Dal Bitcoin “crash” al Bitcoin Cash, tra speculazione e realtà

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La febbre da Bitcoin non è ancora del tutto cessata, ed ecco balzare agli onori della cronaca Bitcoin Cash, cryptovaluta più giovane ed efficiente pronta a raccoglierne l’eredità. Solo la “stabilizzazione” di queste febbri potrò giovare alle tecnologie blockchain

Sono i giorni (e ora le ore) della febbre per Bitcoin, della salita vertiginosa delle quotazioni e relativa inevitabile discesa, a vantaggio di Bitcoin Cash grazie anche alle “esternazioni” interessate e tempestive del fondatore di Bitcoin.com, Emil Oldenburg.

L’unica considerazione che in questo momento vale effettivamente la pena di fare è che il valore di Bitcoin in questi giorni riflette da un lato la fiducia sull’infrastruttura blockchain indipendentemente dall’utilizzo reale o meno di questa specifica valuta – il Bitcoin – come moneta reale di scambio, e dall’altro il fatto che Bitcoin è stato percepito fino a questo momento come bene “da avere” a portafoglio e siccome la sua disponibilità non è affatto illimitata il suo valore è decollato.

Se negli stessi giorni in cui il Bitcoin ha raggiunto quotazioni vertiginose si sono fatte sentire anche diverse Cassandre del mondo della finanza non è un caso. Non sarà Bitcoin la cryptovaluta con cui andremo a fare la spesa al supermercato, ma questo non vuol dire che in una società ancora più complessa, non si potranno avere tipologie di valuta diversa a seconda delle transazioni.

Come dire, le cryptovalute potranno tornare utili non come soluzione universale per gli scambi, ma come soluzione supplementare. Proprio così come pensiamo che i taxi continueranno ad esistere e continuerà a prosperare anche Uber. 

Le monete degli Yap, archetipo delle cryptocurrency come Bitcoin
Le monete degli Yap, archetipo delle cryptocurrency come Bitcoin

Oggi Bitcoin ha un tempo di conferma delle transazioni – possiamo dire in modo approssimativo che parliamo del tempo necessario affinché le transazioni siano confermate dalla blockchain e quindi diventino ufficiali – anche di oltre 10/12 ore. Sarebbe impensabile un’economia che “consuma” così tante risorse temporali (ma anche fisiche) prima di dare conferma di uno scambio, ma dallo stesso co-fondatore di Bitcoin è già arrivata la “sponsorizzazione” per il Bitcoin effettivamente di utilizzo corrente che è nato ad agosto, e si chiama Bitcoin Cash

Assicurerebbe transazioni praticamente realtime, ed è stato ufficializzato da Bitfinex, l’exchange con base a Hong-Kong, che già in estate aveva già dichiarato come “Cash” avrebbe risolto le problematiche. Quindi da un lato ecco che Bitcoin – pur utilizzatissimo anche dagli hacker – sarebbe diventato oggetto raro, primo esempio universale di una reale declinazione pratica delle tecnologie blockchain, e al suo “forking” Bitcoin Cash sarebbe spettato invece il compito di proseguire il cammino per diventare effettivamente una cryptovaluta “pratica” ed utilizzabile. 

Le esternazioni di Emil Oldenburg ovviamente hanno avuto come effetto – tipico sempre delle febbri dei malati non ancora “stabilizzati” o di quelli definitivamente in via di guarigione e più forti di prima (ce lo auguriamo) – di fare schizzare su del 60 percento le quotazioni di Bitcoin Cash (mentre Bitcoin è sceso a 14mila dollari per poi rimbalzare) che invece “oggetto da collezione” non è ma si candida a diventare una valuta credibile.

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