Il diritto all’oblio mette in difficoltà Google

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Le cifre delle richieste di diritto all'oblio nella UE, dopo la controversa sentenza
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Dall’Italia sono giunte 6 mila richieste: oltre 70 mila in tutta la UE. Ma la de-indicizzazione di articoli giornalistici in Gran Bretagna, mostra le difficoltà di Google nell’applicare la controversa sentenza della corte di Giustizia europea sul diritto all’oblio. Un diritto alla privacy che si sta trasformando in censura online

La sentenza della Corte di Giustizia europea sul diritto all’oblio ha già prodotto le prima gaffe: Google aveva cancellato pezzi del quotidiano Guardian, link della Bbc e altri casi sono stati segnalati dal Mail Online. A non essere più indicizzati sono articoli giornalistici. Il diritto all’oblio si sta trasformando in una forma strisciante di censura online? Il caso più eclatante riguarda quello di un banchiere, Stan O’Neal, ex manager di Merrill Lynch, destituito del suo incarico a causa di pesanti perdite arrecate alla banca. Ma il Guardian non aveva mai ricevuto alcuna segnalazione di errori o denunce in merito agli articoli, che dunque, all’epoca della pubblicazione, erano stati giudicati accurati e fondati: tanto che nessuno ha chiesto alla versione online del giornale di eliminare i pezzi.

Il diritto all’oblio è una peculiarità europea. Infatti cercando le stesse informazioni nella versione statunitense Google.com, i link sono tuttora indicizzati. Alla redazione del  Guardian la “cancellazione” è stata segnalata con una notifica automatica.

Ma la decisione di rendere i link invisibili ed introvabili agli occhi dei cittadini europei, sta mettendo Google in difficoltà. In gioco è il bilanciamento fra diritto all’oblio e libertà di stampa. A Google è stato chiesto di fare l’arbitro in una partita complessa, ma non è semplice bilanciare il diritto alla privacy dei singoli con il diritto alla memoria del pubblico. Ma la de-indicizzazione di pezzi giornalistici fa temere a una forma di censura.

Fra l’altro, la richiesta di rimozione invece di far dimenticare un nome o una vicenda, produce risonanza: la de-indicizzazione diventa un boomerang. Anche Electronic Frontier Foundation (EFF) mette in guardia dall’effetto boomerang: lo sforzo di far dimenticare un fatto, finisce per mettere la vicenda sotto i riflettori, con maggior attenzione rispetto a prima. Questo canale non appare il miglior modo per far dimenticare qualcosa. Anzi, è l’opposto.

I casi del Guardian e della Bbc mettono in risalto i nervi scoperti nell’esecuzione del verdetto: non è chiaro chi abbia chiesto a Google di deindicizzare i link del Guardian dal motore di ricerca (link visibili però sul sito del giornale); nel caso del blog della Bbc non è chiaro se la richiesta riguardasse i commenti più che lo stesso post scritto dal giornalista. Le oltre 70 mila le richieste di rimozione ricevute da Google stanno creando un caos informativo.

Dall’Italia sono giunte 6 mila richieste. La reputazione online non appare in cima alle priorità degli italiani, dunque il nostro Paese si piazza in quinta posizione.

Google in difficoltà con la sentenza sul diritto all'oblio nella UE
Google in difficoltà con la sentenza sul diritto all’oblio nella UE

Il verdetto è nato dal caso Google Spain vs Agencia Española de Protección de Datos (Aepd), che ha coinvolto la Corte di Giustizia europea.

Il Guardian afferma che se l’intento del giudice non è censurare, deve rendere trasparenti i criteri con cui Google applica la sentenza sul diritto all’oblio, in modo che gli editori possano capire come affrontare la sfida, senza subire ingiuste de-indicizzazioni. Da parte sua, Google afferma di ascoltare i feedback e di lavorare con i Garanti Privacy.

Adesso la palla passa alle autorità europee, che dovranno capire come risolvere il problema, trovando il giusto bilanciamento fra diritto all’oblio e alla trasparenza, senza censurare e mettere a rischio la libertà di stampa. Al momento la sentenza ha generato caos: era decisamente meglio prima.

UPDATE: I link sono stati ristabiliti. Google ha fatto marcia indietro su alcune delle rimozioni denunciate. Rimane il problema dell’inapplicabilità della sentenza della Corte di giustizia europea sul diritto all’oblio.

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