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Shopping online di primavera

E-commerce, lo shopping online di primavera
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Per spingere l’export italiano, bisogna puntare sull’e-commerce. Ma ora Expo 2015 potrebbe dare impulso all’e-commerce agro-alimentare, nuova promettente frontiera dello shopping di Made in Italy online

Facciamo il punto sull’e-commerce, il commercio elettronico che in Italia è triplicato nell’arco degli ultimi nove anni. Lo shopping online è salito dagli 11,27 miliardi del 2013 ai 13,3 miliardi di euro nel 2014. Secondo l’Antitrust, il mercato degli acquisti in Rete ha messo a segno un incremento del 20%. Gli acquirenti online sono saliti in tre anni da 9 a 15 milioni; nell’ultimo trimestre 2014 si attestavano a 16 milioni.

Lo stato dell’e-commerce in Italia

Da una recente studio di Netcomm, emerge che l’e-commerce in Italia ha archiviato il 2014 registrando un incremento del 22%, con 22 milioni di e-shopper e 11 milioni di utenti abituali. Si tratta di 200 milioni di transazioni online ufficializzate l’anno scorso, per 9,9 milioni di consegne medie al mese ed un scontrino medio che si attesta a 90 euro.
Sono 22,2 milioni gli italiani che, almeno una volta, hanno acquistato in Rete: 16,4 milioni di persone si sono rivolte al canale e-commerce nell’ultimo trimestre e quasi 11 milioni sono gli e-shopper italiani abituali.

L'e-commerce è triplicato nell'arco di nove anni
L’e-commerce è triplicato nell’arco di nove anni

Il 40% degli acquisti del quarto trimestre era costituito da beni non fisici, mentre il 60% degli acquisti online è formato da un bene materiale. In estate sale il peso dei servizi, grazie a viaggi e turismo. Negli ultimi sei mesi, tre acquirenti online su quattro (75%) hanno comprato in Rete attraverso il sito web.

Si rivolge all’e-commerce il 43,5% dei navigatori online. Il 37% apprezza il risparmio, circa il 33% (32,8%) la comodità.

L’e-commerce piace agli italiani per la semplicità delle procedure di shopping in rete (19,8%), per la maggior scelta (12,8%) e perché è divertente (7%).

Secondo l’Osservatorio B2C del Politecnico di Milano e Netcomm, l’e-commerce è cresciuto del 17% nel 2014, ma l’m-commerce è andato al raddoppio, registrando un incremento a tripla cifra del 100%.

m-Commerce, la componente Mobile

L’m-commerce si diffonde a vista d’occhio. L’e-commerce B2c ha registrato un incremento del 17% nel 2014, ha portato il valore delle vendite a quota 13,3 miliardi di euro. Lo riporta Osservatorio B2C del Politecnico di Milano. Ma il vero boom, a tripla cifra, è dell’m-commerce, in crescita del 100%. Il commercio da device mobile è raddoppiato via smartphone (1,2 miliardi di euro nel 2014): insieme allo shopping via tablet, l’m-commerce rappresenta per il 20% dell’e-commerce. Lo shopping da smartphone ha registrato un incremento del +100% nel 2014.

M-commerce in Italia: Lazio batte Lombardia
M-commerce in Italia: Lazio batte Lombardia

Tra i 16 milioni di acquirenti online degli ultimi sei mesi, ben il 18,3% di essi ha acquistato attraverso un’App su smartphone e l’11,5% tramite un’App su tablet. Solo l’1,0% degli acquirenti online si è rivolto solo alle Apps su tablet e appena l’1,6% su smartphone: la maggior parte è multicanale.

In Italia il 23% delle vendite nel settore viaggi e il 24% nel retail avviene tramite mobile commerce. Secondo un’indagine di Criteo, gli smartphone attualmente generano globalmente più vendite dei tablet.
Il report misura il giro d’affari generato da mobile, molto più diffuso di quanto si pensi, visto che costituisce più del 30% delle transazioni online a livello globale. “I consumatori sono sempre più propensi ad acquistare tramite dispositivi mobili: diventa quindi imprescindibile per gli inserzionisti poterli raggiungere in mobilità grazie a una efficace strategia cross-device” spiega Tobia Omero, Managing Director Europa del Sud di Criteo. “Se siete un operatore nell’eCommerce e non vi siete ancora concentrati su come permettere di realizzare acquisti in mobilità ai vostri consumatori, tra un paio di anni sarete probabilmente fuori dal mercato”.

Gli smartphone attualmente generano globalmente più vendite dei tablet. In mobilità il 53% delle transazioni nel settore retail e il 66% delle transazioni nel travel avviene tramite smartphone. In Italia, il 52% delle transazioni nel settore retail avviene tramite smartphone (contro il 48% da tablet) e la percentuale passa al 58% quando si tratta di viaggi (vs 42% da tablet).

A livello globale i dispositivi Android generano più di un terzo delle transazioni da smartphone. Il tasso di transazioni via smartphone di Android è più alto di quello iPhone in molti Paesi, tra cui Germania, Italia, Spagna, Brasile e Sud Corea. In Italia in particolare, i dispositivi Android generano il 56% delle transazioni da smartphone nel settore retail e il 55% nel settore dei viaggi.

Identikit dell’e-shopper italiano

Nel 2014, in Italia circolavano 37 milioni di utenti di smartphone in Italia e 27 milioni di utenti che si connettono a Internet ogni mese via smartphone (ComScore). Con questi numeri, l’Italia potrebbe diventare uno dei Paesi più appetibili per l’m-commerce. E, infatti, già un anno fa, un utente su dieci era stato conquistato dall’m-commerce: “Il consumatore italiano online è una figura nuova, cresciuta negli ultimi 3-4 anni dal momento che circa il 60% degli intervistati compra sul web da meno di 4 anni e il 21% da meno di un anno” spiega PWC.

Identikit degli utenti italiani di e-commerce: emerge il Flex shopper multicanale
Identikit degli utenti italiani di e-commerce: emerge il Flex shopper multicanale

L’italiano che fa e-commerce utilizza i social media, cerca il risparmio e preferisce esperienze d’acquisto multicanale. L’identikit dell’e-shopper italiano, delineato da Ups Pulse of the Online Shopper, è quello di un quarantenne (assunto a tempo indeterminato con salario medio-alto, metropolitano, vive in nuclei familiari composti da 3/4 persone): si informa sui social media, cerca il risparmio e preferisce esperienze d’acquisto multicanale.

Le decisioni sugli acquisti su Internet si prendono prima su Facebook (75%), poi sul social network di Google (44%) e quindi sul micro-blogging Twitter (35%).

Gli italiani preferiscono l’ecommerce (61%) all’acquisto in store (36%), dopo aver ricercato online (78%) il prodotto da acquistare.

Il 71% degli italiani si rivolge a siti locali di e-commerce contro l’80% degli europei e il 91% dei tedeschi, i più propensi a selezionare siti nazionali. Se non comprano su un sito italiano, gli italiani fanno shopping per il 12% su siti Usa e per il 17% su siti di altri paesi.

Il 60% effettua ricerche online su desktop o notebook (62% degli europei), mentre il 51% degli italiani fa e-commerce da desktop rispetto al 50% degli europei. Ma agli italiani piace l’m-commerce: gli italiani sono i consumatori che usano di più le apps (47%) rispetto agli e-shopper europei (40% è la media europea dei mobile-shopper).

I timori degli italiani verso lo shopping online

Un italiano su quattro ancora non si fida, e teme le truffe. Lo riporta il Censis, secondo cui il 24,4% di utenti teme raggiri sul Web. L’Antitrust tiene a precisare di aver firmato decine di provvedimenti per multare pratiche commerciali scorrette, a tutela dei consumatori.

Netcomm: L'e-commerce cresce del 22%
Netcomm: L’e-commerce cresce del 22%

Da giugno l’Antitrust tiene alta la guardia sulla correttezza delle transazioni su incarico del governo in applicazione della direttiva europea Consumer Rights 83/2011/Ue recepita dal Dlgs n. 21/2014.

I consumatori temono (e denunciano) le seguenti problematiche: la mancata consegna del prodotto e il mancato rimborso del prezzo pagato al momento dell’ordine online in caso di omessa consegna del bene ordinato; il mancato riconoscimento del diritto di recesso; il mancato riconoscimento della garanzia; l’impossibilità di mettersi in contatto con il venditore online.

Altro tasto dolente è l’utilizzo della carta di credito. Appena il 10% ripone piena fiducia nei pagamenti online, mentre il 65% ricorre ad una carta prepagata.

Le regole auree per evitare truffe sul Web

I consigli dell’e-commerce sicuro sono stati stilati tempo fa da G Data, ma sono tuttora attuali.
I cyber criminali rubano i dati delle carte di credito sfruttando attacchi di phishing. Un altro stratagemma è quello di utilizzare falsi shop online per truffare gli utenti.

L'e-commerce dell'usato spopola in Italia
L’e-commerce dell’usato spopola in Italia

Ecco cinque buone pratiche per stare tranquilli quando si fa e-commerce: innanzitutto conviene utilizzare una soluzione completa per la sicurezza informatica che sia sempre aggiornata e dotata di virus scanner, firewall, filtro antispam e protezione in tempo reale; bisogna mantenere sempre aggiornati ogni software e il sistema operativo; è necessario fare attenzione ai negozi online dove si vuole acquistare (leggere bene termini generali e condizioni, le informazioni legali e di contatto e, se necessario, controllare in Internet se il negozio è ritenuto sicuro ed affidabile; verificare, inoltre, che tutti i costi postali e/o aggiuntivi siano indicati chiaramente); è indispensabile evitare l’e-commerce da Pc pubblici (non adeguatamente protetti; vanno evitate anche connessioni wi-fi pubbliche e poco sicure dal momento che i cyber criminali possono essere in grado di utilizzarle per leggere il proprio traffico di dati); è doveroso controllare le impostazioni di sicurezza del proprio browser (deve essere sempre presente il simbolo del lucchetto, il suffisso “https” nella barra dell’indirizzo, lo sfondo verde nella barra dell’indirizzo e che il dominio principale corretto sia indicato).

I suggerimenti per le Pmi dedite all’e-commerce

Alcuni rivenditori online sono stati vittima di attacchi di tipo DDoS (Distributed Denial of Service), che hanno generato un traffico fino a 10.000 volte superiore ai volumi normali. Difendersi da questi attacchi e da altre attività maligne, come il furto di informazioni, cross-site scripting e attacchi a livello delle applicazioni, è indispensabile per la continuità del business. Continuare in modo sicuro la propria attività senza necessità di investimenti massicci in infrastrutture è diventato una priorità di business per il futuro.

Akamai offre cinque consigli per consentire ai rivenditori online di garantire la disponibilità e le prestazioni dei siti web, senza rallentamenti, a prescindere dalla posizione geografica dei visitatori e dalle condizioni di Internet.

Garantire sicurezza per l'e-commerce
Garantire sicurezza per l’e-commerce

Conviene anche implementare un piano di failover (per minimizzare l’impatto di un attacco DDoS o un aumento imprevisto delle richieste, indirizzando immediatamente i visitatori in una sala d’attesa virtuale o verso un sito alternativo con funzionalità ridotte, in modo tale da mantenerli impegnati mentre si riduce il carico sul back end); prevenire è meglio che curare (Scaricare le funzioni dell’infrastruttura centralizzata su una piattaforma cloud altamente distribuita per assicurare tutti i principali livelli di protezione iniziale dagli attacchi DDoS; incrementando la scalabilità globale, è possibile gestire i picchi di traffico generati da questo tipo di attacchi: quanto più viene trasferito sul cloud, tanto maggiore sarà la solidità e la scalabilità dell’infrastruttura). Terzo: serve massimizzare ogni opportunità di generare fatturato utilizzando il cloud per ridurre il traffico sul back end e aumentare il numero di transazioni completate durante i picchi di traffico; indirizzare una parte di visitatori verso una specifica sezione del sito, dove sarà possibile offrire loro aggiornamenti sui tempi d’attesa e contenuti come video e immagini di catalogo per coinvolgere i visitatori fino a quando i server applicativi potranno gestire in modo sicuro nuove transazioni.

Quarto: bisogna mitigare gli effetti degli attacchi DDoS. Ci sono diversi tipi di attacco DDoS e non esiste quindi una sola strategia che possa mitigarne gli effetti in ogni situazione. Tuttavia, affidarsi a un’architettura basata sul cloud altamente distribuita offre diverse potenzialità di difesa, permettendo di bloccare gli attacchi DDoS vicino alla fonte e in tempo reale e impedendo che i collegamenti siano congestionati. Aggiungere alle difese un livello di sicurezza globalmente distribuito significa proteggersi da diversi tipi di problemi causati dagli attacchi DDoS, sia che agiscano su una singola macchina, su un data centre o a livello rete. E’ inoltre possibile aumentare la protezione di risorse importanti, come ad esempio i dati delle transazioni con carta di credito, assicurando la conformità ai requisiti PCI (Payment Card Industry), senza necessità di investimenti aggiuntivi.
Quinto: i servizi di sicurezza basati sul cloud sono una valida alternativa ai sistemi di e-security tradizionali. I sistemi tradizionali di sicurezza, come firewall, sistemi di intrusion prevention e soluzioni per la scansione della rete non sono più in grado di offrire la flessibilità e la scalabilità necessarie per garantire la protezione dalle minacce di questi giorni, massicce e distribuite in modo capillare. Non solo; cercare di proteggersi da tutte le vulnerabilità conosciute può tradursi in costi enormi e andare a discapito del business se non viene fatto correttamente. I servizi di sicurezza basati sul cloud consentono di ridurre i costi di gestione e pianificazione IT, sfruttando la scalabilità di Internet per offrire funzionalità on-demand in grado di proteggere le infrastrutture e garantire la business continuità, in qualsiasi condizione.

Le potenzialità dell’e-commerce in Italia

Soltanto il 4% delle aziende vende online, anche se al mondo 1,2 miliardi di persone acquistano sul Web.

Nell’ultimo triennio, il numero di acquirenti è salito da 9 a più di 16 milioni, ma livello globale il potenziale del Made in Italy rimane completamente “cristallizzato”, congelato.

Shopping online di primavera
Shopping online di primavera

Nel 2014 l’e-commerce tricolore ha raggiunto i 13,3 miliardi di euro, in rialzo annuo del 17%, mentre l’export ha compiuto un balzo del 24% a quota 2,5 miliardi di euro.

Mobile commerce (m-commerce) e pagamenti via Mobile (m-payment) valgono circa 2 miliardi di euro nel 2014, ma si può fare di più: si stima che nel 2017 si raggiungerà una cifra tra 4 e 5 miliardi di euro.

L’Italia ha un decimo del volume del Regno Unito. Per ogni euro investito in Italia sull’e-commerce, nel Regno Unito se ne spendono 10. Fabio Vaccarono, country manager di Google Italia, a un recente convegno, ha spiegato che la proporzione è di uno a dieci, mentre l’Italia ha la metà dei siti aziendali del Portogallo, non proprio un Paese, noto campione di export.

Per spingere l’export italiano, bisogna puntare sull’e-commerce: ma servono più banda larga e più competenze digitali.

Anche se una rondine non fa primavera, segnali positivi si avvertono, dopo la nascita di Yoox Net-a-Porter, il nuovo colosso italiano dell’ecommerce del lusso. Ora speriamo che Expo 2015 dia una spinta anche al commercio elettronico del food: l’e-commerce agro-alimentare ha grandi potenzialità, come ogni ricerca del Made in Italy.