Diffamazione, condannata amministratrice del sito al posto dell’utente autore del reato

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Tribunale di Varese condanna blogger per diffamazione: ma il reato è stato commesso da un utente

Una sentenza del tribunale di Varese condanna l’amministratrice del sito: giudicato responsabile. Ma la Cassazione ha stabilito in via definitiva che un direttore di periodico online non può essere chiamato a rispondere dei comenti altrui

Il tribunale di Varese ha condannato l’amministratrice del sito Writersdream.org giudicandolo responsabile di diffamazione a causa di alcuni commenti postati su uno dei forum presenti. La condanna da parte del Tribunale di Varese è a carico di una 22enne amministratrice di sito: la sentenza non parla di possibile concorso con l’utente che ha effettivamente scritto le frasi, offensive e lesive dell’altrui reputazione, ma imputa all’amministratrice la responsabilità diretta della diffamazione.

Roberto Rotondo su Varese News ha scritto che l’aministratrice del sito, che si occupa di libri, editoria e critica, è stata condannata ad una multa di mille euro ed a cinquemila euro di risarcimento dei danni in favore della diffamata, a cui saranno aggiunti altri mille euro a rimborso delle spese legali.

Come scrive il Post, giustamente, “ciò che è reato nel mondo della carta stampata, in televisione o al bar, è reato anche in rete”, ma il penale è personale: poiché le frasi ingiuriose ed offensive, che cosstituivano diffamazione, non erano state scritte dall’amministratrice del sito, ma da un utente, non si capisce perché sia stata condannato non chi ha commesso il reato, bensì chi amministra il forum.

Invece di risalire all’indirizzo (IP) e cercare l’utente che ha commesso il reato, la sentenza ha colpito l’amministratrice del sito. Il Giudice nella Sentenza scrive che “la disponibilità dell’amministrazione del sito rende l’imputata responsabile di tutti i contenuti di esso accessibili dalla rete, sia quelli inseriti da Lei stessa, sia quelli inseriti da utenti; è indifferente sotto questo profilo sia l’esistenza di una forma di filtro (poiché in tal caso i contenuti lesivo dell’altrui onorabilità devono ritenersi specificamente approvato dal dominus) sia l’inesistenza di filtri (poiché in tal caso i contenuti lesivi dell’altrui onorabilità devono ritenersi genericamente e incondizionatamente approvati dal dominus)”.

L’avvocato ed esperto di Internet Guido Scorza ha commentato la sentenza come “aberrazione giuridica“, anche se la Cassazione ha definitivamente messo nero su bianco, con la sentenza 44126, che “neppure il direttore responsabile di un periodico online può essere chiamato a rispondere dei commenti postati dai lettori”. La Cassazione ha preso atto della “diversità strutturale” fra il giornale cartaceo e la testata online. Le differenze tra online e stampa cartacea consistono nel fatto che le news sul Web non sono riproduzioni tipografiche e vengono diffuse “non mediante la distribuzione”.Inoltre la Suprema Corte con con la sentenza 35511 stabilisce dunque che l’art. 57 vada applicato solo ed esclusivamente alla carta stampata, in quanto esiste un’ “assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media“.

La diversità tra l’editoria cartacea e quella elettronica, salva l’online dalle accuse di diffamazione in caso di commenti dei lettori: perché il Tribunale di Varese ignora questo giudizio definitivo? Ai posteri l’ardua sentenza.

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