Disabile in video, il padre ritira la querela a Google

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Il figlio era stato umiliato e ripreso da compagni di scuola. Il video di cyber-bullismo era stato uplodato su Google Video. Il processo è stato aggiornato al prossimo 17 marzo

Colpo di scena nel processo contro Google Italia: il padre ritira la querela a Google. Lo riporta Quotidiano.net. Bullismo, video choc, violenza, vessazion i contro un ragazzo down: un video umiliante, fatto di maltrattamenti e offese contro un inerme ragazzo autistico, ha portato Google Italia in tribunale.

Il giudice della quarta sezione del Tribunale, Oscar Magi, ha ammesso come parte civile il Comune di Milano nella persona del difensore civico (in relazione alla diffamazione) e l’associazione Vividown, offesa nel video per entrambi i capi di imputazione. Il processo è stato aggiornato al prossimo 17 marzo.

David Carl Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy e oggi Senior vice presidente e dirigente del servizio legale), George De Los Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione), Peter

Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l’Europa di Google) e Arvind Desikan (responsabile progetto Google Video per l’Europa), da oggi devono difendersi in un Tribunale italiano dall’accusa di concorso in diffamazione e violazione della legge sulla privacy. L’ indagine era stata avviata nel 2006. “Mentre ci preme rinnovare la nostra solidarietà alla famiglia del ragazzo e alla associazione Vividown, crediamo fermamente che questo procedimento non riguardi Google Video e quello che è successo, ma riguardi Internet come la conosciamo: un ambiente aperto e libero“, commentava un portavoce di Google, già lo scorso luglio. Il caso ViviDown potrebbe diventare un precedente, soprattutto per YouTube in Italia.

Vividown ha risposto alle accuse di censura, respingendole completamente: l’associazione, che difende il ragazzo autistico, usa quotidianamente Internet e non ha intenti censori.

A portare all’attenzione pubblica il caso, nel mondo anglosassone, è stata International Association of Privacy Professionals (IAPP). Google Italia si è finora difesa affermando di fornire un servizio come fa un postino (un semplice intermediario) e, appena le è stato segnalato il video incriminato, lo ha rimosso e ha permesso che i responsabili del reayo venissero identificati e affidati alla Giustizia italiana. Google non può essere considerata colpevole di un’intermediazione. Ma In Italia quattro manager rischiano il carcere. Il procedimento è stato rinviato al 19 febbraio. Per la sentenza, sono previsti mesi. Il Comune di Milano ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo.

Autore: ITespresso
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