Crolla il mercato dei Cd. Colpa della Siae?

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I produttori di supporti si sono allora riuniti in associazione con l’intenzione di dare battaglia

Tempi duri per i Cd vergini: le loro vendite sono drammaticamente crollate in Italia del 60%. Nel primo trimestre del 2004 sono infatti stati venduti 32 milioni di pezzi contro i 60 milioni dello stesso periodo del 2003. Alle audio e videocassette non è andata meglio: il mercato si è dimezzato e si prevede in breve tempo una sparizione dei prodotti. Anche i Dvd hanno cominciato a risentire della situazione con un calo del 35% rispetto al trimestre precedente. Sono i dati di Asmi, l’associazione di categoria che riunisce i principali produttori di supporti per la riproduzione, dalle audiocassette ai Dvd. La ragione di questa disfatta, secondo l’associazione, è da ricercare nel recepimento della direttiva 2001/29/Ce, sul diritto d’autore e i diritti connessi nella società dell’informazione, che ha dato vita al decreto legislativo n.68/2003. In pratica sono aumentati i contributi da versare alla Siae per la copia privata, cosa che ha portato a un aumento del prezzo di vendita dei supporti vergini dell’80-100%. “Il contributo da versare alla Siae è passato dal 3% di una volta a cifre decisamente fuori mercato: si parla di 30 centesimi per un Cd e di 70 centesimi per un Dvd”, spiega Riccardo Bologna, amministratore delegato di Tx Italia. “Se si considera che il prezzo di produzione di un Cd audio si aggira sui 20-30 centesimi è evidente come il “contributo” uguagli o addirittura superi il valore del prodotto. E a questo va aggiunta l’Iva. Noi abbiamo compresso i margini, abbiamo rinunciato al 20% del profitto e anche di più, ma, come evidenziano i dati di mercato, non è bastato. Nel nostro Paese è crollato il mercato dei cd vergini, mentre nel resto dell’Europa si è avuto un incremento del 10-15%, con picchi decisamente più alti nei Paesi che confinano con l’Italia”. Nelle altre nazioni infatti il recepimento della direttiva è stato parzialmente indolore, il prezzo dei Cd è quindi notevolmente più basso e siccome la legislazione italiana permette l’importazione, le conseguenze sono immaginabili. “L’introduzione di un compenso che supera in alcuni casi il valore del bene ceduto ha portato a una elevata illegalità, intesa come prodotto importato da altri Paesi europei o da paesi extracomunitari e immesso sul mercato senza l’applicazione del contributo ed evadendo anche l’Iva che al contributo è collegata”, specifica Manlio Orioli, Amministratore Delegato di Imation. “È un business più vantaggioso del contrabbando di sigarette per gli importatori, rincara accorato Bologna. Quasi tutte le aziende che hanno bisogno di grandi quantitativi di Cd comprano all’estero e perfino i ministeri lo fanno”. “Oltre a chi compra per i propri bisogni ci sono anche una serie di importatori che sarebbero tenuti a pagare la Siae, al momento della prima vendita, ma che in realtà non corrispondono il compenso, evadendo contemporaneamente l’Iva”, approfondisce Mauro Santi, presidente di Asmi e Amministratore Delegato di Verbatim. D’altra parte la Siae non ha sviluppato i controlli necessari per impedire queste vendite illegali. Tale situazione ha già portato al licenziamento di centinaia di persone, mentre il danno per l’erario dovuto all’evasione dell’Iva è calcolato in alcune decine di milioni di euro. Di questo passo anche gli introiti della Siae sono destinati a ridursi drasticamente”. Nel caso dei Dvd il contributo sale a 70 centesimi, più o meno il costo del prodotto. “In questo caso per il momento stiamo compensando con il progressivo calo di prezzo. Ma questo ci porterà alla situazione paradossale di un contributo che costerà più dello stesso prodotto, perché i costi dei Dvd stanno scendendo rapidamente. Ciò significa ammazzare un mercato che in Italia dà lavoro a circa 5mila persone, e penalizzare fortemente chi agisce correttamente e che, pagando il contributo, rischia di finire fuori mercato. È un atteggiamento miope da parte della Siae che quest’anno ha incamerato 30-40 volte la cifra dell’anno scorso, ma che nel futuro potrebbe ricevere molto di meno”. Quello che viene chiamato “equo compenso sulla copia privata” si applica però non solo ai supporti vergini, ma anche ai lettori di Cd o ai videoregistratori, al software di masterizzazione, al Cd originale, una tassa quindi che il consumatore si troverebbe a pagare quattro volte. Nel caso dell’hardware, come i lettori Dvd o i videoregistratori, la Siae si è limitata a imporre un contributo del 3%. La direttiva consigliava agli stati membri di aprire una trattativa per stabilire l’equo compenso, l’Asmi lamenta però come questo suggerimento sia rimasto inascoltato. “La nostra preoccupazione – dichiara Mauro Santi – è che nonostante i tanti campanelli di allarme non si sia ancora provveduto ad aprire un tavolo di confronto serio e costruttivo per analizzare, cifre alla mano, fenomeni importanti come lo spostamento dal mercato legale all’evasione. Altri fenomeni come il downloading hanno recentemente occupato largo spazio e aggravato una situazione già precaria. Vogliamo cambiare questo stato di cose che penalizza fortemente il mondo dell’It”. Cosa vorrebbero allora i produttori di Cd e Dvd? “Sicuramente una riduzione consistente del compenso, unita a maggiori controlli sul mercato da parte della Siae e a un’armonizzazione del livello dei compensi in Europa porterebbe a una maggiore legalità”, suggerisce Orioli. “Non si può stabilire un compenso fisso per i prodotti informatici, un mercato in cui si sa che i prezzi sono destinati a scendere rapidamente”, sottolinea Bologna. “La cosa migliore è trovare una percentuale che non penalizzi troppo chi agisce legalmente pagando Iva e contributo. Se il valore fosse del 10%, in molti probabilmente ci penserebbero due volte prima di rivolgersi a questi importatori”. La parola a questo punto torna al legislatore. “Come è stato modificato il decreto Urbani, anche il decreto legislativo n.68/2003 può essere cambiato, correggendo l’articolo che fissa le aliquote”, conclude Santi. “Nessuno nega che la Siae abbia diritto a un equo compenso per la tutela dei diritti d’autore, ma l’attuale compenso è tutto fuor che equo”.

Autore: ITespresso
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