Dinamiche sportive

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Tutto quello che non vi eravate mai chiesti e che invece è opportuno sapere prima di avventurarsi nella fotografia sportiva

Per ogni uomo che salta, corre o tira calci a un pallone ce n’è un altro che scatta fotografie. Non di soli paesaggi, infatti, si nutre l’occhio del fotoamatore che, dopo un consueto periodo di apprendistato fatto di panorami e ritratti alla fidanzata, comincia ad avvertire il bisogno di produrre immagini più interessanti e confacenti alla propria passione. Lo sport è uno di quei temi che riassumono un po’ tutte le branche della fotografia ed è ritenuto, a torto, esclusivo appannaggio di professionisti danarosi che possono contare su costose attrezzature. Ciò poteva essere vero fino a qualche anno fa, quando la diffusione della fotografia digitale non era ancora così capillare e acquistare una reflex capace di una buona cadenza di ripresa completa di un teleobiettivo abbastanza potente non era cosa alla portata di tutti. Una grossa mano l’ha data la tecnologia che ha profuso nelle moderne fotocamere digitali caratteristiche tali (potenti zoom, scatto a raffica, buona efficienza dell’autofocus), da permettere anche al fotografo occasionale di strappare una buona foto sportiva senza per questo dover svuotare il portafogli. Al di là dell’aspetto prettamente tecnologico non si deve dimenticare che pochi eventi riscuotono tanto successo tra i fotografi, professionisti e non, come lo sport. Il motivo probabilmente risiede nel fatto che quel fotogramma, strappato a forza di scatti molti dei quali sbagliati, rappresenta un po’ il tentativo di appropriarsi, in qualche modo, dell’anima sportiva del soggetto ritratto.

Primo: immedesimarsi Una regola non scritta della foto di sport dice che la percentuale di immagini buone è direttamente proporzionale alla conoscenza della disciplina sportiva che ci si appresta a fotografare. Sarà banale eppure, al di là delle competenze fotografiche (comunque indispensabili per ottenere risultati tecnicamente corretti), le foto saranno tanto più interessanti quanto più la nostra conoscenza di quella disciplina e dei suoi protagonisti è elevata. Questo non significa che dobbiamo saper battere una punizione come Del Piero e nemmeno che dobbiamo riuscire a correre gomito a gomito con Leroy Burrell. Chi scrive pratica, sia pur a livello di dopolavoro, basket e tennis che, guarda caso, sono proprio le discipline che meglio riesce a rappresentare attraverso la macchina fotografica. Se avete una particolare passione per uno sport o se, ancora meglio, lo praticate, sarà molto più semplice riuscire a scattare delle fotografie che riproducano con soddisfazione il gesto atletico. Ogni disciplina sportiva ha i suoi riti e i suoi tempi, le sue modalità di espressione che non si possono conoscere fino in fondo se non dopo averle provate in prima persona. Un assist del basket, un colpo di testa nel calcio o un passante lungolinea nel tennis, sono momenti talmente rapidi e improvvisi che… possono essere previsti solo dai veri appassionati. Fate attenzione, quindi, alla disposizione attorno all’area di gioco. Questa non deve essere casuale ma deve considerare per esempio fattori come il tipo di inquadratura (panoramica o stretta sul soggetto), la distanza tra l’apparecchio fotografico e il soggetto e il fattore d’ingrandimento dell’obiettivo montato sulla digicam. Ma questa è solo una prima approssimazione, perché le variabili da prendere in considerazione cambiano da sport a sport. Nel caso del calcio, per esempio, chiedetevi qual è il piede preferito da Totti (As Roma), o nel basket quale sia la parte del campo che Siskauskas (Benetton Treviso) ama per tentare un tiro da tre (laterale o centrale); nel rugby, poi, sono belle sia le immagini riprese in difesa in cui sono più frequenti i placcaggi, sia quelle scattate in attacco dove i giocatori effettuano in linea una serie di passaggi avvicinandosi alla linea di meta.

Secondo: la tecnica Anche la fotografia sportiva, come ogni altro genere fotografico, non può prescindere da una solida conoscenza della tecnica fotografica. Non si può pretendere di realizzare delle buone fotografie lasciando la fotocamera impostata in automatico, una consuetudine (sbagliata) comune alla maggior parte dei fotografi alle prime armi. Ogni disciplina sportiva ha le sue modalità di sviluppo che per essere rappresentate nel migliore dei modi necessitano di un utilizzo dell’apparecchio fotografico ad hoc. Tempi di esposizione, sensibilità ISO,modalità di messa a fuoco, cadenza di ripresa, sono le variabili più importanti dell’apparecchio fotografico che devono essere tenute costantemente sott’occhio e mai lasciate al caso, perché da esse dipendono non solo l’effettiva bontà dell’immagine fotografica ma soprattutto la differente rappresentazione della luce e del movimento. Poche semplici regole ci permetteranno di ?dominare? la scena che guardiamo attraverso il mirino o il display LCD della digitale, regalandoci la certezza di una immagine soddisfacente e prossima a quello che avevamo immaginato prima di premere il pulsante di scatto. Senza dilungarci troppo nell’analisi approfondita degli aspetti tecnici, che potete trovare anche nell’articolo di pagina 88, ricordatevi che, a meno di sport non particolarmente atletici come il bowling e il biliardo, tutti gli altri hanno in comune il movimento: sia quando questo è prodotto attraverso mezzi di locomozione (auto, moto, barche, eccetera), sia quando sono le gambe a variare la posizione dei soggetti all’interno dell’area di gioco. A questo punto le opzioni sono due: potete riprodurre la sensazione di movimento attraverso il ?mosso controllato? cioè adottando un tempo di esposizione abbastanza lento (1/15 ? 1/60 di secondo), oppure ottenere il contrario provando a ?congelare? l’istante che conta scegliendo tempi di otturazione molto brevi (1/250 ? 1/1000 di secondo). Se volete evitare di sbagliare o se non avete tempo (o voglia) di regolare con calma le impostazioni della fotocamera, il programma ?sport?, disponibile praticamente su ogni tipo di fotocamera digitale, farà al caso nostro; una soluzione questa forse non molto gradita ai fotografi più esperti ma che riuscirà a trarre d’impaccio quelli meno competenti, permettendo loro di concentrarsi solo sull’inquadratura e sull’attimo che conta.

L’articolo continua a pag. 20 di Foto Idea n. 4

Autore: ITespresso
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