Donne e tecnologia, un matrimonio complesso

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Dalle quote rosa in politica alla necessità di spingere l’occupazione nell’universo femminile. Un interesse e una preoccupazione crescenti, che coinvolgono aziende, istituzioni, uomini e donne

Mi ha colpito un articolo di Dacia Maraini sul Corriere della Sera del 29 novembre. Titolo chiaro: “Noi discutiamo di quote rosa e la strage si compie in silenzio”. Messaggio forte: “… Il timore è che, cacciata dalla porta, la guerra tra i sessi rientri dalla finestra, funestando la convivenza fra uomini e donne…”. Si parla di guerre e di un mondo in cui centinaia di donne non rispondono all’appello demografico secondo l’ultimo rapporto dell’Onu. Niente a che vedere con l’articolo che mi accingo a scrivere – tratterà “solo” di donne e tecnologia -, ma il richiamo a una “guerra tra i sessi”, che ai più fa sorridere, torna e ritorna. È una battaglia con due facce: quella delle donne contro sé stesse, che temono di non essere in grado di affrontare e svolgere con lode compiti in ambito tecnologico e quella delle donne contro gli uomini, che per formazione e scelte lavorative trovano più naturale avvicinarsi alla tecnologia (e si credono migliori). Dopo tutto c’è chi pensa che la donna abbia meno capacità degli uomini. Proprio recentemente, un professorone di Harvard, il suo rettore per l’esattezza, Lawrence Summer, ha sentenziato senza alcun pudore: “…È una questione di biologia….”. Le donne, secondo Summer, non hanno capacità intellettive per gli argomenti tecnico/scientifici, come la matematica e la scienza. Cosa, invece, naturale nell’uomo. Per fortuna, molti studi e il cambiamento in atto nelle nuove generazioni sottolineano la tesi secondo la quale le donne, pur con un approccio diverso, hanno le medesime chance di successo dei loro colleghi maschi. Anche nell’ambito delle materie, e successivamente nei ruoli, altamente scientifici e tecnologici.

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