Digital Citizens Alliance fa i conti in tasca alla pirateria

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Digital Citizens Alliance fa i conti in tasca alla pirateria
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Digital Citizens Alliance fotografa il fenomeno della pirateria: come guadagnano i pirati. I numeri di download e streaming dei contenuti che violano il copyright

Digital Citizens Alliance illustra il fenomeno della pirateria, un fenomeno che continua a prosperare grazie a inserzionisti (che acquistano a suon di milioni di dollari gli spazi pubblicitari per piazzare l’advertising) e a formule d’abbonamento (gestite da intermediari). I numeri di download e streaming dei contenuti che violano il copyright, fotografati dall’ultima ricerca, ha puntato il dito anche contro Mega, erede di MegaUpload, accusato di ospitare il 78,6% di contenuti illegittimi e l’83,7% per lo streaming.

Dallo studio emerge non c’è solo la vendita di pubblicità in Rete fra le forme di sostentamento della pirateria. Infatti, i servizi premium per download illimitati costano circa 10,57 dollari al mese, ma offrono sconti a coloro che optano per abbonamenti a lunga scadenza. Gli abbonamenti rappresentano un fiorente giro d’affari pari a 2,9 milioni dollari, ma sfiorano i 12 milioni di dollari 4Shared e i 5 milioni di dollari, Mega e Uploaded. In media, i principali 15 cyberlocker dediti al download annualmente mettono a segno 4,2 milioni di dollari.

Digital Citizens Alliance fa i conti in tasca alla pirateria
Digital Citizens Alliance fa i conti in tasca alla pirateria

I siti pirata in streaming basano invece il loro business sull’advertising: i siti analizzati registrano in media 1,6 milioni di dollari all’anno, pari al 71% del fatturato. La media annuale dei ricavi dei pirati in streaming si aggira sui 2,2 milioni di dollari.

Aderiscono all’iniziativa Stop alla pubblicità sui siti dediti alla pirateria, colossi del calibro di  Google, Microsoft e Yahoo!. Finora molti detentori di diritti avevano cercato di far rimuovere contenuti digitali dai siti pirati, ma la lotta alla pirateria è infinita, mentre la richiesta di rimozione è effimera, perché spuntano nuovi siti come funghi.

La nuova iniziativa anti pirateria vuole “affamare il cavallo”: impedire il rifornimento di introiti pubblicitari ai siti-pirata che violano il copyright. Il network advertising verrà avvertito se un sito è pirata, e se verrà confermata la violazione del diritto d’autore, il sito responsabile perderà la pubblicità. Lo scherma prende forma dalle “linee guida alle best practice” ed è supportata dal coordinatore Intellectual Property Enforcement del governo USA.

Secondo l’inglese Ofcom l’1,6% degli utenti sono heavy-user responsabili dell’80% della pirateria.

Autore: ITespresso
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