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Il ministro Corrado Passera studia il bando di gara per l'asta delle frequenze televisive del digitale terrestre in arrivo in 30-40 giorni

Digitalia nascerà a giugno 2012

Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, annuncia la nascita del pacchetto di spinta alla digitalizzazione delle imprese e del sistema Paese per il prossimo giugno. Intanto si inseguono dichiarazioni su Pil, ritardi, banda larga

Entro giugno 2012 il governo metterà a punto Digitalia, “un pacchetto di spinta” alla digitalizzazione delle imprese e del sistema Paese.

E’ quanto ha affermato il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, intervenendo al convegno ‘Italian Digital Agenda Annual Forum‘ organizzato da Confindustria Digitale. Passera, secondo l’Ansa, ha ricordato l’impegno della cabina di regia per l’agenda digitale nel mettere a punto una serie di atti, leggi ma anche provvedimenti normativi, per far fare un salto di qualità nell’utilizzo di internet. “Non sono le norme di per sé, ma le norme possono aiutare, facciamole insieme”, ha proposto alla platea di Confindustria.

L’obiettivo “é un provvedimento legislativo che sia il più possibile condiviso”, ha concluso. “Il contributo di Confindustria Digitale sarà più che utile” ed è necessario “arrivare a un provvedimento legislativo che deve essere il piu’ possibile condiviso”.

Prima del ministro, dal palco del convegno, Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, secondo Il Sole 24 Ore Radiocor, aveva detto che “le imprese italiane dell’Ict offrono la piena collaborazione al Governo perchè l’agenda digitale diventi un grande progetto nazionale e volano della crescita; nei prossimi tre anni lo sviluppo dell’economia digitale può portare a un aumento di pil del 4-5%”.

Mette subito in chiaro il rapporto banda larga/Pil, il vicepresidente della Commissione Ue, Neelie Kroes, responsabile di Bruxelles per l’agenda digitale. Secondo Kroes il ritardo dell’Italia nella diffusione delle reti a banda larga rispetto a paesi come la Francia o la Germania è di circa il 10% e comporta una riduzione del Pil pari all’1,5%.

E’ questa la stima della responsabile che ha anche sottolineato “il 41% degli italiani adulti non ha mai navigato su Internet, fra il doppio e il triplo di francesi, inglesi o tedeschi: per questo dico, investite perchè ogni italiano diventi tecnologico”. Infatti, secondo Kroes, “investire in Ict è redditizio – ha detto Kroes nel suo intervento – più della maggior parte degli altri investimenti, e infatti rappresenta già la metà della crescita di produttività”.

Entro il 2016, secondo le stime riportate dalla vicepresidente, oltre il 10% degli acquisti avverranno online, e la quota del mercato pubblicitario in rete sarà superiore al 25%. Ancora, il settore dell’Ict offrirà possibilità di impiego a numerosi giovani disoccupati: la richiesta entro il 2015 di professionisti specializzati è stimata in circa 700 mila persone, ma gli italiani che studiano informatica sono “solo un terzo rispetto ai giovani degli altri paesi dell’Europa occidentale”.

Intanto, l’Ansa riferisce che per Etno, l’associazione degli operatori di telecomunicazioni ex monopolisti, le misure sull’unbundling previste dalla legge italiana sulle semplificazioni violano le direttive europee. Il presidente Luigi Gambardella lo ha ribadito in una lettera inviata alla Kroes, in cui si dice “preoccupato per gli effetti negativi e per l’alto livello di incertezza che deriva da un improvviso intervento del legislatore in un settore regolamentato”.

La norma, secondo una nota di Etno, “detta ad Agcom le misure da adottare sulla disaggregazione dei servizi di unbundling”. Etno sostiene che a essere minacciata è l’indipendenza dell’Autorità, principio cardine delle Direttive europee sulle comunicazioni elettroniche.

La norma italiana, sottolinea Etno, è in contraddizione con la normativa comunitaria poiché, indicando già ad Agcom quale misure deve adottare in materia di accesso ai servizi di unbundling, oltre a non rispettare l’Autonomia dell’Autorità, sfugge anche al controllo comunitario sulle misure dei regolatori nazionali che la normativa assegna precisamente alla Commissione europea e al Berec, il nuovo organo europeo che riunisce tutte le Autorità degli stati membri dell’Ue.

Stefano Belviolandi
Autore: Stefano Belviolandi
Redattore
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