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La via italiana alla banda larga

La via italiana alla banda larga
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Il decreto sulla banda ultra larga è pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Pro e contro del piano Enel OpEn Fiber. I dati di Agcom sul ritardo italiano

L’Italia oggi arranca a una velocità media di connessione è di 5,4 Mbps rispetto ai 17,4 Mbps della Svezia, numero uno in Euro, ed ai 20,5 Mbps della Corea del Sud, numero uno al mondo. L’Italia si piazza in 25° posizione fra i 28 Paesi dell’Unione Europa. Solo questi numeri fotografano il grave ritardo Italiano nella diffusione della banda ultra larga, che invece è fondamentale per portare i servizi della PA digitale in Rete e per consentire alle PMI di scommettere di più sull’e-commerce per aumentare l’export. La broadband è utile anche nel passaggio alla Tv on demand. Il piano della banda ultra larga arriva dopo anni di attesa, pur volendo colmare il divario italiano con il resto d’Europa.

L’analisi di Agcom sullo scenario italiano

Attualmente in Italia ci sono 14,92 milioni di collegamenti in Rete, di cui appena un milione con banda larga superiore ai 30 Mbit.

AgCom fotografa il ritardo italiano nella banda larga
AgCom fotografa il ritardo italiano nella banda larga

Dall’Osservatorio sulle comunicazioni dell’Agcom (dati aggiornati a dicembre 2015), emerge che calano di 350mila unità gli accessi totali alla rete fissa telefonica nell’arco dell’ultimo anno.

Telecom Italia detiene il 58%, ma è in flessione del 2,6% su base annua. In quattro anni, l’ex monopolista ha perso 2,9 milioni di accessi: 1,1 milioni sono migrati verso altri operatori. Wind ha il 13,4%, ma sale di appena lo 0,2%. Fastweb supera la soglia dell’11% in crescita dello 0,9%, tallonata da Vodafone al 10,6% (+0,8%).

Le linee Next generation access (NGA) hanno superato il 7% di quelle complessive: rappresentano il 9,7% delle linee broadband.
A fine settembre hanno oltrepassato le 1,4 milioni di unità, registrando un incremento annuo di circa 670mila linee. Forte di 410 mila linee, la crescita supera il 50% rispetto al 2014.

Fastweb e Telecom Italia, insieme, costituiscono oltre l’83% delle linee Nga. Vodafone (è passata dal 3,8% al 14,9% degli accessi in banda ultra larga, dimostrando di essere in forte ascesa.

Il piano Enel OpEn Fiber

Il piano italiano per la banda ultra larga consiste nel raggiungere il 50% della popolazione con connettività minima di 100 Mega (ma il Governo punta all’85%) e il 100% con connettività di 30 Mega.

Banda larga, entro il 2020 tutta Italia viaggerà a 30 Mega
Banda larga, entro il 2020 tutta Italia viaggerà a 30 Mega

Il decreto sulla fibra ottica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, recepisce la deadline del 2020 per colmare il divario, in linea con gli obiettivi dell’Agenda digitale europea.

Il piano di Enel OpEn Fiber – società capitanata da Tommaso Pompei, ex Wind – prevede la realizzazione della rete di telecomunicazioni in fibra ottica in 224 città italiane situate nelle aree a successo di mercato (cosiddetti cluster A e B). Il piano nelle sue fasi prevede investimenti, da approvare progressivamente, per circa 2,5 miliardi di euro dedicati allo sviluppo della rete, aperta alla partecipazione di altri investitori.

Enel OpEn Fiber agirà solo nel mercato all’ingrosso, nel preparare l’infrastruttura per altri operatori autorizzati. L’ex monopolista elettrico, sfruttando la sostituzione di oltre 32 milioni di contatori in tutta Italia, porterà la fibra ottica nelle case degli italiani.

La prima fase del progetto vede coinvolta Enel che intende portare la fibra ottica in 225 città italiane nell’arco di un triennio. Da subito in 5 città grandi città – Bari, Perugia, Cagliari, Venezia e Catania -, in autunno in altri 5 capoluoghi: Firenze, Genova, Napoli, Palermo e Padova. Lo ha annunciato l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi. La grande esclusa è Roma dove Enel non possiede più la rete, ceduta ad Acea.

Vodafone e Wind hanno siglato da mesi l’impegno a utilizzare la rete messa a punto da Enel (tramite la società Enel OpEn Fiber), contribuendo al ritorno economico dell’azienda controllata dal capitale del Tesoro al 23%.

Il bando di gara per i “cluster C e D“, per le aree a fallimento di mercato, “uscirà il 29 aprile per festeggiare i 30 anni di Internet: e per questo tutti gli operatori faranno una gara“, ma si attende ancora il semaforo verde di Bruxelles. Il fondo dello Stato ammonta a 4,9 miliardi di euro del Cipe, di cui 3,5 già stanziati (2,2 già destinati alle “aree bianche” o a non interesse di mercato).

Le aree cosiddette ‘fallimentari’ per il mercato saranno il vero banco di prova per la riuscita del piano. Infratel (azienda dello Stato) pagherà la rete, mentre Enel o altri eseguiranno i lavori.

Pro del piano Enel: la distribuzione capillare come la rete elettrica; la riduzione dei costi stimata nell’ordine del 40% sulla cablatura tradizionale, con tempi di realizzazione brevi. Oggi l’assenza di connettività rende ogni italiano meno competitivo sul mercato globale: il piano Enel può superare il divario, rendendo l’Italia più competitiva anche nel turismo, visto che ormai si sceglie un hotel in base al WiFi offerto.

Contro: Solo nel 2020 potremo verificare se anche le reti ‘fallimentari’ avranno superato il digital divide, in maniera efficace, o se saranno solo un’occasione ghiotta per consentire a qualcuno di “sventolare la bandierina”, senza aver colmato il gap. Il fatto che il piano parta da 224 città interessate a FTTH (la fibra fino in casa), tutte presenti nei cluster vantaggiosi di mercato, invece che dalle aree a fallimento di mercato, non convince tutti gli addetti ai lavori. Inoltre, Roma è esclusa perché la rete non è di Enel ma di Acea.

Il futuro di Telecom Italia e Fastweb

Alberto Calcagno, Ad Fastweb, ha annunciato che la sua azienda da sola ha messo a punto un investimento di 500 milioni di euro per portare la fibra in 500 città, partendo dai centri minori come Viterbo, Riccione, Rimini, Massa, Pistoia.

Il piano Enel rimane aperto a Telecom Italia
Il piano Enel rimane aperto a Telecom Italia

Telecom Italia ha confermato il suo piano per arrivare all’84% della popolazione entro il 2018. Enel ha chiarito di auspicare l’ingresso di Telecom Italia: le porte rimangono aperte alla partecipazione dell’azienda guidata da Flavio Cattaneo, il nuovo AD nell’era di Vivendi. I francesi del gruppo guidato dal finanziere Vincent Bolloré, che detengono il 24,9% dell’ex monopolista, sotto la soglia dell’Opa, hanno appena ufficializzato l’alleanza industriale e azionaria con Mediaset: scambio del 3,5% del capitale e passaggio ai francesi della pay-tv Mediaset Premium. Vivendi e Mediaset uniscono le piattaforme Over the top (Ott), che offrono contenuti attraverso il web: Infinity per gli italiani e Watchever per i francesi, per essere competitivi con Netflix nell’offerta di tv e video on demand.

Riguardo al rischio di esuberi in Telecom Italia in conseguenza del progetto sulla rete in fibra annunciato da Enel, un comunicato stampa che ha smentito l’ipotesi di 15-20mila tagli occupazionali stimati dai sindacati. Oggi Vivendi ha dichiarato in una nota di essere in Italia per fare sviluppo e non tagli.