Donne e ICT: "la rivoluzione silenziosa"

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Una ricerca condotta dal Forum per tecnologia dell’informazione (Fti)
per il Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

La ricerca, intitolata “Donne, Ict, potere, innovazione. La trasformazione silenziosa” e presentata la scorsa settimana, è stata diretta da Giorgio Pacifici e Serena Dinelli, rispettivamente presidente ed esperta del Fti, che si sono basati su una letteratura in lingua italiana di documenti reperiti in archivi e sul web (200 schede biblio-webgrafiche), per delineare lo stato attuale, in Italia, del rapporto tra donne e nuove tecnologie. Ne emerge una figura femminile complessa e articolata. Se da un lato la possibilità di accesso al mondo Ict rimane molto diversa per uomini e donne, sono le donne stesse ad avvicinarsi alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, grazie anche all’apporto fondamentale di promozione da parte di istituzioni, associazioni, imprese. In rete, per esempio, già nel 2001, sono connesse più donne che uomini; il 40% degli iscritti alla Patente informatica europea è costituito da donne. Presenza in crescita anche nei percorsi formativi: alle facoltà di Ingegneria, le donne iscitte sono il 17%, ovvero sono quasi quadruplicate in dieci anni. Per quanto riguarda l’occupazione, il settore Ict/New economy ha un livello occupazionale inferiore a quello di altri settori, in Italia: si stima che le donne rappresentino il 13-15%; sono prevalentemente laureate, occupano ruoli rilevanti (quantitativamente e qualitativamente) nelle aree della comunicazione interna ed esterna e sul web, nei sistemi informativi, nella sicurezza informatica, nella formazione a distanza e multimedialità, ma, anche a parità di ruolo, guadagnano meno dei colleghi uomini (gli stipendi arrivano ad essere inferiori fino al 35%). La presenza femminile resta invece minima ai livelli decisionali, dato che del resto rispecchia la media del paese: solo il 12,8% dei dirigenti è donna. Secondo Francesca Santoro, vicepresidente del Cnel e coordinatrice del gruppo di lavoro intercommissioni per le pari opportunità, “in generale le nuove opportunità rappresentate dall’Ict hanno reso le donne più protagoniste ma non automaticamente vincenti, a causa di stereotipi culturali persistenti e che storicamente hanno finito per scoraggiare l’accesso delle donne a ruoli di prestigio nel settore tecnico-scientifico”, “molta strada resta ancora da fare per cogliere a pieno i vantaggi di una positiva relazione tra donne e innovazione tecnologica. La sensibilità femminile è, infatti, molto vicina alle modalità che caratterizzano il lavoro nell’Ict, in cui preziose sono le connessioni, l’interdisciplinarietà, la trasmissione di conoscenze”. Secondo Silvia Costa, coordinatrice del gruppo pari opportunità della Commissione politiche del lavoro e sociali del Cnel, nonostante il “forte incremento delle donne nella formazione, nella ricerca universitaria, nelle imprese e nel management, le donne sono ancora concentrate, come dipendenti, nelle professioni più dequalificate, nei call center, nell’uso più che nella realizzazione e progettazione delle tecnologie”, anche se “le caratteristiche femminili sono le più adatte al lavoro nell’Ict, meno gerarchico e più collaborativo, in rete, orientato al risultato, sensibile ai valori che l’impresa afferma”.

Autore: ITespresso
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