relativamente ad alcuni schemi tradizionali che abbiamo già visto in passato. Sono convinto che Intel abbia delle buone opportunità di vendere dei prodotti standard – sia basati sull’architettura Intel sia i processori di rete Intel all’interno di un’infrastruttura a blade capace di gestire l’elaborazione dei pacchetti e le applicazioni di rete. Considerando tutti questi elementi, alla domanda se siamo in presenza di una crescita nelle comunicazioni o nell’informatica, la risposta deve essere affermativa – dal momento che tutte queste piattaforme che ho appena descritto usano l’informatica e le comunicazioni come parte integrante della loro essenza. Noi ci rivolgiamo a questi mercati, piuttosto che su quanti processori saranno usati, oppure quanti chip grafici, oppure quanti chip ethernet. Vediamo la situazione in questo modo: ‘Quali sono le opportunità di vendere del silicio per tutte queste piattaforme?’. CRN: Sta incominciando un ciclo di rinnovo dei pc? PO: Non posso più definirlo così. Abbiamo vissuto tutti gli anni meravigliosi che hanno portato ad acquisti di hardware anticipati rispetto alla loro curva naturale. Se si esamina la curva di crescita naturale e la si confronta con la curva di crescita accelerata della fine degli anni Novanta e poi dal 2000 fino al 2002, risulta chiaro che c’è stata un’accelerazione. Di conseguenza, adesso è positivo che siamo ritornati a una crescita di tipo normale. Per quanto ne posso sapere, questa crescita non è pilotata da fattori estranei, ma da ciò che è effettivamente importante per le aziende: la produttività. Possiamo vedere che la gente non ha smesso di investire nell’it durante la recessione economica. Hanno semplicemente spostato gli investimenti. Bisogna pensarci: avevano delle attrezzature relativamente nuove dopo il passaggio all’anno 2000 o le svendite delle dot-com. Avevano molte nuove applicazioni che sviluppavano in-house. Tutti stavano passando a Sap, Oracle e PeopleSoft. Proprio come noi, hanno dedicato un paio d’anni alla creazione di questi sistemi. Adesso stanno incominciando a implementarli. Il migliore indicatore che posso fornire relativamente a questa situazione è rappresentato dal fatto che abbiamo avuto sei trimestri record nelle vendite di chip per i server – sei trimestri record consecutivi; in ogni caso, l’anno scorso le forniture di chip per i server sono state buone e mi sembra che ciò rifletta implementazione di queste soluzioni enterprise. Queste soluzioni enterprise porteranno a nuovi modelli di utilizzo – indipendentemente dal fatto si tratti di computer mobili che penetrano nella forza-lavoro attraverso il wi-fi e le vpn, il lavoro remoto oppure l’outsourcing, il cui intero trend dipende dalla nostra politica; il fatto è che il lavoro è effettuato altrove e le fibre ottiche legano assieme le cose in un ambiente di lavoro collaborativo che dovrà essere gestito con maggiori livelli di capacità it. Come si gestisce un ambiente di sviluppo 24×7? Bisogna disporre di attrezzature o di tool migliori. CRN: Guardando ancora un po’ nella sfera di cristallo, pensa di essere pronto per il ruolo di ceo e quali sono le sue priorità principali? PO: Tutto quello che il ceo di Intel, Craig Barrett, vuole. Siamo un’azienda top-down. Seriamente, credo che abbiamo effettuato degli investimenti incredibili negli ultimi tre anni, dal 2000 al 2003. Abbiamo investito sedici miliardi di dollari in una nuova rete di impianti in un momento in cui la gente pensava che fossimo pazzi. Adesso invece dicono: ‘Questa è stata la scommessa più azzeccata nella storia dell’informatica’. Ci ha consentito di ottenere un patrimonio senza paragoni. Dobbiamo tuttavia capire come sfruttarlo: come usare questa rete di impianti per ottenere più prodotti, dei prodotti interessanti, ridurre i costi, migliorare le nostre capacità nel mercato e, speriamo, anche portare dei benefici all’azienda. CRN: La natura del business sta spostandosi di più verso le soluzioni. Tutto ciò ha delle implicazioni per Intel e per il suo canale: cambia la natura del canale, cambiano le persone che portate al suo interno, oppure cambia il modo in cui vi avvicinate al canale? PO: Sì, ma questo cambiamento è stato avviato cinque anni fa. Alla fine degli anni Novanta stavamo esaminando l’ambiente per l’enterprise computing: era il periodo in cui Sun era il ‘dot’ nel ‘dot-com’. Ciò che Sun ha fatto in modo veramente eccezionale è stato creare attorno a sé quello che adesso potremmo chiamare un ecosistema, indipendentemente dal fatto che fosse basato su Java, sulle applicazioni, oppure sulla collaborazione con Oracle, Bea e tutto il resto. Avevano una soluzione totale molto valida, che non è stata replicata facilmente sul lato pc. Certamente nel settore enterprise computing c’erano delle aziende che offrivano delle cose simili, ma era Sun ad avere più slancio. Di conseguenza, quello che abbiamo fatto noi – dopo avere analizzato come creavano le loro soluzioni e come hanno creato i loro ecosistemi – è stato replicare buona parte di questi aspetti. Ritengo che molto di ciò che Intel è oggi – nel canale, nella nostra capacità di arrivare sul mercato, nel modo in cui vendiamo alle grandi aziende, nel modo in cui ci rivolgiamo alle piccole aziende – sia proprio una conseguenza di questa decisione. Abbiamo migliaia di software engineer che aiutano a ottenere delle soluzioni, a ottimizzare su Intel uno stack di soluzioni. Noi non vendiamo del software applicativo. Comunque, abbiamo migliaia di ingegneri che aiutano altre persone a mettere a punto il loro software, per ottenere uno stack completo. Ciò vale soprattutto per l’Itanium. Qual è l’utilità di un server Itanium se non si ha a disposizione uno stack che esegue l’intero Sap, l’intero Oracle, l’intero PeopleSoft, o qualsiasi altra cosa che bisogna eseguire? Di conseguenza, se non altro ritengo che il canale possa trarre vantaggio da gran parte di questo pesante lifting. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di rendere tutto ciò non esattamente pacchettizzato, ma più vicino alla condizione di pacchettizzato rispetto a quanto lo fosse in precedenza.Di conseguenza, tutto questo funziona. Le cose vengono portate sulle piattaforme e funzionano. È proprio qui che entra in scena il canale. CRN: L’emergenza e la crescita continua di Linux hanno portato a Intel una crescita incrementale, oppure i sistemi Intel su cui gira Linux stanno semplicemente soppiantando altri sistemi Intel? PO: No. I nostri dati indicano che, in gran parte, i server Intel-Linux che vengono implementati soppiantano dei server Risc-Unix. CRN: Di conseguenza, qual è la principale minaccia competitiva per Intel nelle previsioni per quest’anno e forse anche per l’anno prossimo? PO: Probabilmente è la stessa che abbiamo sempre in cima alla nostra lista: l’esecuzione del nostro modello di business che ci impone di rimpiazzare ogni anno l’intera linea di prodotti. Dobbiamo passare alla prossima generazione per essere in grado di trarre vantaggio da ciò che offre e mantenere in movimento il nostro modello di business. Ciò diventa sempre più difficile con le dimensioni in corrispondenza delle quali stiamo muovendoci adesso – per esempio, quando si creano tre impianti da 300 mm e 90 nm per volta e si passa da zero a dieci milioni di unità su un nuovo impianto, su una nuova linea di prodotti; di conseguenza, deve essere perfetto. CRN: Allora, quando vi trovate in una situazione come quella che avete dovuto affrontare con il Dothan, il cui lancio sul mercato è stato ritardato, quante opportunità vanno perdute? PO: Non credo che abbiamo perso delle opportunità commerciali soltanto perché lo abbiamo rimandato di un trimestre. Mi sembra che l’opportunità fosse che avremmo potuto iniziare un po’ prima e incominciare a utilizzare quell’impianto. Invece, abbiamo deciso che la richiesta del prodotto non era al livello degli standard per la produzione a volumi elevati. La funzionalità era molto valida. Di conseguenza, abbiamo deciso di usare quei wafer start per il Prescott. Con questa decisione non abbiamo sprecato nessun wafer start e siamo stati in grado di soddisfare tutte le richieste di Dothan con il Banias. Adesso le richieste di Dothan stanno crescendo e noi aumenteremo la produzione. È stata più una decisione relativa all’allocazione delle risorse che una decisione a livello di prodotti. La situazione sarebbe stata diversa se il Banias fosse stato più avanti nel suo ciclo di vita e avessimo dovuto ottenere un aumento delle prestazioni o qualcosa di simile, invece era un prodotto ancora giovane. CRN: Intel ha recentemente comunicato l’intenzione di fornire delle estensioni a 64 bit per lo Xeon. Al lancio dell’Opteron, Amd ha pubblicizzato il fattore relativo alla compatibilità all’indietro. È ancora da dimostrare se questi processori vengano effettivamente venduti per questioni legate alla compatibilità all’indietro. PO: Sì, per definizione. Nessuno usa del codice a 64 bit. Di conseguenza, tutto viene eseguito nello spazio a 32 bit, giusto? È disponibile un kernel Linux compatibile con i 64 bit, ma per quanto ne so non esiste nessuna applicazione – a meno che venga sviluppata internamente da qualcuno. Microsoft sta appena uscendo dalla fase beta. In ogni caso, è evidente che noi non ci siamo semplicemente detti una settimana prima dell’Idf: ‘Accidenti, mettiamo le estensioni a 64 bit nel Prescott e nel Nocona’. Si tratta ovviamente di un lavoro durato diversi anni. La nostra conoscenza delle estensioni e di come muoverci, come estendere l’architettura Intel da quattro, a otto, 16, 32 e 64 bit è piuttosto buona. Lei può immaginare che sappiamo che cosa stiamo facendo e forse potremmo avere qualche proprietà intellettuale in questo settore. Diciamo semplicemente che non avremo nessun problema quando sarà disponibile il software, per sfruttare i 64 bit, dal momento che noi ci saremo. CRN: Allora, quando ci sarete e quando si potrà parlare di questo livello di scalabilità, quale sarà il mercato? PO: È sbagliato chiamarlo computing enterprise di fascia alta, computing a 64 bit… I fattori sono molti altri, al di là del semplice numero di bit. Anche l’architettura dell’estensione – né le nostre né le macchine delle altre aziende sono delle complete macchine a 64 bit come lo era l’Alpha, oppure come lo è l’Itanium. In ogni caso, ci sono le estensioni e l’indirizzabilità a 64 bit. Gli attributi nel computing enterprise sono le classiche cose a livello Ras. Si tratta della capacità di scalare verso l’alto. Si tratta dell’abilità di eseguire questo codice in modo affidabile ed eseguire realmente tutta la pletora di applicazioni. Mi sembra che le estensioni siano molto più utili nella fascia bassa della linea di prodotti – i prodotti scale-out – come gli ambienti del clustering, le applicazioni che potranno trarre vantaggio dall’indirizzabilità della memoria – come le applicazioni scientifiche o il supercomputing. In ogni caso, anche qui è importante la virgola mobile. Di conseguenza, nel caso di un’applicazione intensiva a virgola mobile, l’Itanium è destinato a vincere rispetto a tutti gli altri processori disponibili – nostri e dei concorrenti. Alla fine tutto dipende da ‘Qual è l’applicazione?’. Abbiamo tracciato un grafico delle applicazioni pc, le applicazioni desktop, in termini di requisiti di memoria nel corso della storia del pc. Adesso non mi ricordo il numero esatto, ma c’è una crescita di circa 100 Mbyte all’anno, o un valore simile. Se guardiamo dove attualmente siano, il maggior numero di applicazioni in termini di necessità di indirizzare più di 4 Gbyte di memoria, possiamo dire che non ci arriveremo fino al 2008 o al 2009. A quell’epoca il costo della memoria sarà sceso quanto basta per potersi permettere queste quantità di Ram, mentre oggi 4 Gbyte avrebbero un costo superiore di tre volte a quello dell’intero computer. Di conseguenza, sono convinto che ci sia una curva naturale nelle transizioni da 8 a 16 bit e da 16 a 32 bit – nella transizione verso i 32 bit, il software ha impiegato cinque anni per mettersi alla pari dopo il cambiamento del microprocessore. Probabilmente dovremo affrontare anche adesso lo stesso tipo di transizione.

Autore: ITespresso
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