Ddl concorrenza, smentita la reintroduzione delle penali nella telefonia

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Ddl Concorrenza, il Mise smentisce il ritorno delle penali nella telefonia mobile, ma Altroconsumo esprime dubbi
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Il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) smentisce in maniera categorica la reintroduzione delle penali nella telefonia mobile o fissa o nella Pay Tv. I dubbi di Altroconsumo

Le “lenzuolate” dell’ex governo Prodi le avevano canncellate, ma le penali nella telefonia, cacciate dalla porta, potrebbero rientrare dalla finestra. La denuncia è dell’associazione Altroconsumo. Tuttavia il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) rifiuta questa interpretazione: anzi smentisce in maniera categorica la reintroduzione delle penali nella telefonia fissa o mobile o per chi recede contratti nella Pay Tv.

Ddl Concorrenza, il Mise smentisce il ritorno delle penali nella telefonia mobile, ma Altroconsumo esprime dubbi
Ddl Concorrenza, il Mise smentisce il ritorno delle penali nella telefonia mobile, ma Altroconsumo esprime dubbi

Secondo il Mise, invece, la norma mette ordine, facendo chiarezza fra i costi di uscita dalle sole promozioni relativi ai servizi dove “già esistono”. Si limiterebbe dunque a disciplinare i limiti delle penali “già esistenti” per il recesso da offerte e promozioni: “La norma inserita nel disegno di legge non cambia – precisa la nota del Ministero – le disposizioni generali in materia di recesso anticipato dai contratti di telefonia, internet e tv (già regolati dal DL 7/2007) ma disciplina i costi di uscita dalle sole promozioni relativi ai medesimi servizi (come per esempio l’uso di uno smartphone o le partite di calcio gratuite)“.

Innanzitutto viene introdotto un tetto di 24 mesi alla durata delle promozioni. In secondo luogo, le eventuali penali, già presenti nelle promozioni, dovranno ottemperare a requisiti di trasparenza sia nei confronti del cliente, sia del regolatore. In particolare, l’operatore informare il cliente in maniera precisa e puntuale sull’esistenza e sull’entità di costi d’uscita. Dovrà inoltre illustrarne al Garante delle comunicazioni, costi effettivamente sostenuti e giustificazione. I costi d’uscita dovranno essere proporzionali al valore del contratto e alla durata residua della promozione.

Ma le delucidazioni del Mise non chiariscono i dubbi di Altroconsumo. L’associazione consumatori esprime ancora perplessità: “Si rischia di resuscitare le penali che nel settore delle comunicazioni elettroniche erano state eliminate con il decreto Bersani. Infatti, nella parte ora aggiunta al comma 3, si dice esplicitamente che le spese e ogni altro onere comunque denominato relativi al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore sono commisurati al valore del contratto al momento della sottoscrizione quando, invece, secondo la legge vigente, gli unici costi che l’operatore può recuperare sono quelli giustificati da costi dell’operatore medesimo ovvero costi tecnici vivi per operare lo switching e/o il recesso – sui quali peraltro pendono ancora ricorsi“. Speriamo che presto venga fatta chiarezza su un tema così scottante.

Autore: ITespresso
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