Diritto all’oblio, un anno dopo

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Diritto all'oblio, Google: dall'Italia poche richieste
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A un anno dall’introduzione in Europa del Diritto all’oblio, Google fa il punto: dall’Italia sono giunte poche richieste

A un anno dall’introduzione in Europa del Diritto all’oblio, il motore di ricerca Google fa il punto: dall’Italia sono giunte poche richieste. La sentenza sul diritto all’oblio non riguarda solo Google, ma tutti i motori di ricerca, da Bing a Yahoo!.

Diritto all'oblio, Google: dall'Italia poche richieste
Diritto all’oblio, Google: dall’Italia poche richieste

Il 13 maggio di un anno fa, la Corte di giustizia UE, rispondendo al reclamo di un cittadino spagnolo, introduceva il Diritto all’oblio per i residenti in Europa. Sommersa da una pioggia di critiche da parte di esperti, anche perché considerata inapplicabile, la sentenza – secondo cui un cittadino europea può fare richiesta, con certi requisiti, di cancellare link che lo riguardano – arriva al suo primo bilancio.

Google ha rimosso più di trecentomila URL. Attualmente il motore di ricerca ha ricevuto 254.271 richieste per rimuovere quasi un milione di URL, e ne ha cancellati 322.601, pari al 41,3%.

La hit dei principali siti oggetto delle rimozioni, mette Facebook al primo posto, seguita da Google, YouTube, Badoo, Twitter.

Google ha illustrato una ventina di case history, per illustrare come si applica il Dritto all’oblio: “Una donna ci ha chiesto di rimuovere un articolo risalente a decenni fa, relativo all’omicidio di suo marito, in cui era citato il nome della donna. Abbiamo rimosso la pagina dai risultati di ricerca relativi al suo nome. (…)
Abbiamo ricevuto da una persona diverse richieste di rimozione di 20 link ad articoli recenti sul suo arresto per reati finanziari commessi in ambito professionale. Non abbiamo rimosso le pagine dai risultati di ricerca
“.

Secondo Ernst & Young, la “sentenza europea è un terremoto per chi archivia dati”.

Ma la sentenza è una vittoria per la protezione dei dati personali, secondo l’ex commissario della Giustizia dell’Unione Europea, Viviane Reding.

Il verdetto sul Diritto all’oblio sui motori di ricerca e sui social network, ha suscitato forti perplessità, perché va in rotta di collisione con il free speech e il diritto alla trasparenza: “Il diritto all’oblio è un terreno minato, criticato dai sostenitori della libertà d’espressione, ma chiesto a gran voce dai fautori del diritto alla privacy, desiderosi di rimuovere tracce digitali “non più rilevanti” da Internet. Tim Berners-Lee, padre del Web, ha dichiarato che il diritto all’oblio mina le fondamenta del Web.

Autore: ITespresso
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