La digitalizzazione è la cultura per far crescere l’Italia

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Gli ostacoli nella roadmap dell'Italia digitale @shutterstock
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Secondo i numerosi temi emersi durante l’Osservatorio delle competenze digitali 2014 realizzato dall’AgID insieme ad Assinform, Assintel, Assinter, la digitalizzazione come fattore culturale di successo e trasformazione ha tenuto banco tra gli interventi e nel paese. Non sono mancate sorprese sulla tipologia di qualifiche lavorative e potere d’acquisto nelle aziende Ict

La digitalizzazione è la leva per la trasformazione del nostro paese. In ogni segmento di mercato, dall’industria al settore bancario, dalle assicurazioni alle Telco fino alla pubblica amministrazione, ci sono chiari driver che vanno verso la digitalizzazione così come si sta assistendo a un processo di digitalizzazione dal basso. Sono queste alcune delle tematiche che sono state affrontate dall’Osservatorio delle competenze digitali 2014 realizzato dall’AgID insieme ad Assinform, Assintel, Assinter.

Secondo uno scenario tracciato da Giancarlo Capitani, amministratore delegato di Netconsulting, “stiamo assistendo a un processo di digitalizzazione dal basso, ossia ci si sta accorgendo dell’esistenza di un patrimonio digitale diffuso nel nostro paese. Inoltre – ha proseguito – la crisi che stiamo attraversando sta lasciando sulle imprese che resistono, un’eredità sul modo di fare impresa. In Italia, non è sempre vero che le grandi imprese sono più innovative delle piccole – continua – ma un’evoluzione strutturale compensata dall’uso di tecnologie che porta le imprese dentro una catena del valore più lunga e ampia”.

Giancarlo Capitani, Netconsulting
Giancarlo Capitani, Netconsulting 

Insomma, se di evoluzione digitale si può parlare i segnali arrivano anche sul fronte dei driver alla digitalizzazione che si accompagnano nei diversi settori: il mobile banking, il digital supply chain, sales mobility, web/mobile insurance, compliance – agenda digitale, multicanalità, social customer care, servizi self service, solo per citare alcuni esposti al convegno da Capitani.

Ma come si traduce tutto questo in contesto di competenze lavorative e professioni? Simonetta Cavasin, amministratore delegato OD&M Consulting e Asset Management, ha riportato i dati una ricerca relativa a questi argomenti. In sintesi, i segnali positivi sul fronte retributivo, uniti a un’inflazione stabilmente bassa (+1,2%), fanno recuperare potere d’acquisto ai lavoratori delle aziende Ict, in particolare agli impiegati (+2,7%, 27.333 euro) e ai quadri (+3,1%,  52.468 euro), mentre la categoria dirigenti è in flessione del -0,2% (98.803 euro).

I tre maggiori incrementi si sono visti nei Responsabili Commerciali (Quadri, +9,3%), nei Key Account Manager (Impiegati, +8,3%) e nei Tecnici ERP (+7,8%).  E’ in lieve crescita l’utilizzo della retribuzione variabile: viene erogata al 66,4% dei Dirigenti (incide per il 16,3% della retribuzione fissa), al 52,6% dei Quadri (incide per il 10,6%), al 23% per gli Impiegati (incidenza 23%).

Andando più nel dettaglio dei risultati qualitativi della survey, emerge che essa è nella metà dei casi legata al raggiungimento di obiettivi, mentre per un terzo dei casi è discrezionale. A fianco di ciò, le aziende prevedono pacchetti benefit oltre a quanto previsto da contratto, in particolare per Manager (70,8%) e Professional (61,3%), legati soprattutto al fattore “mobilità” (portatili, smartphone, tablet, auto aziendale).

Un’impresa Ict su due non ha un sistema formale di valutazione delle prestazioni dei propri dipendenti: ciò è tanto più vero quanto più piccola è la sua dimensione, e il dato è preoccupante, visto che il 95% delle aziende Ict ha meno di nove addetti. La valutazione è centrata sulle competenze trasversali e gestionali per i Manager (57,5%) e su quelle specialistiche per i Professional (56,5%) e i neo assunti (81,1%).

La formazione è in continuo calo per problemi di budget (oltre la metà dei casi), oltre che per la difficoltà a trovare corsi in linea con le esigenze aziendali (per un terzo dei casi). E’ utilizzata come leva per trattenere prevalente i neo assunti nel 25,5% dei casi.

L’altra principale leva per trattenere in azienda è l’ambiente di lavoro, prima in assoluto per tutte le seniority. Il recruiting dei Manager avviene utilizzando il proprio network professionale/personale (43,4% dei casi), executive search (34%) e linkedin (29,2%). Per i Professional sale l’uso di linkedin (45,3%) accanto al network professionale (49,1%) e al sito aziendale (43,4%). Diversa la situazione di ricerca per i neo: al primo posto il contatto con scuole e università (53,8%) a cui segue il sito aziendale (51,9%) e le auto candidature (35,8%). Lo scollamento fra le esigenze aziendali e le competenze sviluppate nel percorso di studi è la prima difficoltà di reclutamento di nuovi assunti per la metà delle aziende Ict.

La mancanza sul mercato di professionalità specifiche è al primo posto per Manager (55,7%) e Professional (64,2%). Ecco i tre ruoli strategici più richiesti: Account Manager (55,7%), Project Manager (50%), Ict Consultant (34%).  Ed ecco i tre più difficili da reperire: Account Manager (35,8%), Software Developer (22,6%), Business Analyst (21,7%). Difficili da trovare sul mercato anche i Mobile Application Developer per gli Hardware Vendor (60%) e gli Ict Security Manager per le aziende di Digital Solutions (44,4%).

A fine 2013 i tempi erano maturi per un bilancio della Riforma Fornero: ininfluente, ecco come è stata valutata dal 58,5% delle aziende campione; o negativa, in quanto ha portato ad un aumento dei costi nella gestione della flessibilità in entrata (22,6% aziende, con punte del 50% per le grandi aziende). E’ inoltre grandemente fallito l’obiettivo di stabilizzare le forme contrattuali flessibili (solo il 10,4% è stato trasformato in contratti a tempo indeterminato).

Agostino Santoni
Agostino Santoni

“E’ in atto una profonda trasformazione dei modi di produrre e fare sistema, basata proprio sulle tecnologie digitali. È un fenomeno inarrestabile. Allineare le competenze digitali disponibili a fabbisogni in continuo divenire è oramai condizione essenziale per fare impresa e creare occupazione”.

Sono queste le considerazioni di Agostino Santoni, Presidente di Assinform che ha anche sottolineato come “Un Osservatorio che permetta di cogliere i trend e la continua trasformazione di profili Ict è uno strumento di job-intelligence oramai indispensabile. Per le aziende dell’Ict, per le imprese di tutti i settori che innovano con il digitale, per chi nelle Istituzioni e nelle imprese, si impegna nella valorizzazione del capitale umano, e per chi ha capito che l’It oramai pervade tutte le figure professionali chiave”.

Santoni parla anche di cultura, di quanto questa possa fare bene al processo di digitalizzazione. “La digitalizzazione è la leva della trasformazionespiega il presidente di Assinform si tratta di un tema culturale e noi siamo felici di portare tutto questo in un modo strutturato e veloce perché il nostro mercato, nei prossimi cinque anni, avrà bisogno di nuove competenze”.

 

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