De Benedetti non ama Google, bensì le news a pagamento su tablet, iPad e smartphone

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Carlo De Benedetti contro Google. Cosa c’è dietro alle accuse degli editori contro il mototre di ricerca

L’editore del Gruppo L’Espresso Carlo De Benedetti, il primo in Italia a rompere il tabù sulla “fine delle news gratis” (sulla scia di quanto detto da Rupert Murdoch, il magnate di News Corp.), ritorna a parlare del business dell’informazione nell’era del tutto gratis. De Benedetti non usa giri di parole e punta il dito contro Google, definito, addirittura, un parassita (con la complicità delle Tlc).

Anche in questo caso Murdoch è stato trai primi editori a disegnare “Google nel ruolo del vampiro” in quanto genererebbe profitti sui contenuti altrui. Anche De Benedetti, come già Murdoch, punta invece su nuovi modelli di business: quelli mostrati da Apple con iTunes. Permettere cioè agli editori di vendere Web Apps (scaricandole a pagamento dall’App Store) per iPhone e iPad.

Del resto anche la società d’analisi Canalys mostra che le News sono le apps più comprate e scaricate su smartphone (anche in Cina: anzi la Cina ha sorpassato l’Europa nel download di giochi e Web apps). Secondo M:Metrics (ricerca in Germania, Francia e Gran Bretagna), l’80% dei possessori di iPhone lo usa per informarsi e tenersi aggiornato con le notizie su Internet. Pricewaterhouse & Coopers (Pwc) stima che il mercato dell’advertising mobile attualmente sfiora i 10 miliardi di dollari in tutto il mondo.

De Benedetti può tranquillizzarsi, dunque: l’era delle News gratis volge al termine, Google non è una sanguisuga (Android ha superato iPhone e sta sbarcando sui tablet, dal Samsung Galaxy Tab ad altri modelli di punta). E il mercato tablet, su cui De Benedetti scommette per far pagare le news, sta emergendo a velocità superiore del previsto. Goldman Sachs prevede che saranno venduti 16 milioni di media tablet nel 2010 e 35 milioni nel 2011.

Ora però la palla tocca agli editori: speriamo che non commettano l’editore di “svendersi a Apple” (che sta per lanciare l’edicola digitale iNewspaper), così come oltre dieci anni fa hanno (forse) commesso l’imprudenza di sposare acriticamente il “modello Google” senza riflettere troppo sulle conseguenze dell’ecosistama della Big G. E poi abbiamo visto com’è finita: con una “guerra dei Roses” in cui gli editori rinfacciano accuse a Google, senza neanche riconoscere al motore di ricerca di Mountain View di aver avuto il merito di monetizzare la ricerca online con un originale modello di business.

Gli editori francesi stanno invece pensando di sfidare Google con un motore di ricerca delle news francese: per non farsi “cannibalizzare” dalla BigG. Finché l’Europa non avrà un suo motore di ricerca, sarà alla mercé dei Big d’oltreoceano.

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