Disaster recovery ‘particolari’

DataStorage

Quella del disaster recovery è una disciplina particolarmente delicata e non può limitarsi alla previsione dei cosidetti disastri ‘classici’ come per esempio terremoti e inondazioni.

Normalmente, quando mi chiedono di definire il concetto di disaster recovery prendo a prestito la frase di un celebre film e rispondo:”disaster recovery significa non dover mai dire mi dispiace“. Mi dispiace ma non potevo immaginare che si potesse allagare proprio la nostra sala server, mi dispiace ma non potevo sapere che un incendio avrebbe distrutto i nostri sistemi di backup, mi dispiace ma non potevo sapere che ? Sapere che cosa? Certo è difficile prevedere l’imprevedibile e il gran numero di eventi ‘drastici’ che possono minacciare i nostri dati sono veramente innumerevoli, e spesso così statisticamente remoti da essere effettivamente impossibili da prevedere.

Un esempio ci viene offerto da una società che aveva regolarmente progettato e implementato quello che considerava un soddisfacente piano di Disaster Recovery (DR). La scorsa estate, a causa di un’improvvisa interruzione dell’alimentazione elettrica si è reso necessario intervenire manualmente per attivare i generatori d’emergenza. Appena sollevato il coperchio che permetteva di accedere agli interrutori ecco la sorpresa?un nido di vespe. Dopo alcune punture l’incaricato all’attivazione degli interrutori si è trovato costretto a battere in ritirata inseguito da un furioso sciame di vespe che, evidentemente, stava mettendo in atto un personalissimo piano di disaster recovery per il proprio alveare. L’intervento delle squadre di bonifica ha richiesto parecchie ore, durante le quali i sistemi sono rimasti inutilizzabili, i dati inaccessibili e il complesso piano di disaster recovery si è trovato completamente ‘spiazzato’. Questo semplice esempio evidenzia come erroneamente molte società nel considerare il proprio piano di disaster recovery si fermino alle catastrofi ‘più comuni’, come terremoti, inondazioni e incendi. Molti eventi catastrofici ‘non convenzionali’ possono influire sulle normali operazioni di una società impedendo l’accesso ai dati fondamentali, ai sistemi di backup e agli stessi locali, bloccando l’operatività del personale. Per cercare di limitare al minimo i danni bisognerebbe estendere il piano di disaster recovery cercando di identificare quanti più casi ‘anomali’ sia possibile, senza limitare la fantasia. Ovviamente non potranno mai essere contemplati tutti i casi possibili, ma almeno si ridurrà ulteriormente il numero di quelli non previsti nell’originario piano di DR, basato sull’identificazione classica degli eventi più comuni. Inoltre, nel caso si verificasse un disastro ‘non convenzionale’ dovranno essere previste alcune situazioni di recupero, come per esempio la possibilità di accedere ai dati remotamente, oppure la possibilità di poter effettuare il restore dai dati di backup su altri sistemi che possano essere temporaneamente utilizzati come server in sedi remote. Nel caso in cui si decida di ripristinare i dati di backup su sistemi remoti da utilizzare temporaneamente come server, ci si deve ovviamente ricordare di implementare una nuova politica di backup in quanto i sistemi di ‘scorta’ diventeranno, da quel momento, quelli principali a tutti gli effetti. Inoltre, quando sarà possibile accedere nuovamente ai sistemi principali, la prima operazione da compiere sarà quella di riallineare gli archivi principali con quelli utilizzati nel frattempo sui server decentrati.

Autore: ITespresso
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