Dopo SOPA, Hollywood s’interroga sulla guerra alla pirateria

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La lezione che Angry Birds ha tratto dagli errori delle “crociate anti pirateria” è che è giunta l’ora di smettere di trattare i clienti come utenti ma considerarli i propri fan. Hollywood trema: che succede dopo SOPA?

L’altro giorno Mikael Hed, Ceo di Rovio, l’azienda di Angry Birds (l’applicazione gioco per smartphone e tablet che ha registrato centinaia di milioni di download) ha sostenuto le “ragioni della pirateria“. Alla Midem conference a Cannes, il Ceo di Rovio ha schockato la platea affermando: “La pirateria può non essere una brutta cosa: può anche far crescere il business alla fine della giornata“. Lo riporta il Gurdian.

Gli USA sono ancora scossi dalla “SOPA war“, la serrata del Web, che – da Wikipedia a Google – ha mostrato al mondo quanto la Silicon Valley sia attrezzata per fare pressione su Washington per cambiare, o fare retromarcia, sulle legislazioni anti pirateria volute da Hollywood. Pochi giorni dopo “la giornata anti SOPA”, molti siti Web importanti, perfino quelli istituzionali polacchi, venivano buttati giù dalle crew di Anonymous per dimostrare che i cittadini digitali europei non vedono di buon occhio il trattato ACTA sull’anti contraffazione e anti pirateria di buon occhio. omè andata a finire con la “SOPA all’italiana“, l’emendamento dell’onorevole Fava, lo sappiamo tutti: cassato, dopo l’alzata di scudi di Agorà digitale, siti informativi come ITespresso.it e Confindustria Digitale (che, pur essendo contro la pirateria, riteneva l’emendameno Fava un boomerang, “inutile e dannoso”).

Dopo questa sequela di fatti, rifacciamo il punto. I “paladini del copyright” escono con le ossa rotte dagli “scontri digitali”, fortunatamente pacifici, con i Netizen (net citizen, letteralmente: cittadini della Rete)? Che cosa possono fare per recuperare il gap e ricucire il “rapporto di fiducia” che esiste fra gli utenti e le Major?

Vediamo un po’. Il Guardian riporta che il boss di Rovio, Hed, parlava a un’audience dell’industria  musicale, scottata da oltre un decennio prima da Napster e poi dalla pirateria, spiegando quali errori l’industria musicale ha commesso con la pirateria: abbracciare i pirati – invece di colpevolizzarli e chiederne l’arresto – avrebbe generato nuove schiere di fan. La lezione che Angry Birds ne ha tratto è che è giunta l’ora di smettere di trattare i clienti come utenti ma considerarli i primi fan (come Apple fa con i fanboys). Oggi Rovio si chiede quanti fans ha, e “se perdiamo la base di fan, il nostro business è alla frutta, ma se cresciamo la nostra fan base, i nostri business cresceranno.”. Portare i pirati alla sbarra in tribunale (ndr: vedi il caso Jammie Thomas-Rasset) è “futile” e sarebbe proprio l’ultima freccia per un’azienda per difendere il suo brand. Rovio denuncia che in Asia non tutto il merchandise, legato agli “uccellini arrabbiati”, è legittimo: ma quale sarà la risposta di Rovio per battere la contraffazione? Aprire i primi Retail store di Angry Birds proprio in Cina, e portare il merchandise legittimo a chi lo cerca, ed oggi magari cede alla pirateria (lo sviluppatore di apps spera che i negozi portino 100 milioni di dollari alla casse aziendali). Rovio si quoterà alla Borsa di Honk Kong dal 2013.

Questa lunga premessa, è per dire che la “guerra alla pirateria“, com’è avvenuta fino a ieri, è controproducente. La “SOPA war” oggi viene vista dai Repubblicani statunitensi come un terreno minato, in cui gli oppositori alla proprietà intellettuali appaiono come i vincitori politici. Per Hollywood significa che la Pop-culture di oggi è più pro hacker che pro-detentori del diritto d’autore. L’Hollywood Reporter afferma che gli Studios hanno perso la battaglia per SOPA perché non hanno capito gli avversari: “Sfortunatamente per Hollywood, man mano che i clienti migrano su Internet, sta perdendo non solo il loro denaro, ma anche i loro cuori e le loro menti“.

Negli ultimi 25 anni l’IP enforcement era bipartisan: un concetto sposato sia da repubblicani che dai democratici. Con la battaglia di SOPA, e la storica serrata del Web, si è rotto questo meccanismo. La politica americana si trova di fronte a due constituency, Hollywood da una parte e la Silicon Valley, dall’altra. Oggi su Bloomberg campeggia la notizia che Google, sostenitore numero uno del Presidente Obama, tende la mano ai Repubblicani sponsorizzando un evento legato ai Tea Party: è il ramoscello d’ulivo, per ripianare questa diatriba fra Hollywood e Silicon Valley? Forse. Di sicuro, SOPA ha costretto la politica a stelle e strisce a scegliere fra Hollywood e Internet.

MatadorNetwork ha pubblicato un‘infografica per illustrare perché Hollywood sbaglia a volere SOPA (visto che il 65% del business dell’industria cinematografica ormai deriva dalle “nuove tecnologie”: pay-per-view, satellite, Tv via cavo, video noleggio, vendite Dvd, abbonamenti online, download digitali). Sarà questo un buon motivo per riportare la pace fra Hollywood e la Silicon Valley? Di sicuro, è un buon punto di partenza.

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Hollywood contro Silicon Valley nella SOPA war
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