Dati perduti

Aziende

Data- Protect analizza i motivi che portano alla perdita dei dati: al primo posto i guasti dell’l’hardware, seguiti da l’errore umano, dal software, dai virus e dai disastri naturali

La perdita dei dati rappresenta un problema costante all’interno delle organizzazioni pubbliche e private. Il fatto che si tratti di incidenti, talvolta dovuti ad errori umani non cambia la giustificata paura dei manger che hanno responsabilità in questo campo, anche perché la capacità di immagazzinamento dei dati cresce sempre più e quindi anche il danno rischia di essere più grave.

Negli Usa una ricerca condotta dalla società Data-Protect, probabilmente interessata ai risultati, ha stimato che nel 44% dei casi la perdita dei dati è dovuto al cattivo funzionamento dell’hardware o del sistema. Entrando più nello specifico la ricerca, condotta nell’ultimo semestre del 2005, indica alcune motivazioni: mancato riconoscimento di periferiche, malfunzionamento del motore che aziona il disco, difficoltà o impossibilità di accesso ai dati, disfunzioni nel drive. Seconda causa di perdita è proprio l’errore umano riscontrato nel 32% dei casi analizzati, mentre solo nel 14% l’errore sta nel software. Fa scalpore la penultima causa, quella più combattuta, la perdita di dati dovuta a virus o forme di pirateria che si attesta al 7% degli intervistati. Infine, il 3% va addebitato a disastri naturali: dagli incendi agli uragani, dagli allagamenti ai crolli.

Le cause che portano alla perdita dei dati sono importanti, ma per le aziende conta di più il danno subito, che spesso non è quantificabile solo in termini monetari. Le aziende che si occupano di back up e recovery tendono a farlo, una di queste afferma che perdere 20megabyte costa 17mila dollari e molti giorni di lavoro, ma prima di decidere cosa fare è bene valutare la vitalità di quei dati per l’azienda e se c’è effettivamente convenienza a recuperarli. Anche se la prevenzione non annulla i rischi, conviene comunque valutare sempre con attenzione lo stato del proprio database del software e la stessa preparazione degli utenti. Perché aspettare un “incidente” per comprendere che hardware e software non sono più adeguati a gestire una mole d’informazioni che continua a crescere più delle aspettative, non ha senso. Il problema non dipende solo dal fato, ma è inversamente proporzionale alla voglia di investire di molte aziende ed enti che sperano sempre che quel che c’è sia capace di reggere quello che verrà. Una tendenza che oggi, può costare molto cara, anche in termini legali.

Autore: ITespresso
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