Il decreto Digitalia è fermo al palo

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Semplificazione fiscale: 730 precompilato dal 2015

Il Decreto Digitalia dovrebbe essere approvato in Consiglio dei Ministri il 28 settembre. Ma a frenare l’Agenda Digitale italiana e gli incentivi per le Start-up, è un braccio di ferro fra ministri in cerca di copertura finanziaria. Ma l’Italia non può permettersi ulteriori ritardi

Il Decreto Digitalia, che dovrà implementare l’Agenda Digitale in Italia, è a un impasse. Digitalia è nella morsa di tre ministeri: da un lato i ministri Corrado Passera (Sviluppo economico) e Francesco Profumo (Istruzione) vorrebbero una rapida approvazione, dall’altro Vittorio Grilli, titolare dell’Economia, preme per trovare prima la copertura finanziaria.

Il risultato è che Digitalia, atteso in Consiglio dei Ministri (Cdm) il 28 settembre dopo lo slittamento di giugno, potrebbe non entrare ancora nella discussione del pacchetto sviluppo. Ma il ministro Passera, presente al convegno delle Start-up, alla prima edizione di TechCrunch Italy, ha affermato che Crescita2 sarà verosimilmente domani in Consiglio dei Ministri, aggiungendo che “sta lavorando” alle agevolazioni fiscali a favore delle infrastrutture.

Un ulteriore slittamento di Digitalia e degli incentivi alle start up non porterebbe benefici al nostro paese, bloccato nella morsa di una burocrazia spesso ingiustificata e ulteriormente bloccato verso la corsa allo sviluppo e all’innovazione It.

Atteso per giugno, poi a settembre, il Decreto Digitalia punta al rilancio dell’economia digitale e delle infrastrutture, per favorire la crescita e l’innovazione, mediante l’Ict e la banda ultra larga delle reti NGN.

Al centro di Digitalia ci sono: l’azzeramento del Digital Divide, la lotta all’analfabetismo digitale, e soprattutto lo sviluppo di servizi e-gov per digitalizzare e dematerializzare la Pubblica Amministrazione (PA): al centro del decreto saranno anche gli Open Data, in quanto i dati aperti costituiscono un freno alla corruzione (che mangia 60 miliardi di euro al Paese, con casi di malversazione alla ribalta della cronaca da mesi). Focus sulle start-up, in vista di una sburocratizzazione a chi vuole tuffarsi nell’imprenditoria innovativa e incentivi all’e-commerce, sono altri punti salienti del pacchetto.

Senza dubbio il tema delle coperture finanziarie è importante (vanno trovate con sollecitudine), ma i continui ritardi sono spia di un approccio italiano alle nuove tecnologie, rallentato da una mentalità che vede nell’IT più rischi che opportunità. A giugno Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting, spiegava durante Smau Business a Bologna il suo punto di vista in ambito Agenda digitale, digitalizzazione, smart city, esprimendo delusioni e auspicando qualche accelerazione. Ecco, accelerare è d’obbligo, dopo anni di ritardi all’italiana. Fate presto, suggeriva di recente Confindustria Digitale.

Perché – dati dell’ONU (a cura dell’ITU) rilasciati l’altro ieri – l’Italia si piazza 29esima nel mondo per penetrazione della banda larga fissa, con 22,8 contratti ogni cento abitanti. Per quanto riguarda la banda larga mobile, invece, l’Italia è al 35esimo, con 31,3 connessi su 100. Ai primi posti svettano Liechtenstein con 71,6% e Singapore con 110,9%. Nell’ accesso a Internet, l’Italia è 47esima al 56,8%, contro l’89%e il 95% dei Paesi del Nord Europa, e contro il 79% della Francia, l’82% del Regno Unito e l’83% della Germania.

Ma questi ritardi frenano la crescita del PIL italiano. Dal Web Index, di Tim Berners-Lee, emerge che l’Italia è 23esima su 61 paesi esaminati, ma solo 12esima su 15 in Europa. E Neelie Kroes, vicepresidente UE e a capo della Digital Agenda UE, ha strigliato l’Italia,dicendo che il Digitalia serve ed è urgente:” E’ stato un incontro molto produttivo. L’Italia sta lavorando con impegno per far si che il settore digitale possa contribuire pienamente al rilancio dell’economia e alle riforme. Questa sarà una settimana importante poiché è prevista l’approvazione del pacchetto di misure per lo sviluppo digitale, noto come decreto Digitalia. Queste misure, che prevedono l’unificazione delle anagrafi e la realizzazione della carta d’identità digitale, semplificheranno i rapporti dei cittadini con la Pubblica Amministrazione. Anche l’introduzione della posta certificata contribuirà a stimolare le persone a utilizzare Internet. Queste proposte del Ministro Passera hanno tutto il mio sostegno e spero che possano essere approvate rapidamente affinchè le potenzialità del digitale possano essere pienamente sfruttate. Anche i progetti sull’Lte e Ngn sono di estrema importanza per l’Agenda Digitale, poiché favoriscono lo sviluppo dell’industria e la ripresa degli investimenti.  Ho preso nota del punto di vista illustratomi da Parisi e Avenia sull’Iva e sui contenuti nel settore digitale e lo condividerò con i miei colleghi.  In materia di contenuti digitali, infatti, esistono barriere relativamente a copia privata e licenze, che ostacolano lo sviluppo di nuove iniziative di business e incrementano la pirateria. Inoltre,  condivido pienamente la posizione di Confindustria Digitale riguardo ai servizi cloud, che costituiscono una grande opportunità e per i quali dovremmo creare un quadro regolatorio favorevole”.

Del resto, senza banda ultra larga ed Agenda digitale 2020, i “costi del non fare” all’Italia costerebbero ben 850 miliardi di euro. Un conto salatissimo che l’Italia non può mettere in conto, in un anno di recessione. Ci auguriamo che le parole del ministro Passera, pronunciate al convegno delle Start-up, siano di buon auspicio.

Digitalia in Cdm il 28 settembre: sì o no? @ shutterstock
Digitalia in Cdm il 28 settembre: sì o no?
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