Disabili sul lavoro, limitata presenza tecnologie assistive

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Il primo Rapporto di un nuovo Osservatorio – ICT Accessibile e Disabilità, promosso dalla School of Management e dall’ICT Institute del Politecnico di Milano, insieme alla Fondazione Asphi Onlus

C’è una limitata presenza di tecnologie assistive (25%) e di interventi ad hoc sui Sistemi Informativi per migliorarne l’accessibilità da parte delle persone con disabilità (14%). Le imprese tendono quindi ad assumere persone con disabilità che non ne compromettano l’utilizzo delle tecnologie informatiche o a far svolgere loro mansioni che non richiedono l’accesso ai sistemi informativi, con un approccio che si può definire di “dissoluzione del problema” . È questo il primo Rapporto di un nuovo Osservatorio – ICT Accessibile eDisabilità, promosso dalla School of Management e dall’ICT Institute del Politecnico di Milano, insieme alla Fondazione ASPHI Onlus, con survey e casi studio su un campione di 165 fra Responsabili dei Sistemi Informativi e delle Risorse Umane di grandi imprese operanti in Italia.

L’obiettivo è di comprendere criticamente il ruolo che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno svolgendo – e potranno

svolgere in futuro – nell’integrazione o nell’esclusione delle persone con disabilità di diversa natura, visiva, uditiva, intellettiva, motoria, sia nella vita aziendale sia nella società in generale. “Il W3C (World Wide Web Consortium), dell’Osservatorio – ha aggiunto Carlo Gulminelli Vice Presidente Fondazione ASPHI onlus – è stato ed è un agente fondamentale nel definirne le linee guida di sviluppo. Nel contempo, lo sviluppo della tecnologia suggerisce una particolare attenzione circa le necessità di aggiornamento di quanto finora consolidato in materia, per poter assicurare le condizioni di accessibilità nei nuovi contesti tecnologici ed applicativi, in particolare per quanto viene ora proposto dalle tecnologie Mobile & Wireless“.

La Ricerca mette bene in evidenza come ad oggi il problema dell’accessibilità dei sistemi informativi da parte del personale con disabilità sia “dissolto” a monte da molte imprese – ha sottolineato Andrea Rangone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio ICT Accessibile e Disabilità, presentando la ricerca –che, infatti, tendono ad assumere persone con disabilità che non compromettono l’utilizzo delle tecnologie informatiche e/o fanno svolgere loro mansioni in cui non è necessario l’utilizzo delle stesse se la disabilità lo impedisce. E’ evidente il rischio, con questo approccio, di escludere proprio quelle persone con disabilità che sono in grado, per capacità personali, di svolgere ruoli aziendali in cui è necessario l’accesso ai sistemi informativi, ma che richiedono, per poterlo fare, di adeguati interventi sui sistemi informativi (a livello, ad esempio, di tecnologie assistive)”.

Per rendere un sito effettivamente usabile – ha concluso Paolo Paolini –ICT Insititute del Politecnico di Milano – ed usato da tutte le categorie di utenti è fondamentale lavorare alla “qualità della experience”, non limitarsi ai tecnicismi e affrontare il problema con l’approccio del “design

for usability

“. Questa strada, nonostante risulti essere quella più faticosa e costosa, è l’unica che può portare a dei risultati concreti.”

Le organizzazioni si attivano per cercare di soddisfare gli obblighi previsti dalla legge, effettuando assunzioni di dipendenti con diverse condizioni di disabilità, orientandosi in particolare sulle persone caratterizzate da disabilità motoria (90%). Sono il 6% i disabili uditivi, 2% quelli visivi e 2% anche quelli

intellettivi. I dipendenti con disabilità lavorano in tutte le funzioni aziendali, con una netta prevalenza (80%) nelle funzioni di supporto come

l’amministrazione, pianificazione strategica, finanza e controllo, sistemi informativi, organizzazione e risorse umane. Il 65% lavora nei call center,

il 53% nelle operations e nella logistica e il 30% nel marketing e nel commerciale. Sono per lo più impiegati (94%), nonostante in alcune imprese

occupino anche posizioni di quadro (31%) e dirigenti (5%). Interrogati su quali siano le motivazioni che hanno portato all’assunzione di dipendenti

con disabilità, i Responsabili delle Risorse Umane indicano sempre la necessità di soddisfare un obbligo previsto dalla legge, solo nel 36% dei

casi azioni di responsabilità sociale e solo nel 3% dei casi motivazioni legate essenzialmente alle “abilità” del candidato.

Le figure principalmente coinvolte nella gestione del personale con disabilità sono nella maggior parte dei casi i Responsabili delle Risorse

Umane (88%) ed i capi diretti dei dipendenti con disabilità (64%), mentre il coinvolgimento dei Responsabili dei Sistemi Informativi risulta essere

ancora limitato (6%). Le analisi sembrano indicare sia una scarsa presenza di politiche ad hoc per i lavoratori con disabilità (21%), sia la mancanza nella maggior parte delle imprese di attività di sensibilizzazione e di interventi per facilitare l’accoglienza e l’inserimento di queste persone (presenti solo nel 33% dei casi); elementi spesso fondamentali per la loro integrazione nel contesto lavorativo. Questo quadro viene confermato anche dall’analisi condotta su un campione statisticamente significativo di 1060 PMI, operanti in Italia in diversi settori industriali. Considerando le imprese in cui sono presenti dipendenti con disabilità (33%), solo una parte di queste ha dotato di tecnologie assistive i propri lavoratori con disabilità (21%), per consentire loro

l’accesso ai Sistemi Informativi aziendali.

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