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La nuova era di WhatsApp, con la condivisione dati con Facebook

La nuova era di Whatsapp, con la condivisione dati con Facebook
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Whatsapp entra in una nuova fase. La popolare app di messaggistica deve iniziare a monetizzare la sua popolarità. Ma quali dati sono condivisi? Come evitare la condivisione dati con Facebook? Rispondiamo a queste domande, riportando i timori del Garante Privacy e le proposte di Bruxelles

Da alcuni giorni Facebook ha deciso che WhatsApp entra in una nuova fase: forte di un miliardo di utenti e 100 milioni di chiamate al giorno, la popolare app di messaggistica deve iniziare a monetizzare la sua popolarità. Ma quali dati sono condivisi? Inoltre, è possibile evitare di condividere dati con Facebook? Qual è la strategia del social network? Perché il Garante Privacy esprime preoccupazione? A queste e ad altre domande intende rispondere il nostro dossier.

WhatsApp condividerà i dati con Facebook. Ecco quali

Settimana scorsa, non troppo a sorpresa, WhatsApp ha annunciato l’apertura alla condivisione di dati con Facebook. Non è un fulmine a ciel sereno, dal momento che il Ceo Mark Zuckerberg aveva reso gratuita l’applicazione e aveva rimandato ogni progetto di monetizzazione alla data in cui anche WhatsApp avesse raggiunto il primo miliardo di utenti.

La nuova era di Whatsapp, con la condivisione dati con Facebook
La nuova era di Whatsapp, con la condivisione dati con Facebook

L’app di messaggistica, con oltre un miliardo di utenti, inizierà a guadagnare, due anni dopo l’acquisizione da 19 miliardi, poi saliti a 22 miliardi di dollari, da parte di Facebook. Infatti WhatsApp ha aperto le porte all’advertising, dopo aver aggiornato le policy della privacy per consentire la ricezione di messaggi testuali di natura business.

All’inizio, WhatsApp avrebbe voluto solo consentire alle aziende e alle organizzazioni di comunicare notizie: per esempio, alle banche di informare riguardo ad operazioni fraudolente o alla compagnia aerea di avvertire i passeggeri del ritardo di un volo. Ma Facebook non si è limitata a questo: le terze parti potranno effettuare pubblicità.

Tutti gli utenti dovranno sottoscrivere entro il 24 settembre i nuovi «termini e dell’informativa sulla privacy» per poter continuare a utilizzare l’app per chattare e telefonare. Nuovi termini che aprono alla condivisione dei dati con Facebook: «Condividi le informazioni del mio account WhatsApp con Facebook per migliorare le mie esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook», ma le chat non verranno condivise con i server dei social network né con gli inserzionisti. La pubblicità sarà mirata sugli interessi degli utenti e geolocalizzata.

Niente banner o spam su WhatsApp. L’app dimessaggistica potrà solo essere utilizzata da terze parti per informare i propri clienti circa i propri servizi anche via chat testuali. Riguardo alla privacy, la crittografia end-to-end continuerà a proteggere le comunicazioni: né WhatsApp né Facebook è in grado di leggere o ascoltare le comunicazioni tra i suoi utenti.

Per chi non esercita il diritto di opt out, ecco i dati che WhatsApp condividerà con le aziende del gruppo Facebook (fra cui spiccano Oculus e Instagram): il numero di telefono; l’ultima volta che è stata utilizzata l’app; la frequenza d’uso WhatsApp; il sistema operativo impiegato; la risoluzione dello schermo; il gestore telefonico usato; il modello di smartphone in uso; il prefisso mobile del Paese.

Come evitare la condivisione dati con Facebook

Per evitare la condivisione è molto semplice, la procedura è semplice: è sufficiente andare su Impostazioni->Account->Condividi le mie info di WhatsApp e eliminare la spunta dal check box relativo. È possibile invalidare la condivisione entro 30 giorni dal 25 agosto, anche se l’opt out non impedisce a Facebook di raccogliere dati relativi all’attività su WhatsApp, ma non si conoscono i dettagli.

Le preoccupazioni del Garante Privacy e il giro di vite di Bruxelles sugli OTT

Gli sviluppatori promettono di rispettare la privacy e di non condividere con nessuno i messaggi e i contenuti scambiati tra gli utenti. Messaggi che si cancellerebbero dai server in automatico non appena letti dal destinatario. Inoltre, Facebook ha abilitato la crottografia end-to-end, la one-to-one encryption dei messaggi, per impedirne la lettura a terzi. Riguardo alla privacy, la crittografia end-to-end continuerà a proteggere le comunicazioni: né Whatsapp né Facebook è in grado di leggere o ascoltare le comunicazioni tra i suoi utenti.

Cento milioni di chiamate al giorno su WhatsApp
Cento milioni di chiamate al giorno su WhatsApp

Ma tutte queste rassicurazioni non fanno dormire sonni tranquilli al Garante Privacy: a capo dell’authority, Antonello Soro ha definito l'”operazione preoccupante”, anche se Facebook già conosce un oceano di dati che riguardano gli utenti e quelli condivisi con WhatsApp paiono solo dettagli marginali, che – come gocce nel mare – non aggiungono granché.

Tuttavia la nuova policy sul data sharing di WhatsApp, presentata il 25 agosto, suscita varie perplessità e malumore fra le associazioni dedite alla tutela della privacy. L’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali ha promesso che terrà i fari accesi: “La questione è all’attenzione del Garante privacy e sarà esaminata a livello europeo insieme alle altre Autorità con le quali sono già in corso contatti. Questa operazione accresce la preoccupazione per la protezione dei dati di milioni di cittadini e dei numerosi utenti di WhatsApp e conferma l’esigenza di una particolare attenzione che gli utenti devono porre nel diffondere informazioni sul web per le possibilità di aggregazione e di interconnessione dei dati di chi opera in Internet, specie da parte degli over the top che offrono una molteplicità di servizi”.

Nel frattempo, la Commissione europea ha in cantiere un giro di vite su Skype e WhatsApp e sugli altri operatori OTT: obiettivo di Bruxelles sono i servizi di comunicazioni online. La UE adombra la concorrenza sleale: i messaggini via Whatsapp o le chiamate via Skype si diffondono, erodendo il business della telefonia tradizionale.

Parlando di WhatsApp e Telegram, per esempio i ministri dell’Interno dei governi nazionali chiedono maggiore equilibrio tra crittografia e privacy, per garantire sicurezza ai cittadini ai tempi dell’Isis. Come si vede, si tratta di temi di scottante attualità, presto sul tavolo della commissione.

Facebook e WhatsApp in cifre

Mark Zuckerberg, Ceo e co-fondatore di Facebook, probabilmente aveva già chiaro l’obiettivo dell’acquisizione di WhatsApp, per sborsare, un paio d’anni, 19 miliardi di dollari, presto saliti a 22; ma aveva promesso che avrebbe aspettato il primo miliardo di utenti, prima di iniziare a monetizzare il servizio, reso di recente gratuito. E così è stato.

Whatsapp apre le porte alla pubblicità
Whatsapp apre le porte alla pubblicità

Google e Facebook rappresentano un duoplio: i due colossi Internet si spartiscono tra l’85 e il 90% della spesa per la pubblicità in Rete. Gli investimenti in advertising saliranno del 4,3% quest’anno e del 4,4% il prossimo. Lo riporta Zenith Optimedia Group (Publicis), secondo cui la spesa in pubblicità totalizzerà 537 miliardi di dollari.

Nel 2011 gli italiani inviavano più di 90 miliardi di Sms, crollati a un terzo nel 2015, a causa della popolarità di apps come Whatsapp.

WhatsApp ha superato la soglia del primo miliardo di utenti al mese e gestisce più di 100 milioni di voice call al mese.

Facebook conta oltre 1,7 miliardi di utenti. Il fatturato frutto dell’advertising sale del 63% a 6.24 miliardi di dollari, secondo FactSet StreetAccount. Ben 1.13 miliardi usano il servizio di streaming. Il fatturato balza in avanti del 59% a 6.44 miliardi di dollari, mentre la componente Mobile raggiunge l’84% del fatturato derivante dalla pubblicità, contro il 76% di un anno fa.

I Big Data e algoritmi sempre più complessi aiutano a delineare e a tenere aggiornato il nostro profilo di consumatore, a partire dalla nostra capacità di spesa, per finire nel mirino di Facebook Ads sempre più mirati, per promuovere acquisti.

WhatsApp, già sbarcato anche su desktop, punta non solo alla èubblicità, ma anche alla produttività: i file creati dalle applicazioni Office di Microsoft – Word, PowerPoint ed Excel – presto potranno essere scambiati dagli utenti di WhatsApp per Android e iOS.