Dati sempre più fragili

DataStorage

La presenza di dispositivi con maggiore capacità di archiviazione amplifica l’impatto della perdita delle informazioni

Sempre più dati possono essere contenuti in sempre minor spazio. Gli attuali dischi fissi possono ospitare almeno 500 volte quel che si poteva memorizzare su analoghi supporti di una decina di anni fa. Lo stesso vale per tutti gli altri supporti di archiviazione come i nastri, i Dvd e i dispositivi portatili. Purtroppo esiste un rovescio della medaglia in quanto l’incremento delle capacità di storage amplifica notevolmente l’impatto della perdita delle informazioni. Lo stesso discorso vale per la miniaturizzazione e per le potenzialità di ‘mobilità’ degli stessi dispositivi di storage, che ne aumentano le possibilità di smarrimento e furto. Insomma, l’evoluzione tecnologica dei dispositivi storage da una parte ha reso più efficiente, agevole ed efficace l’archiviazione dei dati aziendali, ma dall’altra parte li ha esposti anche a una serie di nuovi rischi. Secondo una ricerca condotta da Data-Protect negli Stati Uniti nel secondo semestre del 2005, il 44% dei casi di «data loss» è stato causato da malfunzionamenti hardware o del sistema. In questi casi i dischi o le periferiche di storage iniziano a non essere riconosciute dal sistema, tentando di accedere ai dati si iniziano a ottenere segnali di errori e spesso il file richiesto non viene aperto correttamente, l’intero sistema risulta rallentato e in alcuni casi compaiono rumori anomali. Questi sintomi aumentano sempre più di frequenza fino a quando avviene l’irreparabile e il sistema si blocca definitivamente impedendo l’accesso ai dati. Sempre in base alla ricerca condotta da Data Protect,al secondo posto tra le cause più frequenti della perdita di dati si piazza l’errore umano, cui spetta una percentuale non trascurabile del 32%. Un’altra quota del 14% si riferisce, invece, a perdite di dati correlati a problemi di natura software. Solo il 7% delle fattispecie di perdita di dati è riconducibile a virus informatici, mentre la residua fetta del 3% è da addebitarsi a eventi naturali catastrofici. Ma quanto mi costi? Nel caso di guasto ai sistemi hardware la speranza di poter rientrare in possesso dei file persi è quella di affidarsi a società specializzate nel recupero dati. Queste società sono in grado di recuperare dati anche da supporti fisicamente danneggiati e il costo spesso è inferiore a quello che si potrebbe essere indotti a immaginare. Per quanto basso si tratta comunque di un costo e deve essere valutato confrontandolo con l’effettivo valore aziendale dei dati che si sono potenzialmente persi. In base a quanto affermato dallo slogan di una nota società di prodotti di backup sembra che ridigitare 20 megabyte di dati commerciali richieda circa 19 giorni e costi 17 mila dollari. In ogni caso, risulta sempre molto difficile valutare con esattezza il valore effettivo dei dati persi, anche perché spesso ci si accorge di non conoscere esattamente la natura di tutti i file che erano stati affidati al supporto danneggiato. Spesso, infatti, ci si accorge solo dopo un certo periodo di tempo che all’appello mancano file ‘vitali’ che erano stati affidati al dispositivo danneggiato. Nel caso in cui i dati siano stati persi a causa dello smarrimento del dispositivo (o supporto) di archiviazione portatile, come per esempio una chiavetta Usb, un hard disk esterno o un notebook, oltre ai danni economici dovrebbero anche essere considerati i potenziali danni ‘legali’. Se chi trova (o ci ha sottratto) il dispositivo di storage mobile decide infatti di rivendere alla concorrenza o utilizzare direttamente i dati contenuti negli archivi che abbiamo smarrito, potrebbe esporre i nostri vertici aziendali alle azioni penali previste dal nuovo codice sulla tutela della Privacy

Conclusioni Le moderne soluzioni di storage grazie alla maggior densità di archiviazione, alle ridotte dimensioni e all’elevata mobilità offrono indubbi vantaggi alle aziende. Purtroppo queste stesse caratteristiche aumentano la loro fragilità e l’entità dei danni causati da una loro perdita. Oggi una chiavetta Usb potrebbe tranquillamente contenere l’intero database dei clienti di una piccola azienda. Smarrire questo supporto non solo rappresenterebbe una grave perdita economica per l’azienda ma l’esporrebbe alle azioni legali previste dalla nuova legge sulla tutela della Privacy. Inoltre, proprio a causa delle aumentate capacità di archiviazione, in caso di perdita dei dati è spesso difficile risalire a tutti i file che erano contenuti sul dispositivo danneggiato e diventa così difficile effettuare una adeguata valutazione del danno e decidere di conseguenza se il costo del recupero è pienamente giustificato.

Autore: ITespresso
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