Dalla digital economy alla digital life

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Secondo Sirmi, gli italiani preferiscono l’acquisto di prodotti elettronici e informatici funzionali al modo di vita piuttosto che al modo di lavorare

Un’Italia “gaudente” è il termine usato da Maurizio Cuzari, amministratore delegato di Sirmi, per designare l’attuale momento dello sviluppo Ict nel nostro Paese. Contrariamente alle aspettative e alle previsioni in Italia sono i consumi di elettronica e non gli investimenti a vivacizzare il mercato. E’ accaduto negli ultimi due anni, si ripeterà anche nel 2004. Lo scenario di riferimento disegnato per fine anno da Sirmi, infatti, vede l’informatica in flessione dell’1,3% (a 21.021 milioni di euro), le telecomunicazioni fisse in aumento dell’1,2% (a 21.483 milioni), le telecomunicazioni mobili in espansione del 7,2% (a 22.869 milioni) e l’elettronica di consumo in crescita di ben il 12,3% a 4.553 milioni di euro. Anziché di “digital economy”, quindi, si deve parlare di digital life; mentre le imprese nicchiano negli investimenti, le famiglie spendono. “Gli italiani, sottolinea Cuzari, evidentemente preferiscono l’acquisto di prodotti elettronici e informatici funzionali al modo di vita piuttosto che al modo di lavorare”. Una spiegazione a questo fenomeno è piuttosto difficile da trovare. Chi può, tra i fornitori di tecnologie e servizi, si va allineando a questa tendenza. Telecom Italia, per citare il caso di prima, ha capito l’antifona e si è prontamente adeguata con Alice Mia.

Autore: ITespresso
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