Do you speak Pc?

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Incontri ravvicinati con la tecnologia per generare traduzioni automatiche: un approccio abbastanza dettagliato sulle metodologie adottate, sui risultati ottenibili e, soprattutto, sull’affidabilità degli applicativi in commercio

La traduzione automatica rappresenta un classico campo di applicazione in cui l’intelligenza artificiale è lontana anni luce dal riuscire a emulare l’intelligenza umana. Per comprendere le motivazioni del lento progredire nel settore delle traduzioni è indispensabile capire sia come si evolve la tecnologia in generale, sia avere ben chiari alcuni fondamenti della linguistica, indispensabili per poi parlare di linguistica computazionale. Anzitutto, come tutti sappiamo, il progresso dell’hardware è decisamente più rapido di quello software: oggi è disponibile in commercio un’architettura hardware a 64 bit – ci riferiamo alle soluzioni proposte da Amd e Intel – ma non ancora disponibile è il sistema operativo Windows, capace di sfruttarla adeguatamente. La stessa cosa capita nel campo delle schede grafiche innovative, che vedono passare parecchio tempo prima che l’utente possa acquistare videogame capaci di spremerle al massimo. Nel campo del software, il progresso è destinato ad avanzare più lentamente, con velocità diverse a seconda del settore specifico di appartenenza. L’evoluzione più lenta è senza dubbio individuabile nelle traduzioni automatiche tra lingue diverse. In apparenza sembrerebbe di avere a che fare con una situazione tra le più semplici (si tratta, tutto sommato, di elaborare testi) ma, come ora vedremo, le difficoltà sono davvero numerose.

Autore: ITespresso
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