Digg, utenti al potere?

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Il famoso sito va in tilt per una ribellione sul Web contro una presunta censura. Motivo del contendere: la difesa del copyright da parte di Digg, tutela invece disconosciuta dagli utenti, che volevano pubblicare a ogni costo la chiave per craccare, ovvero sbloccare, gli Hd Dvd ad alta definizione

Le istanze di condivisione del Web 2.0 e s ocial network giocano un brutto scherzo al celebre sito Digg: l’aggregatore di news ha subìto una rivolta dal basso da parte degli utenti infuriati, per via della cancellazione di un codice Hd Dvd (un codice illegale che infrange il copyright). Il codice della discordia rappresenta una violazione di diritti d’autore (serve ad aggirare i sistemi anti copia dei nuovi formati ad alta definizione), ma gli utenti di Digg non ne hanno voluto sapere della legittimità della cancellazione e hanno gridato alla censura contro lo “strapotere delle Mega Corporation”. La comunità online si è espressa con una forza che non si vedeva dai tempi dei primi Netstrike (i cortei telematici ai tempi della prima bolla Internet). Il Web 2.0 sta rischiando una bolla 2.0, sull’onda della condivisione senza regole? Se Digg ha passato ore nella bufera, YouTube (pur difesa legittimamente e fortemente da Google, sotto lo scudo della normativa statunitense sul copyright, il Dmca) non se la passa tanto meglio , sotto pressione con accuse pesanti di favorire la pirateria dei video online. La legittima e legale tutela del copyright si è scontrata contro il potere dei social network. Il Web 2.0 è a un bivio: gli utenti di Digg, secondo il suo fondatore Kevin Rose , preferiscono veder ” cadere Digg combattendo” piuttosto che “inchinarsi a una compagnia più grande”: in altre parole, Kevin Rose ha affermato che d’ora in poi non eliminerà più post e commenti che contengono il codice, assumendosene la responsabilità, anche ciò significasse la fine del sito. L’amministratore delegato Jay Adelson si è affrettato a minimizzare la crisi, dichiarando che il sito attualmente non ha ricevuto denunce. T uttavia è innegabile che la prima autentica rivolta digitale del Web 2.0 da parte degli utenti della rete (non più visti come singoli clic, ma riuniti in comunità virtuali con unità di intenti reali), è iniziata. E danza al ritmo di Power to the people: il Financial Times lo ha subito osservato, i conti non tornano. La lezione però parla chiaro: il Web 2.0 ha molto potere; i social network sono in balia degli utenti online; i Drm e i sistemi anti copia sono boicottati da milioni di utenti, pronti a rivoltarsi in poche ore; la censura è inutile e anzi crea proteste a cascata; la tutela del copyright ha avuto una debacle storica, che suscita perplessità tra i detentori di legittimi diritti d’autore e fa riflettere.

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