Cyber-bullismo nell’era YouTube: Google, colpevole o innocente?

Autorità e normativeNormativa

La richiesta del carcere per dirigenti ed ex manager di Google, si scontra con il mondo Internet. La sentenza farà giurisprudenza

Sta per calare il sipario su un processo controverso che vede da un lato imputati quattro dirigenti ed ex manager di Google, a causa di un video postato da studenti su Google Video, dall’altro il Pm del Tribunale di Milano che ha chiesto un anno di carcere per i tre dirigenti e sei mesi per un quarto .

La sentenza farà giurisprudenza. Ed è questo il punto che più ci preme sottolineare. Perché, ribadito che l’odioso caso di bullismo e vessazioni su un disabile è un atto da condannare e reprimere, ci chiediamo: ma Google cosa c’entra? Anche secondo il Times Online è un processo test.

Premessa. Nel video veniva pesantemente molestato un ragazzo disabile, affetto da autismo. I dirigente di Google che hanno affrontato il rito abbreviato sono Carl Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George De Los Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione), Peter

Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l’Europa di Google) e Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l’Europa) e si sono dovuti difendere dall’accusa di concorso in diffamazione e violazione della legge sulla privacy.

Lo scorso febbraio il padre del ragazzo aveva ritirato la querela a Google. Ma il caso ViviDown potrebbe diventare un precedente, soprattutto per YouTube in Italia.

L’ indagine era stata avviata nel 2006. “Mentre ci preme rinnovare la nostra solidarietà alla famiglia del ragazzo e alla associazione Vividown, crediamo fermamente che questo procedimento non riguardi Google Video e quello che è successo, ma riguardi Internet come la conosciamo: un ambiente aperto e libero“, commentava un portavoce di Google, già lo scorso luglio.

Vividown ha risposto alle accuse di censura, respingendole completamente: l’associazione, che difende il ragazzo autistico, usa quotidianamente Internet e non ha intenti censori.

A portare all’attenzione pubblica il caso, nel mondo anglosassone, è stata International Association of Privacy Professionals (IAPP). Google Italia si è finora difesa affermando di fornire un servizio come fa un postino (un semplice intermediario) e, appena le è stato segnalato il video incriminato, lo ha rimosso e ha permesso che i responsabili del reayo venissero identificati e affidati alla Giustizia italiana. Google non può essere considerata colpevole di un’intermediazione. Ma In Italia quattro manager di google Italia rischiano il carcere. “Google è un motore di ricerca, non un giornale“, ha spiegato l’avvocato Giuliano Pisapioa, tra i difensori di Google. “Tentare di fare in modo che piattaforme neutre siano responsabili dei contenuti messi online da loro utenti” è un attacco frontale a una rete Internet libera e aperta secondo i prioncipi della Net Neutrality. Google Italia ha sempre espresso solidarietà al ragazzo vittima, e ha espresso soddisfazione per il fatto che i colpevoli del reato siano stati identificati (anche grazie al terribile video) e puniti.

Una nota: nei mesi scorsi Google Italia ha chiuso una querelle con Vittorio Sgarbi. La fine del contenzioso ha dimostrato che: ” La cosa veramente importante è rappresentata dal fatto che questa decisione è una ulteriore conferma del principio secondo cui la piattaforma che ospita un contenuto creato da un utente non è responsabile del contenuto stesso“.

Infine, una nota sul cyber-bullismo: il decimo Rapporto Annuale Eurispes-Telefono Azzurro , condotta su 1.373 questionari, ha mostrato quanto sia diffuso l’odioso fenomeno del bullismo in Italia. Dall’indagine emerge che il bullismo e il cyber-bullismo crescono: un quarto dei bambini italiani e circa un quinto degli adolescenti e’ stata vittima di molestie a sfondo bullista nel 2009. La prevaricazione viene affrontata diversamente: si dice al bullo di smettere (22%), oppure non si reagisce (19,8%); solo il 22,6% chiede aiuto ad altri e soltanto il 9,2% si rivolge ad un genitore.

Ecco: la vera lezione da imparare da questa brutta storia, ai danni di un ragazzo autistico, è che scuola e istituzioni devono collaborare di più, anche con l’aiuto di Internet, per sradicare il bullismo e il suo lato oscuro, il cyber-bullismo.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore