Cyber-bullismo, in Italia inizia il processo a Google

Autorità e normativeNormativa

Un caso di bullismo porta in Tribunale Google. Da oggi quattro manager del motore di ricerca devono difendersi in tribunale dall’accusa di concorso in diffamazione e violazione della legge sulla privacy: rischiano il carcere

Google è sulla graticola in Italia? Forse se lo staranno chiedendo i Top manager di Google Italia, sottoposti allo stress di dividersi fra una nuova normativa anti-Youtube , in gestazione presso il Governo Berlusconi, la causa con Mediaset per violazione del copyright, e adesso il Processo per il caso del ragazzo disabile filmato da alcuni bulli e uploadato su Google Video.

David Carl Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George De Los Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione), Peter

Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l’Europa di Google) e Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l’Europa), da oggi devono difendersi in un Tribunale italiano dall’accusa di concorso in diffamazione e violazione della legge sulla privacy. L’ indagine era stata avviata nel 2006. “Mentre ci preme rinnovare la nostra solidarietà alla famiglia del ragazzo e alla associazione Vividown, crediamo fermamente che questo procedimento non riguardi Google Video e quello che è successo, ma riguardi Internet come la conosciamo: un ambiente aperto e libero“, commentava un portavoce di Google, già lo scorso luglio. Il caso ViviDown potrebbe diventare un precedente, soprattutto per YouTube in Italia.

Bullismo, video choc, violenza, vessazion i contro un ragazzo down: un video umiliante, fatto di maltrattamenti e offese contro un inerme ragazzo autistico, potrebbe diventare la Caporetto per la libertà su Internet in Italia. Vividown ha già risposto alle accuse di censura, respingendole completamente: l’associazione, che difende il ragazzo autistico, usa quotidianamente Internet e non ha intenti censori.

Succede in Italia, dove il provincialismo culturale va a braccetto con il Cultural Divide. La decisione di portare Google in tribunale è stata presa dal Pm di Milano, Francesco Cajani, che ha chiuso le indagini e firmato il decreto di citazione diretta a giudizio per quattro dirigenti di Google, in relazione ad un video, apparso sul motore di ricerca tra l’8 settembre e il 7 novembre del 2006. A portare all’attenzione pubblica il caso, nel mondo anglosassone, è stata International Association of Privacy Professionals (IAPP).

Google Italia ha permesso di colpire e indviduare i veri colpevoli dell’odioso misfatto, la violenza e umiliazione di un ragazzo autistico. E, invece, oggi in Tribunale, c’è proprio Google: “Ci preme infine ricordare che è grazie alla nostra collaborazione con le forze dell’ordine che i protagonisti del video incriminato sono stati individuati e puniti” disse la società di Mountain View. Ma, nella provincialissima Italia, dove nessuno conosce le opportunità della Rete, forse se lo sono scordati.

Negli odiosi casi di stalking , chi è colpevole: chi commette il reato o la compagnia telefonica, attraverso cui il reato viene spesso commesso?

Google Italia ha fornito un serviziocome fa un postino (un semplice intermediario) e, appena le è stato segnalato il video incriminato, lo ha rimosso e ha permesso che i responsabili del reayo venissero identificati e affidati alla Giustizia italiana. Google non può essere considerata colpevole di un’intermediazione. Ma In Italia quattro manager rischiano il carcere. Il procedimento è stato rinviato al 19 febbraio. Per la sentenza, sono previsti mesi. Il Comune di Milano ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo.

Autore: ITespresso
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