Dungeons

Management

Siete nel sotterraneo. A destra c’è un portone chiuso, e da sinistra udite
provenire dei suoni lugubri. Cosa fate?

Ideare e realizzare oggi un gioco di ruolo on-line, un cosiddetto MMORPG (Mass Multiplayer On-line Role Playing Games) è un vero e proprio atto di coraggio. Con l’uscita e il clamoroso successo di World of Warcraft, la barra è stata infatti alzata a un livello davvero difficile da raggiungere. L’unico modo per emergere diventa quindi quello di avere un asso nella manica già in fase di progettazione. La carta vincente dello sviluppatore Turbine è il contesto narrativo e il sistema di regole di Dungeons & Dragons (il famoso ?sistema D20?) che viene riproposto in questo Stormreach in maniera rigorosa. L’ambientazione prescelta è proprio la città che dà il nome al gioco, Stormreach, capitale dei territori di Xen’Drik, a loro volta facenti parti del mondo ?tecno-fantasy? di Eberron, il più nuovo e popolare tra quelli della trentennale saga ruolistica. Già qui si intravede il primo grosso limite del gioco. Tutto si svolge praticamente in una singola città, nei suoi dintorni e nei suoi recessi, in un susseguirsi di dungeon a sé stanti (noti anche agli addetti ai lavori con il termine di ?instance?). Manca quindi quel senso epico di libertà, di viaggi, di incontri estemporanei che caratterizza quasi tutti gli altri rappresentanti del genere. Qui, in buona sostanza, si crea il personaggio, si cercano altri avventurieri per formare un gruppo (ottimo lo strumento che consente di trovare rapidamente aspiranti membri) e si affrontano queste missioni isolate da un contesto più ampio. Questa scelta, in linea con lo stile del D&D giocato con carta e penna, ha fatto però sì che gli sviluppatori dedicassero grande attenzione alla progettazione dei dungeon, che sono molto più ricchi, dettagliati e ?sceneggiati? di quanto non lo siano i loro corrispettivi in altri MMORPG di successo: nelle instance di Stormreach si sprecano trappole di ogni genere, agguati, sezioni subacquee, porte segrete e molto altro ancora. Un altro aspetto discutibile del gioco è la sua scarsa longevità. Attualmente ogni personaggio può crescere soltanto di 10 livelli. A ogni livello è possibile scegliere un nuovo talento (ossia una particolare abilità), ma anche il percorso all’interno del singolo livello è scaglionato in quattro tappe: al raggiungimento di ognuna di esse si ottengono ulteriori piccoli avanzamenti sotto forma di abilità minori. Il problema è che un giocatore di media capacità, che sappia costruire il party giusto (il fulcro del gioco), può raggiungere il massimo consentito in meno di un mese. Inoltre nel gioco non esiste la modalità PVP (?Player versus Player?, giocatore contro giocatore) e non c’è neppure la possibilità di godersi l’avventura in solitario: il party è irrinunciabile, e l’esperienza si acquisisce solo completando queste non anche uccidendo nemici e mostri. Manca anche un sistema di ?crafting?, ossia di quel meccanismo che consente al personaggio di avere un mestiere per produrre oggetti o servizi da rivendere sul mercato. Graficamente invece il gioco è molto bello, anche se manca di quello spunto creativo che pone World of Warcraft su un altro pianeta. Nel complesso si tratta di un titolo consigliabile più agli amanti del Dungeons & Dragons ?carta e penna? e dei giochi di ruolo che agli appassionati di gioco on-line. Stormreach offre un’esperienza diversa, a modo suo divertente, ma che lascerà del tutto freddi coloro che provengono da Dark Age of Camelot, WoW o Everquest 2.

Autore: ITespresso
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore