Diritto all’oblio, Google ha bocciato metà delle richieste

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Su 90 mila richieste di diritto all’oblio ricevute, Google ne ha respinte circa la metà, ammettendone più di 45.000

Goole ha incontrato le authority dell’Unione europea per discutere le implicazioni del controverso Diritto all’oblio. Su 90 mila richieste di diritto all’oblio ricevute, Google ne ha respinte circa la metà, ammettendone più di 45.000. Si tratta di richieste di rimozione link ritenuti “inadeguati o non più pertinenti”, perché magari datati e superati.

Il gruppo di lavoro dei Garanti Privacy europei si è riunito a Bruxelles, dove ha dato appuntamento ai rappresentanti dei motori di ricerca.

I Garanti privacy hanno domandato a Google perché la rimozione dei link avvenga solo dnela versione europea del motore di ricerca. Sono state chieste delucidazioni anche sulle notifiche inviate dopo l’eliminazione dei link. Oltre a rappresentanti di Google, al tavolo dei Garanti Privacy Ue erano presenti anche Microsoft per il motore di ricerca Bing e Yahoo!.

Anche Bing ha seguito l’esempio di Google, mettendo online un modulo da compilare online per inoltrare la richiesta di rimozione dei link.

Secondo StatCounter, Google detiene il 93% delle ricerche online in Europa, contro il 2.4% di Bing e l’1.7% di Yahoo!. Sebbene il market share di Bing in Europa sia meno di un decimo di quello di Google, non va dimenticato che il motore di ricerca è di default su Windows Phone, il sistema operativo dei Nokia Lumia, fra l’altro.

Diritto all'oblio, respinte da Google metà delle richieste
Diritto all’oblio, respinte da Google metà delle richieste

Nel frattempo è stato creato un sito Hidden From Google che chiede agli utenti di aggiungere i link rimossi dalla lista. Il diritto alla trasparenza e alla memoria dovrebbe essere priorità in una democrazia.

Il diritto all’oblio è una peculiarità europea. Il verdetto è nato dal caso Google Spain vs Agencia Española de Protección de Datos (Aepd), che ha coinvolto la Corte di Giustizia europea. Il verdetto della Corte di Giustizia europea, che sancisce il Diritto all’oblio sui motori di ricerca e sui social network, ha suscitato forti perplessità: “Il diritto all’oblio è un terreno minato, criticato dai sostenitori della libertà d’espressione (free speech), ma chiesto a gran voce dai fautori del diritto alla privacy, desiderosi di rimuovere tracce digitali “non più rilevanti” da Internet. Una vittoria per la protezione dei dati personali, secondo il commissario della Giustizia dell’Unione Europea, Viviane Reding. Ma in realtà un tale diritto potrebbe ledere il funzionamento dei motori di ricerca. Secondo Ernst & Young, la “sentenza europea è un terremoto per chi archivia dati”. La società d’analisi Ovum ha dichiarato: “La Corte sostiene che se anche un motore non può diventare un “controllore” di dati personali su siti di terze parti, esso è un “controllore” dell’indice del motore di ricerca che riporta i link a URL rilevanti, in base a parole chiave; in teoria esso può bloccare certi risultati di ricerca“.

Autore: ITespresso
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