Decreto Antiterrorismo, stralciato l’emendamento sul Trojan di Stato

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Decreto Antiterrorismo nella bufera
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Dopo la denuncia del senatore Stefano Quintarelli, sono state stralciate le norme sul trojan di Stato e la sorveglianza da remoto contenute negli emendamenti nel Decreto antiterrorismo

Il presidente del Consiglio “ha chiesto e ottenuto lo stralcio” della norma che avrebbe permesso di spiare nei computer dei cittadini nell’ambito del provvedimento antiterrorismo. Sull’onda dell’emergenza, ancora una volta, l’Italia sembrava propendere per la cyber repressione, a discapito delle libertà e della privacy, quando è intervenuto lo stralcio. Ma gli emendamenti al Decreto Antiterrorismo proposto dal governo rischiavano di comprimere le libertà individuali, restringere la privacy (ridimensionandola per gli stranieri residenti in Italia) e promuovere le intercettazioni preventive a mezzo trojan di stato. E soprattutto il Decreto appariva in forte contrasto con le normative europee sulla Data retention, mettendo in fibrillazione lo stesso Garante Privacy.

Decreto Antiterrorismo nella bufera
Decreto Antiterrorismo nella bufera

A lanciare l’allarme è stato ieri il senatore Stefano Quintarelli. I problemi sono sorti, nel processo di conversione il legge, con la proposta di emendamenti al Decreto legge Antiterrorismo n. 7, approvato a febbraio in Consiglio dei Ministri.

Uno degli emendamenti, parlando di “l’intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici”, aggiunge: “Anche attraverso l’impiego di strumenti o di programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico”.

Secondo gli esperti, l’emendamento faceva sorgere il dubbio che “tutti noi saremmo soggetti ad un controllo pervasivo sui nostri apparati informatici e telematici” per tutti i reati previsti dall’art 266 del codice di procedura penale, e dunque anche “per fatti che nulla hanno a che fare con il terrorismo”.

Secondo l’avvocato Fulvio Sarzana di S.Ippolito, l’interpretazione data potrebbe essere forzata, tuttavia l’assenza di precisione su questi temi lascia “margini d’incertezza”, non utili ed anzi non auspicabili. Inoltre, va stigmatizzato il ricorso alla decretazione d’urgenza per “norme che nulla c’entrano con il terrorismo“.

Ma Guido Scorza ribadisce nel suo blog, sempre su Il Fatto Quotidiano: “Vivere nell’era di internet e dell’informazione digitale con il rischio di avere un poliziotto che – per le ragioni più nobili del mondo – è libero di agirarsi nel mio pc, nel mio tablet o nel mio smartphone – odierni domicili informatici – è un po’ la stessa cosa: condizionerebbe, inesorabilmente, la nostra vita in digitale e la nostra libertà di comunicazione e movimento“.

Al di là delle forti perplessità suscitate dal testo del decreto Antiterrorismo, a sollevare dubbi era il fatto che gli emendamenti rispondessero – ancora una volta –  alla logica emergenziale sfruttata per tentare di comprimere le libertà individuali e la privacy dei cittadini. E, come conclude l’esperto di diritto e Internet Fulvio Sarzana, “sarebbe forse ora di mandare questa prassi definitivamente in soffitta“.

Inoltre il  testo, formato da 21 articoli, suddivisi in 5 capi, all’Art. 2 si parla di contrasto all’attività di proselitismo. Ciò obbligherà la Polizia postale ad aggiornare una black list dei siti sotto esame: ma non si conoscono le specifiche di questo “livello di monitoraggio”; non si sa quali siti verranno controllati; non si sa quali sono i “criteri oggettivi” per essere catalogati nella lista nera (fra l’altro, vengono sollevati problemi di traduzione, in un linguaggio dove abbonda l’uso di metafore e figure retoriche di propaganda).

Infine, nelle pratiche di data retention, l’Italia rischiava di andare contro le normative europee. Ora, lo stralcio della norma sulla norma per intercettazione da remoto, dimostra che il pericolo, denunciato da Stefano Quintarelli, esisteva ed andava disinnescato.

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